Con il grande caldo sale il consumo di elettricità e aumenta la probabilità di guasti alle reti di distribuzione. In sintesi, è ciò che sta accadendo in Italia nelle ultime stagioni estive, all’insegna di alte temperature per lunghi periodi e di elevati consumi per alimentare i sistemi di raffrescamento.
L’uso prolungato sta mettendo sotto stress l’infrastruttura elettrica e in varie zone del paese si stanno verificando blackout dovuti al calore accumulato dai componenti della rete, che non potendo essere dissipato correttamente, complice le alte temperature raggiunte anche durante la notte, provoca le interruzioni. In qualche misura, c’entra anche l’aumento degli apparecchi in funzione.
Poco più di dieci anni fa meno di una famiglia italiana su tre aveva in casa un condizionatore, mentre oggi è ben oltre una su due: l’impennata è avvenuta in tempi relativamente recenti, senza fermarsi anche con il forte rialzo del costo dell’energia.
Gli italiani con l’aria condizionata
Secondo Istat, ben oltre la metà delle famiglie italiane dispone in casa di almeno un sistema di raffrescamento. I sistemi di condizionamento sono infatti a disposizione di quasi il 60% delle famiglie in Italia: nel 2021 erano il 49%, nel 2013 appena il 29%. Considerando che i nuclei sono circa 26 milioni, oltre 15 milioni di famiglie hanno almeno un condizionatore in casa. La presenza dei sistemi di raffrescamento è più accentuata nelle Isole e nel Nord Est, anche se negli ultimi anni la diffusione è cresciuta soprattutto nelle regioni del Sud e del Centro. Come sottolineato dall’Istituto nazionale di statistica, comunque, «l’impiego dei sistemi di condizionamento sembra più legato alla dimensione urbana comunale che a un gradiente Nord-Sud: la diffusione dei sistemi di condizionamento è al di sopra della media nazionale nei comuni capoluogo e nei comuni periferici di città metropolitana, più soggetti al fenomeno delle “isole di calore”, rispetto ai comuni di minore dimensione demografica».
Bisogna considerare che negli ultimi cinque anni condizionatori e pompe di calore sono diventati più economici, soprattutto nel caso dei modelli di fascia media/bassa. I prezzi sono diminuiti grazie alla forte concorrenza dei produttori asiatici e alla maggiore disponibilità sul mercato, rendendo l’acquisto della macchina e l’installazione sempre più accessibili. E arriviamo quindi alla questione dei consumi: se cresce il numero degli apparecchi installati, aumenta naturalmente l’energia necessaria per mantenerli in funzione. Dalla crescita dei consumi si può dedurre l’aumento della diffusione dei condizionatori, ma implicitamente anche il loro utilizzo prolungato, dovuto alle alte temperature registrate già all’inizio dell’estate.
La crescita dei consumi
Dai dati Eurostat risulta che negli ultimi dieci anni i consumi di energia elettrica delle famiglie per l’aria condizionata (sotto la categoria «space cooling») sono più che raddoppiati. Nel 2015 le famiglie italiane avevano consumato 3.151,8 gigawattora di elettricità per il raffrescamento, passati a 7.295,9 gigawattora nel 2024. Si tratta del consumo più alto in Europa, nettamente superiore a quello degli altri paesi: la Spagna, un altra nazione dell’Europa del Sud soggetta spesso a ondate di calore e con un numero di famiglie (circa 20 milioni) di poco inferiore all’Italia, utilizza molta meno energia per i sistemi di raffrescamento (3.977,9 gigawattora nel 2024). Per avere un’idea dell’impatto energetico per mantenere più fresche le abitazioni in Italia, basti pensare che i consumi italiani rappresentano quasi un terzo di quelli totali dell’Unione Europea. Come indicato dal grafico, la crescita dei consumi di elettricità è stata molto improvvisa in Italia, dopo il 2020 e anche in seguito, mentre per la Spagna la curva si è subito stabilizzata; in Germania, invece, complice anche le temperature medie complessivamente più basse, i consumi sono molto inferiori e regolari.
Gli europei e l’aria condizionata
Consumi elettrici annui delle famiglie per il raffrescamento espressi in gigawattora
I costi
Tutto questo consumo ha naturalmente un costo. Se si considera un utilizzo moderato, di circa due o tre ore al giorno, si può ipotizzare una spesa tra i 50 e gli 80 euro per tutta l’estate. Nel caso di un uso medio, da sei a otto ore giornaliere, il costo sale a 150-200 euro, mentre può raggiungere i 400 euro nel caso di condizionatori, magari poco efficienti, tenuti accesi per oltre dieci ore al giorno. Chiaramente bisognerebbe considerare le classi energetiche degli apparecchi, la loro corretta manutenzione e l’utilizzo medio, ma si può comunque tentare di stimare la spesa degli italiani. Prendendo a riferimento il consumo da da 7.295 gigawattora, che equivalgono a 7,3 miliardi di kilowattora, e che le famiglie nel periodo 2024-2025 hanno pagato in media 32 centesimi al kilowattora, la spesa per l’aria condizionata in Italia oggi può essere stimata complessivamente in circa 2,3 miliardi di euro all’anno. Come noto, i prezzi dell’energia hanno cominciato a crescere notevolmente a partire dal 2021, con la ripresa economica post-pandemia e poi dal 2022 con le tensioni sui mercati del gas legate al conflitto tra Russia e Ucraina: il consumo del 2024, con i prezzi dell’energia di dieci anni fa (2016), sarebbe costato agli italiani circa 700 milioni di euro in meno.
Stando a una precedente rilevazione Istat (del 2021), nei mesi caldi circa il 28% delle famiglie che dispone di un sistema di condizionamento accende il sistema tutti i giorni o quasi, il 35% per qualche giorno a settimana e il 24% solo occasionalmente o mai. In media i condizionatori in Italia restano accesi per poco più di sei ore. L’utilizzo quotidiano è più frequente nel caso delle famiglie numerose, mentre è poco diffuso per i nuclei composti da un solo componente.
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