Il colpo di Stato in Gabon segna il tramonto dell’influenza neocoloniale in Africa

Enrica Perucchietti

4 Settembre 2023 - 08:00

Quanto accaduto in Gabon appresenta l’ultimo di una serie di colpi di Stato che hanno interessato l’Africa subsahariana, dimostrando una crescente ribellione contro l’ingerenza neocoloniale.

Il colpo di Stato in Gabon segna il tramonto dell’influenza neocoloniale in Africa

Il Gabon è stato scosso da un colpo di Stato che ha spodestato la dinastia dei Bongo, al potere da oltre 50 anni.

Una dozzina di soldati e poliziotti ha annunciato l’annullamento delle elezioni recentemente tenutesi il 26 agosto, lo scioglimento di «tutte le istituzioni della Repubblica» e la «fine del regime».

Questo evento rappresenta l’ultimo di una serie di colpi di Stato che hanno interessato l’Africa subsahariana, dimostrando una crescente ribellione contro l’ingerenza neocoloniale.

Il tramonto del neocolonialismo in Africa

Il colpo di Stato in Gabon segue un trend che sembra diffondersi nell’Africa subsahariana, con colpi di Stato avvenuti in Mali, Burkina Faso, Guinea e Niger negli ultimi tre anni. Non possiamo non leggere questi eventi come un segno di reazione contro l’influenza e l’interferenza delle potenze straniere nell’agenda politica delle nazioni africane.

La giustificazione fornita dai golpisti per il colpo di Stato in Gabon è che il governo Bongo era considerato irresponsabile e imprevedibile, causando un deterioramento della coesione sociale che minacciava di precipitare il Paese nel caos.

Queste affermazioni riflettono il crescente malcontento nei confronti delle leadership politiche a lungo al potere e dei sistemi politici spesso ritenuti corrotti o inefficaci.

Il Gabon, situato sulla costa atlantica dell’Africa centrale, è un Paese ricco di risorse, tra cui petrolio, manganese, uranio, ferro e diamanti. Tuttavia, la ricchezza di queste risorse è spesso sfruttata dalle multinazionali occidentali, specialmente francesi e statunitensi.

Questo sfruttamento ha alimentato negli anni sentimenti di iniquità e ha portato a un desiderio di maggior controllo nazionale sulle risorse.

La dinastia Bongo

Alain-Bernard Bongo, il presidente spodestato, figlio di Omar Bongo, filooccidentale, alleato della Francia e che aveva a sua volta ricoperto la carica di presidente dal 1967 al 2009, è stato accusato dagli oppositori di aver manipolato le elezioni del 27 agosto, che l’hanno confermato come presidente.

Le accuse includono presunte pratiche di brogli elettorali, il blocco di internet e l’assenza di schede elettorali per il rivale di Bongo. Questi eventi hanno scatenato il malcontento e hanno contribuito alla formazione della giunta militare che ha preso il potere.

L’intervento dei militari in Gabon ha ricevuto reazioni miste da parte della comunità internazionale. L’Italia ha dichiarato che i circa 150 italiani residenti nel Paese sono al sicuro. Tuttavia, l’ambasciatore italiano ha giustificato il colpo di Stato dicendo che la popolazione era stanca di Bongo e che l’esercito ha cercato di prevenire un peggioramento della situazione.

Mentre la Russia si è detta «preoccupata», la Cina ha chiesto il ripristino dell’ordine costituzionale e la sicurezza del presidente Bongo, riflettendo il suo interesse nel mantenere stabili le relazioni diplomatiche.

Questi eventi in Gabon e in altre nazioni africane indicano che c’è un crescente desiderio di autonomia e controllo nazionale sulle questioni politiche ed economiche.

Mentre il continente africano continua a svilupparsi e a cercare il proprio percorso verso la stabilità e la prosperità, questi colpi di Stato potrebbero essere considerati un segno di sfida all’ingerenza esterna e di una volontà di modellare il proprio destino.

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