I BOT di settembre 2026. Tutto quello che devi sapere per partecipare all’asta senza errori

Tommaso Scarpellini

Settembre porta un’asta che molti attendono e pochi comprendono davvero. Rendimenti che sembrano certi ma dipendono da variabili invisibili. Il rischio più sottile è quello che non si vede.

I BOT di settembre 2026. Tutto quello che devi sapere per partecipare all'asta senza errori

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Settembre 2026 porta con sé una delle aste di Buoni Ordinari del Tesoro più attese degli ultimi mesi, in un contesto macroeconomico che continua a sorprendere anche gli osservatori più esperti. Si fa riferimento specifico a due aste per i BOT: quelle del 9 e del 25 di settembre, per il segmento specifico dei BOT. E marginalmente, al 24 settembre 2026 per CTZ, con una durata superiore compresa fra i 18 e i 36 mesi.m Chi ha già partecipato ad aste precedenti sa quanto la differenza tra un’operazione ben strutturata e un errore di esecuzione possa pesare sul rendimento finale, anche su strumenti considerati a basso rischio.

Cosa sono i BOT e perché tornano al centro dell’attenzione

I Buoni Ordinari del Tesoro sono strumenti di debito a breve termine emessi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano, con scadenza tipicamente attorno ai tre, sei o dodici mesi. Non prevedono cedola: il rendimento si materializza nella differenza tra il prezzo di acquisto, inferiore alla pari, e il valore nominale rimborsato a scadenza. Si tratta di uno strumento che per anni è rimasto quasi invisibile all’investitore retail, reso poco appetibile da rendimenti prossimi allo zero o addirittura negativi.

Il ciclo di rialzo dei tassi avviato dalla Banca Centrale Europea ha cambiato radicalmente questo scenario, riportando i BTP e i BOT al centro delle strategie di protezione del capitale. Comprendere la struttura tecnica di questi strumenti è il primo passo per valutare se l’asta di settembre potrebbe rappresentare un’occasione coerente con il proprio profilo di rischio.

Il meccanismo d’asta

Il Tesoro italiano colloca i BOT attraverso un sistema d’asta competitiva o marginale, a seconda della tipologia. Per i BOT a dodici mesi si utilizza generalmente l’asta competitiva, in cui ogni intermediario presenta offerte a prezzi differenti e il Tesoro accetta quelle più convenienti per l’emittente, ovvero quelle a prezzo più alto, fino a coprire l’ammontare offerto. Il prezzo marginale di aggiudicazione, quello dell’ultima offerta accettata, diventa il riferimento per tutti. L’investitore retail non partecipa direttamente: opera attraverso banche o intermediari abilitati, i quali presentano le richieste nel cosiddetto mercato non competitivo, a un prezzo pari alla media ponderata delle aggiudicazioni competitive.

Rendimento e fiscalità: i numeri che contano davvero

Per inquadrare l’asta di settembre 2026 in modo corretto, occorre partire dai dati concreti. I rendimenti dei BOT a dodici mesi si sono attestati attorno a livelli che, fino a pochi anni fa, sarebbero stati considerati irraggiungibili per strumenti così liquidi e sicuri. Nelle aste più recenti, il rendimento lordo annualizzato si è mosso in un intervallo compreso tra poco più del 3% e quasi il 4%, a seconda delle condizioni di mercato al momento del collocamento.

Al netto della tassazione agevolata al dodici e mezzo per cento, riservata ai titoli di Stato italiani, il rendimento reale per l’investitore retail risulta comunque superiore a quello offerto da molti strumenti bancari equivalenti.

Va considerato, tuttavia, che il confronto con l’inflazione rimane centrale: se il tasso di crescita dei prezzi dovesse mantenersi attorno a valori superiori al rendimento netto, il potere d’acquisto del capitale potrebbe subire una lieve erosione nel periodo di detenzione. Questo non significa che lo strumento sia inadeguato, ma che la sua valutazione non può prescindere dal contesto macro in cui viene inserito.

Il contesto macroeconomico di settembre 2026

L’asta si colloca in una fase in cui le aspettative sui tassi della BCE sembrano orientarsi verso una graduale stabilizzazione, dopo un lungo ciclo di aggiustamenti. Il mercato secondario dei BTP avrebbe già incorporato parte di questo scenario, con rendimenti sul decennale che si sarebbero mossi in un range compreso tra poco meno del tre e quasi il quattro per cento nel corso degli ultimi trimestri.

Per i BOT, strumenti a breve termine, la sensibilità alla duration è quasi assente: questo li rende relativamente immuni alle oscillazioni dei tassi a lungo termine, una caratteristica che potrebbe risultare particolarmente interessante per chi cerca stabilità senza volersi esporre alla volatilità delle obbligazioni a lunga scadenza. Il quadro geopolitico e le dinamiche del debito pubblico italiano rimangono variabili da monitorare, poiché un eventuale ampliamento dello spread tra BTP e Bund tedeschi potrebbe influenzare indirettamente anche le condizioni di collocamento dei titoli a breve.

Come partecipare senza errori

La partecipazione all’asta attraverso la propria banca o un intermediario online è tecnicamente semplice, ma nasconde alcune trappole operative che vale la pena conoscere in anticipo. La prima riguarda i tempi: gli intermediari raccolgono le richieste della clientela retail generalmente nella giornata precedente all’asta o nella mattinata dello stesso giorno, con orari che variano da istituto a istituto.

Presentare l’ordine in ritardo significa quasi certamente perdere l’opportunità. La seconda insidia riguarda l’importo minimo: il taglio unitario dei BOT è di mille euro, ma alcuni intermediari applicano soglie minime di sottoscrizione più elevate. La terza, spesso trascurata, riguarda le commissioni: su rendimenti attorno al tre o quattro per cento lordo, una commissione di acquisto anche solo di qualche decimo di punto percentuale incide in modo significativo sul rendimento finale effettivo. Prima di procedere, sarebbe opportuno richiedere esplicitamente il prospetto dei costi applicati dall’intermediario e calcolare il rendimento netto dopo commissioni e fiscalità.

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