Nuovi guai all’orizzonte per la famiglia Biden.
Un sondaggio bomba
Si parte da un sondaggio commissionato dallo stesso Joe Biden che lo vede, per la prima volta, alla pari con Trump. Il destino del presidente dem è nelle mani del clan Obama che deve decidere se vale ancora la pena di sostenerlo oppure costringerlo a rinunciare a favore di un altro candidato.
Intanto il presidente USA deve vedersela in famiglia con le grane legali del figlio Hunter.
Dopo la testimonianza al Congresso di Devon Archer, l’ex socio in affari del secondogenito del presidente degli Stati Uniti, che nei giorni scorsi ha fornito una testimonianza “bomba” largamente ignorata dai media mainstream, impegnati a dedicare ampi servizi alle incriminazioni dell’ex presidente Trump, ora arriva una novità.
Il procuratore federale del Delaware David Weiss è stato nominato dal dipartimento della Giustizia procuratore speciale per il caso Hunter Biden, figlio del presidente degli Stati Uniti Joe Biden, accusato di una serie di reati, tra cui l’evasione fiscale, porto illegale di armi e dichiarazioni false all’Fbi. Lo ha annunciato l’Attorney general e responsabile del dipartimento Merrick Garland. Weiss era stato nominato da Donald Trump e confermato dal Senato nel 2018.
Le reazioni alla nomina di Weiss
La nomina del «consigliere speciale», a cui spetterà il compito di coordinare e visionare le indagini sul figlio del presidente, è un passaggio necessario dopo che, il 26 luglio, è stato congelato dal giudice il patteggiamento tra i legali di Hunter e l’accusa, una soluzione che avrebbe evitato il processo e il rischio di finire in carcere.
La nomina di Weiss, come procuratore speciale per il caso, ha suscitato reazioni contrastanti. Mentre i Democratici hanno elogiato l’approccio di Joe Biden che, a loro dire, mira a una maggiore indipendenza delle indagini rispetto all’uso strumentale della giustizia come avvenuto sotto l’amministrazione Trump, i Repubblicani hanno espresso preoccupazioni sull’imparzialità del processo.
L’opposizione dei conservatori deriva dalla paura che Weiss potrebbe ritardare le indagini fino a dopo le elezioni, senza conseguenze politiche significative per Biden.
Questo atteggiamento fa emergere un senso di sfiducia nell’equità delle indagini, alimentando ulteriormente la polarizzazione politica che già caratterizza l’attuale clima negli Stati Uniti.
La foto pubblicata di Hunter Biden in compagnia di un consigliere legato a lui durante un viaggio in Ucraina nel 2015 ha sollevato sospetti riguardo alla possibile interferenza di Joe Biden negli affari del figlio.
Questa immagine è stata utilizzata dai Repubblicani per insinuare che l’ex vicepresidente potesse aver abusato della sua posizione politica a vantaggio del figlio. Sebbene Joe Biden abbia sempre negato tali accuse, la foto ha aggiunto ulteriori dubbi alla situazione, dubbi suffragati proprio dalla testimonianza di Archer.
Nella sua testimonianza fornita all’House Oversight Committee, l’ex socio di Hunter Biden, Devon Archer, ha affermato che Joe Biden, in qualità di vicepresidente, ha aiutato il figlio a rafforzare un «marchio» di famiglia tra i clienti stranieri che desideravano accrescere la loro influenza a Washington. Una strategia della famiglia che comprendeva la partecipazione dell’attuale presidente USA a cene e o telefonate con gli affaristi di Cina, Russia, Ucraina e Kazakistan.
Le accuse contro Hunter Biden riguardano i suoi legami con la compagnia ucraina Burisma Holdings e le presunte consulenze che avrebbe fornito. Il coinvolgimento in casi di corruzione e l’accusa di aver ricevuto compensi suscitano dubbi sull’integrità delle sue attività commerciali.
La situazione ha reso evidente la complessità delle dinamiche familiari e politiche che possono influenzare le indagini giudiziarie.
L’amministrazione Biden è chiamata a dimostrare un impegno autentico verso l’indipendenza del sistema giudiziario, evitando qualsiasi interferenza politica che possa minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.