I tassi scendono ma i bond non salgono. Cosa sta succedendo

Lorenzo Raffo

25 Settembre 2024 - 13:52

Avviene l’opposto rispetto alle attese. Ecco i motivi che determinano un’anomalia che penalizza soprattutto le scadenze più lunghe.

I tassi scendono ma i bond non salgono. Cosa sta succedendo

La teoria vorrebbe che di fronte a tagli dei tassi le quotazioni delle obbligazioni salissero. Questa volta non sta succedendo e il mercato si chiede il perché. La decisione delle Fed mercoledì scorso di ridurre il costo del denaro di ben 50 pb non ha avuto effetti né sulle scadenze medie né su quelle lunghe relativamente al fronte Usd.

Stessa situazione anche su quello del contesto Bce. Vediamo un po’ di numeri.

Il decennale Usa risale al 3,8%

L’esempio più significativo è quello del Treasury a 10 anni. Il suo rendimento era sceso al 3,6% la scorsa settimana e si ipotizzava ormai una caduta sotto il 3,5%, livello considerato importante nell’ottica di una decisa svolta rialzista delle quotazioni.

Invece dopo le parole di Powell - post meeting Fed – ha innestato una progressiva marcia in avanti dello yield, salito al 3,8% della seduta mattutina di Wall Street di martedì 24 settembre. Ciò è avvenuto tuttavia in un contesto di volatilità, inevitabile in un quadro di incertezze quale l’attuale.

Piatto il decennale italiano

Sedute all’insegna della lateralità per il Btp a dieci anni. Che conferma sul 3,5% un livello non facile da rompere al ribasso, con un’opposta salita delle quotazioni. In questo caso analizziamo l’andamento dell’attuale titolo di riferimento, il Btp 4,2% Mz2034 (Isin IT0005560948).

Dopo la seduta in rosso di mercoledì 18/9, con chiusura a 106,25 Eur, quelle successive sono state prive di spunti né rialzisti né ribassisti e martedì 24 il titolo ha iniziato gli scambi a 106,8 Eur per poi scendere. Mercato quindi atono. Al contrario di quanto ci si attendeva.

Perché le quotazioni non vanno su

A tutto erano pronti gli investitori nelle scorse settimane salvo che a titoli di Stato e bond in Usd e in Eur che non salissero in presenza di aggressivi tagli dei tassi. I motivi di questa inversione del modo di muoversi delle quotazioni sono sostanzialmente quattro:

  • il quadro geopolitico evidenzia tensioni drammatiche in Medio Oriente. La parola guerra circola con insistenza e il timore che possa causare un aumento del prezzo del petrolio e un effetto sull’inflazione è inevitabile;
  • dal 24 al 26/9 il Tesoro Usa effettuerà varie aste e di peso per le scadenze a 2, 5 e 7 anni. Il mercato attende i loro risultati e soprattutto i rendimenti offerti;
  • all’interno della Fed non c’è unanimità sulle decisioni future sui tassi, sebbene il prevalere delle posizioni vada a favore di ulteriori tagli già nel corso della parte finale del 2024. Le esitazioni comunque si fanno sentire;
  • le prossime elezioni presidenziali incideranno sull’esito sulle politiche monetarie della Fed. Gli istituzionali lo sanno e non vogliono farsi sorprendere da svolte inattese.

Rendimenti quindi in ansia

Questa situazione così complessa potrebbe essere destinata a durare per poco tempo. Occorre infatti tenere conto che i rendimenti obbligazionari fiutano in anticipo le evoluzioni di politica monetaria. Nel caso degli Us Treasuries si basano sull’andamento dei Fed future, molto sensibili ai sentiment degli istituzionali. Nella fase in corso si osserva (rispetto al tasso attuale del 5%) un’aspettativa di discesa al 4,75% nel 56% dei casi e al 4,5% nel 44% per il prossimo meeting della Banca centrale Usa.

Qualcosa quindi succederà entro fine anno e di conseguenza le quotazioni dei Treasuries lunghi saliranno ma perché ciò avvenga occorrerà attendere ancora un po’ di tempo. I mercati non sembrano infatti avere proprio premura.