Il crollo shock della Germania. Produzione industriale a picco (-20%) e comuni in fallimento

Francesco Simoncelli

13/04/2026

13 Sindaci tedeschi implorano aiuti: le finanze comunali sono al collasso per colpa del Green Deal

Il crollo shock della Germania. Produzione industriale a picco (-20%) e comuni in fallimento

Il crollo della produzione industriale tedesca sta trascinando con sé le finanze comunali. L’istituto economico statale DIW sostiene che la salvezza risieda nel settore artificiale delle tecnologie verdi (Green Tech).

Sta diventando sempre più difficile stupire i lettori con nuovi dati economici, visto il continuo declino dell’economia tedesca. Ciononostante il crollo del 19% degli ordini di macchinari a settembre, riportato dalla VDMA, riesce proprio in questo intento. Uno shock persino per gli standard tedeschi.

L’associazione ha subito offerto una spiegazione: gli ordini di impianti su larga scala dello scorso anno non sono arrivati ​​per tempo. Ma questo non cambia la diagnosi.

Johannes Gernandt, capo economista della VDMA, prevede un ulteriore calo del 5% della produzione quest’anno. Ciò significa che l’industria meccanica tedesca ha perso oltre il 15% della sua produzione dal picco del 2018: un calo senza precedenti per uno dei settori chiave del Paese, a malapena riportato dai media. La produzione industriale complessiva è diminuita di quasi il 20%.

Il silenzio al posto del dibattito pubblico

Il dibattito pubblico sullo stato reale dell’economia tedesca risente della mancanza di valutazioni oneste provenienti dall’interno dell’economia stessa. Solo Christian Kullmann, amministratore delegato del colosso chimico Evonik, ha osato puntare il dito contro il problema, denunciando la crisi come conseguenza diretta delle linee di politica di Bruxelles sul clima.

Si assiste a questo crollo e ci si stropiccia gli occhi increduli. Dove sono finite le parole schiette e senza fronzoli sulla politica, le condizioni economiche, l’impennata dei costi energetici e la morsa della burocrazia?

È davvero possibile che la politica sia riuscita a legare così profondamente gran parte dei vertici aziendali al meccanismo dei sussidi, al punto da rendere impossibile qualsiasi critica?

Quanti modelli di business crollerebbero se Bruxelles e Berlino interrompessero i sussidi dall’oggi al domani?

È difficile evitare una conclusione desolante: l’intervento statale ha trasformato gran parte dell’economia in strutture di comando dipendenti, alimentate dalla macchina dei sussidi. Ciò ha distorto il dibattito pubblico, privandolo della sua carica critica e rendendolo inefficace.

Voce dalle ombre

Ora un altro peso massimo si fa sentire: l’ex-amministratore delagato di VW, Matthias Müller. Non più in carica, ma ancora una voce autorevole ai vertici dell’industria tedesca, Müller trova parole chiare, quasi disperate, alla luce dell’imminente collasso industriale. Avverte di una “strage di posti di lavoro” nell’industria automobilistica.

Proprio così. Müller vede a rischio non solo le case automobilistiche, ma l’intera catena del valore. Accusa gli “eurocrati” di aver vietato i motori a combustione interna e di aver bloccato una transizione graduale verso la mobilità elettrica.

La realtà gli dà ragione: alla Bosch e alla ZF Friedrichshafen, decine di migliaia di posti di lavoro stanno già scomparendo. Müller condanna una linea di politica dettata dall’ideologia che spinge i prezzi dell’energia a livelli assurdi e soffoca l’industria con una follia burocratica. Parla di un “decennio perduto” e non ha torto.

Ma è proprio qui che il dibattito si spegne: osservazioni, avvertimenti, appelli, voci solitarie in un deserto. Un vero confronto sulla reale situazione dell’economia tedesca? Da nessuna parte.

Nel frattempo, come un monumento all’illusione, si erge la previsione di crescita del Ministro dell’economia, Katharina Reiche (CDU). Il suo ministero prevede una crescita dello 0,2% quest’anno e dell’1,3% entro il prossimo
Visti i licenziamenti di massa, il crollo della domanda e la contrazione della produzione, chi ha il coraggio di mandare il proprio ministro in giro con cifre così fantasiose?

Unità della propaganda attivate

Quando le critiche alla politica economica di Berlino, o Bruxelles, minacciano di prendere piede, istituti come il DIW sono pronti a neutralizzarle. Il suo presidente, Marcel Fratzscher, noto per le sue bizzarre idee mediatiche come il servizio lavorativo obbligatorio per i pensionati, fornisce regolarmente copertura ideologica.

Al DIW gli economisti seri sono una rarità. Quando le critiche toccano l’artificiosa “ecoeconomia”, entra in scena Claudia Kemfert, l’“economista del clima” al DIW e strenua sostenitrice del capitalismo verde di Stato. In un articolo per Focus ha minimizzato la crisi industriale tedesca, descrivendola come una transizione verso un futuro industriale verde che genera già il 9% del PIL.

La sua visione del Greentech – industrie alimentate da sussidi che vivono a spese dei contribuenti, dei programmi statali e dei finanziamenti a basso costo della BCE– crea l’illusione di un nuovo modello economico che sostituisce senza intoppi le vecchie strutture.

Pompe di calore sovvenzionate, programmi di riciclaggio, tecnologie di accumulo fragili per una rete elettrica instabile: questo, ci viene detto, sostituirà l’industria automobilistica, meccanica ed elettrica.

Una visione del mondo straordinaria, che ignora i mercati mondiali, la domanda reale, i costi energetici e il fallimento della pianificazione centralizzata.

Ciò che Kemfert e Fratzscher propinano è pura economia voodoo: uno sfondo pseudoscientifico per salvaguardare le politiche ecosocialiste.

Collasso dei comuni

Le conseguenze della pianificazione economica centralizzata – catene di approvvigionamento interrotte, recessione permanente, disoccupazione in aumento – non vengono mai affrontate, ma la realtà ha colpito le fondamenta dello Stato: i tesorieri locali. Il collasso sta ora distruggendo le finanze comunali: le entrate derivanti dalle imposte sulle imprese stanno colando a picco.

In una lettera indirizzata al Cancelliere tredici sindaci dei principali capoluoghi tedeschi hanno richiesto aiuti di emergenza per evitare il collasso fiscale.
Resta da vedere se nuovi debiti provenienti da fondi speciali verranno utilizzati ancora una volta per mascherare i sintomi, oppure se finalmente si romperà il muro di silenzio e verrà individuata la radice della crisi: il Green Deal.

Una trasformazione verde, avvolta in belle parole e retorica ambientalista, che sta minando le fondamenta economiche di questo Paese.
La propaganda ecologista e i placebo dei sussidi non basteranno a placare la crescente schiera di disoccupati.

L’articolo completo è disponibile a questo link