Come attuale presidente di turno dei BRICS - organizzazione intergovernativa fondata da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, che ha recentemente ampliato i propri membri includendo Iran, Egitto, Etiopia ed Emirati Arabi Uniti - Mosca sta promuovendo un’agenda finanziaria ampia, volta a rafforzare il ruolo dei paesi membri nel sistema monetario e finanziario internazionale.
L’obiettivo principale è sviluppare una cooperazione interbancaria e facilitare i pagamenti in valute nazionali. Tra i temi in discussione vi è anche la possibile creazione di una valuta BRICS, nell’ambito di una strategia di «de-dollarizzazione» per ridurre la dipendenza dal dollaro USA nelle transazioni finanziarie internazionali. Questa iniziativa è incentivata dalla guerra commerciale e dalle sanzioni imposte dagli Stati Uniti su Cina e Russia.
Nell’ultimo vertice, tenutosi a Kazan, Russia, i leader hanno discusso l’espansione dell’organizzazione, lanciando un messaggio di sfida all’influenza occidentale e promuovendo un "nuovo ordine mondiale” dichiarando, de facto, la fine dell’egemonia americana.
Si rafforzano i BRICS
Temi centrali dell’agenda BRICS 2024 includono la possibilità di rafforzare il commercio in valute nazionali per ridurre la dipendenza dal dollaro (de-dollarizzazione) e la creazione di partnership nel Sud globale per affrontare sfide globali come il cambiamento climatico e la sicurezza alimentare. Cina e Russia, inoltre, hanno riaffermato la loro cooperazione strategica, sottolineando l’importanza di un’alleanza alternativa a livello internazionale. India ha anche espresso il desiderio di mediare per la pace in Ucraina, evidenziando il proprio ruolo diplomatico nella regione. Come ha osservato il professor John J. Mearsheimer dell’Università di Chicago, il successo del vertice dimostra quanto la Russia, nonostante i tentativi dell’occidente, non sia affatto isolata e le sanzioni economiche si siano rivelate fallimentari.
“Non solo le sanzioni non hanno funzionato contro Putin, ma anche il nostro tentativo di isolarlo a livello internazionale e renderlo un paria è categoricamente fallito. C’è forse un esempio migliore di questo fallimento della conferenza dei BRICS? Voglio dire, ci sono paesi di ogni tipo, inclusa l’India, una democrazia che sta condividendo la scena con i russi e a cui gli Stati Uniti tengono molto. Credo che questo mostri chiaramente come Putin sia in una posizione di forza: resiste alle sanzioni, sta vincendo sul campo, non è un paria e i BRICS rappresentano un’istituzione sempre più impressionante, destinata a crescere col tempo. Questa è una cattiva notizia per gli Stati Uniti e una buona per Putin" ha dichiarato.
A che punto è il processo di “de-dolarizzazione”?
Anche se i media parlano di un progetto realizzazione e di una “fantasia”, il processo di “de-dolarizzazione” procede. A marzo 2024, il 52,9% dei pagamenti cinesi è stato regolato in RMB, superando quelli in dollari USA (42,8%). Le riserve auree della Cina sono cresciute a 2264,87 tonnellate. Goldman Sachs evidenzia che l’aumento del commercio in RMB accelera la “de-dollarizzazione”, supportata da paesi come Brasile e Argentina, che ora permettono transazioni in RMB. Il trend spinge diversi paesi a diversificare le riserve, aumentando l’oro e utilizzando valute locali per scambi internazionali. I BRICS stanno lavorando su una nuova valuta di riserva supportata dalle loro valute nazionali. Secondo il Cremlino, è in sviluppo un sistema di pagamento basato su blockchain, chiamato «BRICS Bridge», che faciliterebbe i pagamenti tramite valute digitali emesse dalle banche centrali dei membri.
Certo, il processo non è affatto semplice e le difficoltà non mancano. Al recente vertice BRICS, il presidente russo Vladimir Putin ha confermato che i membri non stanno sviluppando un sistema di pagamenti alternativo per sfidare il sistema bancario globale basato sul dollaro. Tuttavia, i leader di Cina e India non hanno menzionato piani di pagamento alternativi nei loro discorsi. Il vero ostacolo non è tecnico, ma economico: l’import statunitense sostiene in parte la crescita economica nel Sud globale, e circa metà dell’aumento delle esportazioni cinesi verso quest’area dipende ancora dai re-export verso gli Stati Uniti. La dipendenza dal mercato statunitense varia ampiamente nei paesi in via di sviluppo. In particolare, Vietnam e Messico, considerati alternative «amichevoli» alla Cina per la produzione, hanno registrato significativi aumenti nelle esportazioni verso gli Stati Uniti. Nel 2023, le esportazioni del Vietnam verso gli USA hanno raggiunto il 27% del PIL, rispetto al 10% del 2020, mentre quelle del Messico sono aumentate al 27% del PIL, in crescita dal 20% del 2010.