Ha fatto +478% in 1 anno. Come investire nel mercato da 900 milioni che nessuno sta guardando

Claudia Cervi

5 Maggio 2026 - 19:13

Il soft clubbing sta riscrivendo il mercato nightlife. Ecco tutti i numeri e le opportunità di investimento in Italia.

Ha fatto +478% in 1 anno. Come investire nel mercato da 900 milioni che nessuno sta guardando

Un mercato da 2 miliardi di euro sta cambiando pelle. In Italia la nightlife continua a muovere numeri importanti: 500 milioni di ricavi diretti, 1,5 miliardi di indotto, oltre 34 milioni di presenze e più di 200.000 eventi nel 2024, secondo il rapporto Censis presentato da Silb-Fipe Confcommercio.

Il fatturato non arriva più solo dalle discoteche, che anzi contano sempre meno. Sta crescendo una galassia di format più fluidi, come soft clubbing, coffee rave, rooftop musicali, beach club, aperitivi con dj set, colazioni danzanti, eventi a metà tra food, musica e socialità. Negli Stati Uniti gli eventi di “coffee clubbing” sono cresciuti del 478% su base annua, con picchi molto più alti in alcune città.

In Italia il fenomeno è ancora poco misurato, ma sta prendendo piede in modo dirompente in città come Milano, Roma, Rimini o Bologna. E lo confermano i dati sulle abitudini dei consumatori: solo l’1,2% frequenta esclusivamente la discoteca, mentre il 74,2% alterna club e altri luoghi. Un altro 24,6% sceglie solo location diverse dai club tradizionali.

Ecco quanto può valere tra tre anni e come investire nel settore.

Quanto vale davvero il soft clubbing in Italia

Partiamo dai dati del mercato nightlife. La notte italiana vale circa 2 miliardi di euro, di cui 500 milioni di ricavi diretti e 1,5 miliardi generati dall’indotto: turismo, trasporti, food & beverage, sicurezza, eventi, servizi e hospitality.

Il soft clubbing si inserisce in questa zona grigia, tra intrattenimento, ristorazione e turismo. Si paga un’esperienza complessiva, che può comprendere aperitivi, cene, cocktail premium, dj set, prenotazione di tavoli, eventi aziendali, partnership, pacchetti hospitality.

Per chi gestisce un locale significa avere un modello di business completamente diverso dal classico club notturno. La discoteca classica concentra i ricavi in poche ore e in poche serate forti. Un format ibrido può lavorare prima, durante e dopo la serata, allungando la permanenza del cliente e alzando lo scontrino medio. Il risultato è un business più vicino all’hospitality che alla sola musica.

Oggi manca ancora una rilevazione ufficiale separata sul soft clubbing, ma una stima coerente con le nuove abitudini fotografate dal Censis può collocare il segmento tra 600 e 900 milioni di euro, pari a circa il 30-45% del mercato nightlife italiano.

Chi sta investendo e dove si fanno i margini

Il mercato italiano resta molto frammentato. Non ci sono società quotate pure play dedicate al soft clubbing. La maggior parte delle iniziative parte da operatori privati, gruppi dell’hospitality, imprenditori della ristorazione, beach club, hotel di fascia alta, organizzatori di eventi e format locali con forte identità di brand, ma senza un coordinamento.

I modelli più interessanti arrivano invece dall’estero. Marchi come Soho House, Nikki Beach o Tao Group hanno costruito business scalabili unendo clubbing, ristorazione, community, eventi privati e lifestyle. La leva principale resta il food & beverage, dove i margini possono essere molto più alti rispetto alla vendita del solo ingresso. A questo si aggiungono eventi corporate, compleanni premium, partnership con marchi del lusso, moda, beverage e turismo.

Per chi guarda alla Borsa, è possibile investire indirettamente tramite azioni di società quotate, come Accor, Marriott o Live Nation. Non sono società di soft clubbing, ma intercettano una parte del trend: hospitality, eventi live, ristorazione premium, turismo esperienziale, location ad alto valore.

La parte più interessante resta fuori dai listini: format proprietari, partnership con hotel, gestione di location, franchising, joint venture con operatori turistici o immobiliari.

Un singolo format in una grande città può partire da una location da 150-200 persone, con apertura 3-4 giorni a settimana e spesa media tra 45 e 60 euro. I ricavi potenziali possono arrivare tra 1,5 e 2,3 milioni di euro l’anno. Con EBITDA tra il 20% e il 30%, il margine operativo può muoversi tra 300.000 e 700.000 euro.

Applicando multipli da 5 a 8 volte l’EBITDA, una singola attività ben posizionata può valere 2-5 milioni di euro. Tre location possono generare 6-7 milioni di fatturato, cinque location possono superare i 10 milioni.

Il business diventerebbe un format scalabile e replicabile, permettendo di passare da 900 milioni a circa 1,3-1,5 miliardi entro tre anni, con una crescita del segmento tra il 12% e il 18% annuo.

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