Guerra civile in Libia, cosa sta succedendo? I ribelli assediano la capitale Tripoli

Riesplode la Guerra in Libia con i ribelli di Haftar che assaltano Tripoli: si parla di 200 morti con il presidente Sarraj che proclama lo stato di emergenza.

Guerra civile in Libia, cosa sta succedendo? I ribelli assediano la capitale Tripoli

Altro che elezioni politiche a dicembre, in Libia riesplode la mai sopita guerra civile. Se nei mesi scorsi Emmanuel Macron, ora in grande crisi nel suo paese, aveva ipotizzato il voto entro la fine dell’anno, adesso la situazione nel paese africano è di nuovo piombata nel caos più totale.

L’offensiva della Settima Brigata fedele al generale Haftar infatti non si ferma, con i ribelli che adesso si sono lanciati all’attacco della capitale Tripoli tanto che il presidente Fayez al Sarraj, l’unico riconosciuto dall’Occidente, ha proclamato lo stato d’emergenza.

Divampa la guerra civile in Libia

Sono arrivati alla periferia Sud di Tripoli i ribelli che fanno capo al generale Haftar, dopo che secondo il Corriere la loro avanzata nei giorni precedenti avrebbe provocato la morte di 200 persone, mentre il ministero della Salute parla invece di 47 morti.

La Settima Brigata si sta preparando quindi a scatenare la sua offensiva sulla capitale, tanto che diversi quartieri e obiettivi sensibili sarebbero già stati conquistati facendo proclamare al presidente Sarraj lo stato di emergenza.

In questa situazione di caos generale, circa 400 detenuti sarebbero fuggiti dal carcere di Ain Zara: si tratterebbe per la maggior parte di sostenitori dello storico ras libico Muammar Gheddafi e detenuti dal 2011.

Sono in contatto diretto con i nostri uomini: militari, diplomatici, addetti dell’Eni - ha dichiarato il ministro Matteo Salvini - che in Libia vivono rischi portati da un intervento militare senza senso”.

Nel frattempo parte del personale della nostra ambasciata in Libia è stato evacuato, per una presenza “più flessibile” della rappresentanza del nostro corpo diplomatico. Un chiaro segnale questo di come la situazione sia ormai quasi fuori controllo.

La resa dei conti tra Haftar e Sarraj

Quando anche di recente si è parlato di immigrazione, spesso si è fatto riferimento alla Libia senza tenere bene in considerazione quale sia la reale situazione nel paese africano. Dal 2014 infatti è in corso una cruenta guerra civile.

Da una parte c’è il presidente Fayez al Sarraj, riconosciuto dall’Occidente, che controlla la parte Ovest del paese compresa la capitale Tripoli. A Est invece ci sono le truppe fedeli al generale Khalifa Haftar, di base nella città di Tobruk.

Come se non bastasse, tutta la parte Sud del paese è fuori dal controllo di entrambi i governi con circa una quarantina di milizie e tribù, tra cui anche alcune riconducibili all’Isis, che controllano zone in prevalenza desertiche.

Anche se l’ONU come detto ha riconosciuto come legittimo soltanto il governo di Tripoli, sostenuto da Usa, Regno Unito e anche dall’Italia, il generale Haftar può godere sull’appoggio di Egitto e Russia.

Anche la Francia, “tradendo” l’Occidente, ha simpatie per Haftar tanto che c’è chi ipotizza che Parigi possa trarre vantaggi economici da questa avanzata del generale a discapito proprio dell’Italia.

Oltre alle motivazioni politiche, il conflitto infatti si basa soprattutto sul controllo delle grandi ricchezze del sottosuolo. L’Eni ogni giorno estrae in Libia 320.000 barili di petrolio contro i 31.000 di Total.

Al momento dopo l’offensiva dei ribelli verso la capitale Tripoli si starebbe cercando di studiare un nuovo cessate il fuoco. I nuovi scontri comunque potrebbero far definitivamente naufragare l’ipotesi di regolari elezioni entro la fine dell’anno.

Un caos quasi totale che dovrebbe far riflettere chi, sbandierando soluzioni per la questione immigrazione, proponeva di creare hotspot direttamente in Libia. Fino a quando non ci sarà stabilità a Tripoli, sarà impossibile siglare accordi efficaci e duraturi.

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Argomenti:

Libia Guerra

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