Il caso Honey, spiegato. Il pop-up degli sconti che dirotterebbe i guadagni degli YouTuber

Giulia Sami

16 Agosto 2026 - 12:41

Per anni un’estensione per browser viene pubblicizzata da numerosi creator, ma questa stava in realtà distruggendo la loro principale fonte di reddito.

Il caso Honey, spiegato. Il pop-up degli sconti che dirotterebbe i guadagni degli YouTuber

Negli ultimi anni, una pratica commerciale ha scosso profondamente la community di YouTube, basandosi su un meccanismo tanto semplice quanto invisibile: un banale pop-up. La piattaforma al centro del caso è Honey, la celebre estensione per browser di proprietà di PayPal che promette di scovare codici sconto in automatico durante il checkout degli acquisti online. Ciò che fa, o almeno dovrebbe, è quindi scandagliare il web alla ricerca di questi coupon al posto dell’utente.

Tutto sembra legittimo, tant’è che viene pubblicizzata da creator influenti, ignari della truffa che si nascondeva dietro quel meccanismo all’apparenza innocuo: per anni, infatti, migliaia di YouTuber hanno promosso Honey come sponsor nei loro video. Tuttavia, dietro questo meccanismo si nascondeva un’insidia: promuovendo Honey, stavano inconsapevolmente distruggendo una delle loro principali fonti di reddito, ovvero le affiliazioni.

Ma come funziona Honey?

Per capire l’impatto di Honey sulla monetizzazione, bisogna guardare cosa accade dietro le quinte della navigazione. Quando un utente clicca sul link affiliato di uno YouTuber, viene attivato un tracciamento che garantisce al creator una commissione per aver consigliato l’acquisto.

Ed è proprio in questo frangente che entra in gioco Honey. Al momento del checkout, l’estensione si attiva simulando la ricerca di coupon e, in quella frazione di secondo, compie la truffa: sovrascrive il tracciamento del creator con il proprio. Il movimento è quasi invisibile: l’utente, cliccando sul pop-up per applicare lo sconto, autorizza inconsapevolmente lo scambio del link affiliato.

E se non ci sono coupon disponibili? La strategia non cambia. Anche quando l’utente clicca semplicemente per chiudere il pop-up che annuncia l’assenza di sconti, dà comunque modo alla piattaforma di generare un nuovo link di tracciamento diretto a Honey.

In entrambi i casi, il sistema è lo stesso: il merito economico dell’acquisto viene sfilato dalle mani del creator e dirottato verso l’estensione. Il risultato finale è che l’utente completa l’acquisto convinto di aver supportato lo YouTuber, ma la commissione viene dirottata interamente nelle casse di Honey.

L’inchiesta di uno YouTuber

Il velo su questo sistema è stato sollevato dallo YouTuber MegaLag nel dicembre 2024. Secondo la sua inchiesta, Honey avrebbe rappresentato in modo falso la propria identità, frodando gli influencer e adottando pratiche discutibili come l’apertura di schede nascoste per simulare link di riferimento, assicurandosi così una commissione su ogni vendita online e sottraendo di fatto i ricavi legittimi ai programmi di affiliazione dei creator.

È una truffa vera e propria?

Ad oggi, il caso Honey non costituisce una truffa riconosciuta come frode illegale, ma piuttosto una controversia molto diffusa online basata sul video inchiesta di MegaLag e su varie segnalazioni degli utenti, che l’accusano di pratiche poco trasparenti.

Nel dicembre del 2024, tre studi legali hanno avviato una class action federale contro PayPal, con l’accusa di interferenza nei rapporti contrattuali ed economici, arricchimento ingiustificato e violazione della legge californiana sulla concorrenza sleale.
Il 3 gennaio 2025, il sito tech GamersNexus presenta un’ulteriore azione collettiva tramite lo studio legale Cotchett, Pitre & McCarthy, rinnovando le stesse accuse.
Le cause sono state inizialmente respinte per insufficienza di prove sul danno, ma a gennaio 2026 è stata presentata una versione aggiornata della denuncia, quindi il contenzioso non è ancora concluso.

Di conseguenza, ad oggi non esiste una sentenza che la dichiari una truffa illegale. Inoltre, Honey difende il proprio modello di business, affermando di seguire norme standard dell’affiliate marketing.

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