Gli occhi di Xi sul Sud Globale: qual è il piano della Cina

Federico Giuliani

24 Febbraio 2024 - 07:32

L’anno scorso la Cina ha elevato i suoi legami con 17 Paesi e territori, la maggior parte dei quali etichettabile come «in via di sviluppo»

Gli occhi di Xi sul Sud Globale: qual è il piano della Cina

Nel corso del 2023 la Cina ha rafforzato i rapporti diplomatici con un numero record di Paesi. Attenzione: non Paesi qualunque, bensì quelli che fanno parte del cosiddetto Sud del mondo, concetto utilizzato per indicare tutte le nazioni in via di sviluppo che hanno una storia interconnessa (di colonialismo e neocolonialismo) e che condividono una struttura socio-economica caratterizzata da grandi disparità in livelli di vita, speranza di vita o accesso alle risorse.

Un’analisi di Bloomberg, incrociata con la raccolta delle dichiarazioni rilasciate dal ministero degli Esteri cinese, ha rivelato che Pechino ha elevato i suoi legami con 17 Paesi e territori, la maggior parte dei quali etichettabile come “in via di sviluppo”. Si tratta di una cifra enorme, un ritmo mai constato prima d’ora durante l’ormai decennale esperienza di Xi Jinping nei panni di presidente della Repubblica Popolare Cinese.

Ma qual è l’obiettivo di Xi? Semplice: mobilitare il Sud globale (o Global South) per rimodellare l’attuale ordine mondiale, a detta della Cina guidato dal connubio Stati Uniti-Occidente. In altri termini, a causa dell’intensificarsi della concorrenza strategica con gli Usa, il governo cinese è sempre più desideroso di consolidare la propria base di partenariato con più Paesi. Per lo più con quelli che dipendono economicamente dalla Cina, che hanno visioni del mondo simili o che, più semplicemente, condividono un passato coloniale.

La Cina alla conquista del Sud globale

Scendendo nei dettagli, tra i Paesi che nel 2023 hanno rafforzato i rapporti con la Cina troviamo Turkmenistan e Kirghizistan in Asia centrale, Zambia ed Etiopia in Africa, nonché Venezuela, Uruguay e Colombia in America Latina. Pechino ha anche rafforzato i legami con le Isole Salomone e il Nicaragua, due nazioni che hanno interrotto le relazioni diplomatiche con Taiwan.

“Molti di questi Paesi si trovano in aree di contesa con gli Stati Uniti e l’Occidente. Quelli che si orienteranno verso Pechino saranno ricompensati con un miglioramento delle capacità diplomatiche”, ha spiegato a Bloomberg Eric Olander, cofondatore del China-Global South Project.

In tutto questo emergono due evidenti differenze tra l’approccio geopolitico adottato da Usa e Cina. Innanzitutto, mentre Washington sta impiegando una strategia diplomatica basata su coalizioni di alleati per lo più ricchi, Pechino sta facendo il contrario, corteggiando i suddetti Paesi in via di sviluppo - che costituiscono la maggioranza della popolazione mondiale - utilizzando aiuti, commercio e investimenti.

I benefici geopolitici dell’atteggiamento cinese, ad esempio, sono stati messi in mostra di recente con la prima visita del presidente delle Maldive, Mohamed Muizzu, in Cina, rompendo le convenzioni con i precedenti leader maldiviani e consegnando a Xi una vittoria sulla rivale regionale dell’India.

Inoltre, così come gli Usa rafforzano le relazioni diplomatiche con nazioni già formate in un’ottica votata al presente, allo stesso tempo la Cina scommette su attori che potrebbero presto emergere nello scacchiere globale, lasciando intendere di voler ragionare sul lungo periodo.

L’obiettivo di Pechino

I media statunitensi hanno poi fatto notare che c’è stato un cambiamento nel modo in cui Xi conduce l’impegno diplomatico. L’anno scorso il leader cinese ha ridotto i viaggi internazionali, trascorrendo solo 12 giorni fuori dalla Cina visitando quattro nazioni, il numero più basso in un anno non pandemico da quando è salito al potere. Al contrario, Xi ha invitato a Pechino i dignitari stranieri.

L’anno scorso ha ospitato circa 70 leader del Sud del mondo, il maggior numero dal 2019, principalmente organizzando un vertice con i paesi dell’Asia centrale e un forum che celebra la sua iniziativa di punta per la costruzione di infrastrutture Belt and Road.

C’è chi ipotizza che l’ondata di “diplomazia attiva” cinese del 2023 sia da collegare all’esigenza di Xi di costruire una solida base per le relazioni internazionali. Altri ritengono invece che per la Cina queste mosse siano necessarie per conquistare più partner in un mondo sempre più frammentato. Secondo quest’ultima lettura, innalzando i legami con il Sud del mondo il Dragone si starebbe assicurando materie prime e catene di approvvigionamento per il futuro. Certo è che il gigante asiatico intende rimodellare l’attuale ordine globale. E il Sud del mondo sembrerebbe esser ben disposto a dare il suo contributo.

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