Attacco al Qatar. Come l’interruzione del GNL cambierà il mercato per anni

Sergio Giraldo

04/04/2026

Il conflitto in Medio Oriente sconvolge il mercato mondiale del GNL. Qatar fermo, USA record, Europa con le riserve ai minimi.

Attacco al Qatar. Come l’interruzione del GNL cambierà il mercato per anni

Il mercato mondiale del gas naturale liquefatto attraversa una fase di straordinaria turbolenza. Il conflitto in Medio Oriente, ormai entrato nel secondo mese, ha rimescolato gli equilibri globali dell’energia con effetti che si faranno sentire per anni. La chiusura dello Stretto di Hormuz al transito dei carichi energetici ha sottratto al mercato circa il 20% dell’offerta mondiale di GNL, generando una corsa frenetica alla ricerca di forniture alternative da parte degli acquirenti che dipendevano dalle esportazioni del Golfo Persico.

Il danno più grave riguarda il Qatar. Un attacco iraniano ha colpito gli impianti di QatarEnergy, interrompendo oltre 12 milioni di tonnellate annue di capacità produttiva per un periodo stimato tra i tre e i cinque anni. L’azienda ha sospeso completamente la produzione già all’inizio di marzo. Si tratta di un colpo durissimo per un Paese che è tra i maggiori esportatori mondiali di GNL, e le cui forniture raggiungevano mercati in tutto il mondo, dall’Asia all’Europa.

In questo contesto, gli Stati Uniti (già il più grande esportatore mondiale di GNL) hanno registrato a marzo un nuovo record storico nelle spedizioni, con 11,7 milioni di tonnellate inviate sui mercati internazionali, superando il precedente primato di 11,5 milioni toccato a dicembre. Il balzo è stato reso possibile anche dall’avvio di nuova capacità produttiva. Il progetto Golden Pass LNG, di QatarEnergy ed ExxonMobil, infatti, ha avviato il primo treno da 6 milioni di tonnellate annue, mentre Cheniere Energy ha messo in produzione un ulteriore treno da 1,5 milioni di tonnellate. Le spedizioni verso l’Asia sono più che raddoppiate rispetto a febbraio, trainate da prezzi spot che a marzo hanno raggiunto i 68 €/MWh contro i 51 €/MWh del benchmark europeo TTF.

L’Europa rimane il principale acquirente di GNL americano, avendo assorbito circa il 64% delle esportazioni statunitensi di marzo. Tuttavia, la crescente concorrenza asiatica mette sotto pressione i mercati europei, già alle prese con riserve di stoccaggio ai minimi da marzo 2022. Al 28 marzo, gli stoccaggi nell’Unione Europea erano pieni solo al 28,1%, contro il 33,5% dello stesso periodo del 2025 e il 58,7% del 2024. Riempire le riserve prima dell’inverno sarà un’impresa difficile. Le analisi di S&P Global Energy CERA indicano che, in caso di interruzione qatariota di tre mesi, gli stoccaggi potrebbero raggiungere il 78% entro ottobre — livello accettabile ma inferiore agli anni recenti. Se l’interruzione si prolungasse a cinque mesi, si scenderebbe al 67%, riducendo significativamente il margine di sicurezza per l’inverno.

La Cina, dal canto suo, gioca un ruolo inedito in questa crisi. Anziché competere per le forniture, le rivende. Con una domanda interna indebolita, la crescita della produzione nazionale e i flussi crescenti di gas russo via pipeline, Pechino ha ricaricato a marzo tra gli 8 e i 10 carichi di GNL, un record mensile assoluto. Dall’inizio del 2026, la Cina ha rivenduto 1,31 milioni di tonnellate, con destinazioni che includono Corea del Sud, Thailandia, Giappone, India e Filippine. È una svolta significativa, poiché in questo modo il principale importatore mondiale di GNL si trasforma temporaneamente in rivenditore, cogliendo l’opportunità offerta dai prezzi spot del GNL asiatico in forte rialzo.

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