Gli affari nucleari di Rosatom: così la diplomazia nucleare traghetta i conti di Mosca

Federico Giuliani

27 Ottobre 2024 - 07:10

Il colosso energetico della Russia continua a chiudere accordi in giro per il mondo. Mosca è diventata leader della diplomazia nucleare grazie a Rosatom.

Gli affari nucleari di Rosatom: così la diplomazia nucleare traghetta i conti di Mosca

Se il 2023 di Gazprom, il colosso russo del gas, si è chiuso con una perdita netta di 6,9 miliardi di dollari – nel primo buco annuale in più di 20 anni, quello di Rosatom, gigante dell’energia nucleare controllato dal Cremlino, è finito con una crescita dei ricavi pari a 28,4 miliardi di dollari (+45,6% rispetto al 2022).

Le due galline dalle uova d’oro di Mosca stanno vivendo momenti diametralmente opposti. Gazprom continua a risentire del calo degli scambi di gas con l’Europa, un tempo suo principale mercato di vendita, e non è ancora riuscita a sostituire i clienti occidentali con attori provenienti dall’Asia. O meglio: ci ha provato, e in parte ha tamponato la situazione grazie a Cina e India, ma non è bastato a evitare il rosso. Diverso, invece, il discorso relativo a Rosatom che appare in ottima salute.

“Nel 2023, la società statale Rosatom ha dimostrato una solida crescita delle sue prestazioni operative. I ricavi nella sua parte aperta sono cresciuti del 45,6% rispetto al 2022, che è stato raggiunto in gran parte grazie a un aumento dei ricavi dalla vendita di servizi di trasporto, prodotti contenenti uranio e servizi di arricchimento, elettricità e capacità acquisite, altre risorse energetiche”, si legge nel rapporto aziendale.

Ma come ha fatto questo player a non affondare sotto i colpi di sanzioni e dazi occidentali? Semplice: i mercati mondiali – soprattutto per quanto concerne l’energia nucleare e i settori connessi – non terminano in Europa.

Lo sprint di Rosatom

Rosatom implementa progetti in oltre 60 Paesi in tutto il mondo. Il portafoglio degli ordini esteri della società statale per un periodo di dieci anni ha raggiunto i 127,1 miliardi nel 2023, mentre i ricavi dai progetti esteri hanno superato i 16 miliardi, ovvero il 40% in più rispetto all’anno precedente. Citando ancora i dati della società, apprendiamo che i ricavi sui nuovi prodotti con appaltatori esterni al settore ammontavano a 1,1 trilioni di rubli (12 miliardi di dollari) nel 2023, ovvero il 47% in più rispetto all’obiettivo prefissato e il 58% in più rispetto al 2022.

“Le prestazioni superiori all’obiettivo sui nuovi prodotti erano dovute alla crescita dei volumi di prodotti realizzati, a un aumento degli accordi commerciali e dei servizi di fornitura, afferma il rapporto”, ha spiegato Rosatom. Detto altrimenti, i clienti nucleari di Mosca non mancano.

L’ultimo potrebbe coincidere con il Kazakistan. Il Paese in questione ha infatti tenuto un referendum per decidere se costruire la sua prima centrale nucleare, e gli elettori hanno sostenuto l’idea promossa dal governo del presidente Kassym-Jomart Tokayev come un modo per eliminare gradualmente le inquinanti centrali a carbone. Come fare per implementare il piano? Tra le quattro ipotesi sul piano – Russia, Francia, Corea del Sud e Cina – l’ipotesi russa, e quindi Rosatom, è in pole position.

La stessa Rosatom, tra l’altro, pochi mesi fa ha ottenuto il via libera per costruire il primo reattore nucleare dell’Uzbekistan. Ricordiamo che quest’azienda controlla circa il 70% del mercato mondiale delle esportazioni per la costruzione di centrali nucleari, in un momento nel quale le potenze emergenti del Sud del mondo stanno cercando di incrementare la loro produzione di energia e si rivolgono a Mosca per inaugurare o implementare centrali nucleari.

La diplomazia nucleare di Mosca

Mosca sta ora usando Rosatom come strumento diplomatico per migliorare la cooperazione con i Paesi del Sud del mondo. Alcuni esempi? Uno dei più grandi e recenti progetti è stato annunciato dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan: si tratta della la centrale nucleare di Akkuyu, in funzione dal 2025 e finanziata al 93% proprio da Rosatom.

Nel Nord Africa, la Russia ha avviato dialoghi strategici con Marocco, Libia e Tunisia, che hanno tutti firmato protocolli d’intesa con la suddetta azienda russa, così come accaduto con Burkina Faso, Mali, Zimbabwe, Ruanda, Burundi, Kenya ed Etiopia. Pure Nigeria e Sudafrica, tra le altre nazioni del continente, guardano a Mosca e pensano a una soluzione energetica made in Russia.

Ma non è finita qui, perché la diplomazia nucleare della Russia si è estesa anche all’Asia meridionale. L’India ha accettato la costruzione delle unità 3, 4, 5 e 6 della centrale nucleare di Kudankulam, che ha riacceso una vecchia partnership che risale agli accordi con l’Unione Sovietica. Allo stesso modo, la società russa opera in Bangladesh, dove sono in corso i preparativi per la costruzione della centrale nucleare di Rooppur, il primo impianto di energia nucleare del Paese (in attesa di capire cosa accadrà con lo Sri Lanka e di ipotetici progetti congiunti tra Mosca e Pechino).

In America Latina, infine, la Bolivia ha firmato un contratto da 450 milioni di dollari con Rosatom per la costruzione di un complesso per l’estrazione e la produzione di carbonato di litio, un materiale essenziale per i sistemi di raffreddamento e contenimento dei reattori nucleari. Il Cremlino ha ampliato pure la collaborazione con il Brasile. E non sembra abbia intenzione di fermarsi qui.

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