Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sembra ormai davvero ossessionato dal Superbonus e dai crediti d’imposta generati in questi anni.
Nell’audizione di ieri mattina presso la commissione finanze del Senato è arrivato allo spiacevole paragone di una misura che ha mantenuto a galla la crescita economica del paese con il disastro causato dalla diga del Vajont. Assonanza già duramente contestata anche dall’attuale sindaco di Erto che ha ricordato le oltre 2 mila vittime causate dall’esondazione del ’63.
Tuttavia, fosse finita qui staremmo parlando della solita boutade che spesso la politica ci offre, su questo tema non sono certo mancate in passato. Purtroppo però, nella stessa audizione il ministro Giorgetti ha anticipato l’ennesima prossima misura in tema Superbonus: l’estensione della fruibilità dai 4 o 5 anni attuali ai 10.
Ma non è tutto, perché rispondendo alle domande dei senatori il ministro leghista ha dichiarato che a differenza dello scorso anno, in cui era stata prevista una normativa similare, l’emendamento del governo avrà carattere perentorio. Cioè, non sarà a discrezione del contribuente, dell’azienda o ancora della banca in possesso dei crediti d’imposta di optare per l’utilizzo in 4/5 anni oppure in 10 anni in maniera tale da agevolare le sue scelte fiscali. No, verrà imposta dal governo una modifica unilaterale.
E a questo punto sorge una domanda: la modifica riguarderà i pochissimi crediti Superbonus che potranno essere generati quest’anno, oppure si sta pensando di agire retroattivamente? Perché per utilizzare le parole di Enrico Zanetti che al MEF è stato sottosegretario e già consigliere particolare di Giorgetti, “nel primo caso, l’aiuto al bilancio dello Stato è minimo, perché la gran massa dei crediti è ormai già nei cassetti fiscali. Nel secondo caso, l’aiuto al bilancio dello Stato è grande, ma grande è anche la decurtazione del valore patrimoniale dei crediti per le imprese edilizie e le banche che li hanno, rispettivamente, generati applicando lo sconto e comprati pagando un prezzo nell’ottica del loro recupero finanziario in 4 anni e non in 10.”
Un indizio su quello che sarà l’emendamento che presenterà il governo ce lo da il riassunto stenografico dell’audizione al Senato secondo cui: «il Governo presenterà una proposta emendativa volta a prevedere che, per le spese sostenute, a partire dal periodo di imposta in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge in esame, le detrazioni fiscali relative a interventi edilizi siano ripartite in 10 quote annuali di pari importo».
Ciò implicherebbe una sorta di retroattività a metà, perché si applicherebbe ai crediti generati dal 2024 in poi. Che come ricordato sono pochi miliardi, la cui diluizione non avrà alcun effetto tangibile sul debito pubblico. Lo avrà invece per i bilanci delle aziende e delle banche, portando probabilmente alla più grande class action della storia ed a un facile ricorso alla Corte costituzionale.
Insomma, Giorgetti riuscirebbe nell’incredibile impresa di avere la botte vuota e la moglie sobria. Ma d’altronde cosa potevamo aspettarci da ministro che è in carica da 1212 giorni e pare scoprire solo oggi il Superbonus?