Il declino demografico italiano va avanti dal 2007

Alberto De Pasquale

22/09/2024

Anche negli anni ’80 le nascite erano crollate rispetto ai decenni precedenti, ma oggi sono superate dai decessi sempre più nettamente.

Il declino demografico italiano va avanti dal 2007

Solo 178 mila bambini nati nei primi sei mesi del 2024, contro i 180 mila del primo semestre del 2023. Siamo ormai abituati a parlare di inverno demografico e in Italia anche quest’anno le nascite caleranno, di circa l’1,4%. Una flessione magari contenuta nel breve periodo, ma che risulta importante se si inquadra la crisi demografica italiana in un orizzonte più ampio. In realtà, non serve neanche andare troppo indietro nel tempo per farsi un’idea.

Appena cinque anni fa, nel 2019, erano nati in Italia poco più di 420 mila bambini. E già allora erano ben pochi, se messi al confronto con la situazione di dieci anni prima: nel 2009 i nati erano stati circa 569 mila. Oggi quelle cifre sembrano lontanissime, se si pensa che il 2021 è stato l’ultimo anno nel quale in Italia le nascite si sono tenute (di pochissimo) sopra quota 400 mila.

Prendendo a riferimento il calo nel primo semestre di quest’anno e proiettandolo sui 12 mesi, il 2024 dovrebbe chiudersi con circa 374 mila nascite, che rappresenterebbero l’ennesimo record negativo, dopo quelli più recenti del 2023 (379 mila) e del 2022 (393 mila). Il bilancio è ancor più pesante se si considera che nel 2023 i decessi in Italia sono stati 660 mila. Il punto di svolta è stato il 2007: Istat segnala che quell’anno la nascite erano a livelli non molto lontani da quelli registrati nei primi anni ’80. Tuttavia, è proprio dal 2007 che la mortalità ha iniziato ha superare stabilmente la natalità. Dalla serie storica di natalità e mortalità dal 1862 in avanti risulta che, prima di allora, solo in occasione della Prima guerra mondiale, a causa dell’alto numero di vittime, ci fu un netto saldo negativo tra morti e nati. Negli anni del secondo conflitto mondiale le nascite si mantennero superiori alle morti, mentre è da oltre quindici anni che non riescono più a compensare i decessi.

Secondo Eurostat, nel 2023 aveva figli il 23,8% delle famiglie dell’Unione Europea, mentre in Italia la quota, del 22,4%, era leggermente più bassa della media. Inoltre, le famiglie italiane che hanno figli risultano anche tra quelle principalmente basate sui figli unici: in Italia il 55% dei nuclei con bambini ne ha solo uno, mentre in Europa meno della metà ne ha uno soltanto.

Le nascite sono in diminuzione nell’intera Unione Europea: nel 2022 sono nati circa 3,9 milioni di bambini, a un livello che è quasi la metà del picco di nascite toccato nel 1964, quando ne vennero alla luce quasi 6,8 milioni. In Italia, però, il calo risulta particolarmente evidente, complice un tasso di fertilità, ossia il numero di bambini nati per ogni donna, ben più basso della media europea: in Ue è di circa 1,5, mentre nel nostro Paese è di poco superiore a 1,2, a differenza di Francia (1,8) e Germania (1,5) che raggiungono valori più alti.

Le cause del calo della nascite sono numerose. C’è un primo aspetto strutturale: oggi la popolazione femminile in età feconda, ossia quella che ha tra i 15 e i 49 anni, è meno numerosa di un tempo. A questo si aggiungono numerosi altri fattori, come il calo dei matrimoni, la scarsa presenza in Italia di under 25 e la tendenza a lasciare la casa dei genitori mediamente più tardi rispetto ai ragazzi di Francia, Germania e dei paesi del Nord Europa. Ma a incidere sulla scarsità di nascite ci sono anche gli insufficienti interventi per conciliare vita lavorativa e familiare, come assegno per i figli, congedi parentali e servizi.