Gilet gialli, chi sono e cosa vogliono? Dalla Francia ora arrivano anche in Italia

In Francia continuano le proteste dei gilet gialli: vediamo allora chi sono, cosa vogliono e perché ora il movimento potrebbe arrivare anche in Italia.

Gilet gialli, chi sono e cosa vogliono? Dalla Francia ora arrivano anche in Italia

Tutto è nato come una protesta contro il caro carburante, ma ora quello dei gilet gialli in Francia sta diventando un vero e proprio movimento con la grande manifestazione di Parigi che preoccupa per i possibili scontri: dall’inizio della rivolta, ci sono stati 3 morti e quasi 1.000 feriti.

Nonostante una prima vittoria per i gilet gialli, con il governo presieduto da Emmanuel Macron che ha sospeso il pacchetto di aumenti incriminato, il movimento continua nella sua protesta ormai diventata sociale.

Ma chi sono e cosa vogliono questi gilet gialli che stanno gettando nel caos la Francia? Vediamo allora i motivi della loro protesta e da chi sono composti, con il movimento che ora è arrivato anche in Italia anche se ci sono molte differenze rispetto ai cugini francesi.

Chi sono i gilet gialli in Francia?

Può sembrare strano, ma alla base della nascita dei gilet gialli c’è una signora dall’aria della classica vicina della porta accanto. Si chiama Jacline Mouraud e di professione dovrebbe fare la cantautrice da quanto si apprende.

A scatenare il tutto è stato un video di 5 minuti postato dalla Mouraud su Facebook dove la donna si scagliava contro Emmanuel Macron, reo di accanirsi contro gli automobilisti “tanto voi potenti che state nelle grandi città avete gli autisti”.

Nel mirino in particolare c’è l’aumento delle accise per la benzina, la decisione di abbassare il limite di velocità sulle strade statali da 90 a 80 chilometri orari, l’aumento dei pedaggi autostradali e l’incremento del numero dei radar per le multe.

Il video è diventato immediatamente virale con milioni di visualizzazioni, tanto che il 17 novembre dai social i gilet gialli sono passati alla prima manifestazione organizzata in contemporanea in 600 città francesi.

Da quel momento c’è stato un sempre maggiore aumento del numero dei protestanti (si parla di 250.000) ma anche una escalation degli scontri. Finora il tragico bollettino parla di 3 morti, 1.000 feriti e oltre 1.300 arresti.

Inizialmente quindi la protesta è nata in maniera spontanea sul web, unendo i tanti automobilisti inferociti per le decisioni del governo Macron. Dal punto di vista politico, le motivazioni dei gilet gialli hanno subito trovato l’appoggio di Marine Le Pen e Jean-Luc Mélenchon, leader in Francia rispettivamente del principale partito di destra e di sinistra.

All’interno di questo movimento si sarebbero inseriti quindi gruppi di estrema destra e di estrema sinistra, che si sono uniti alla protesta degli automobilisti per le decisioni prese dal governo Macron.

In tutto questo si sono uniti adesso anche gli studenti, con centinaia di scuole e atenei in tutta la Francia che sono stati occupati. Anche qui non sono mancati momenti di tensione con la polizia.

A prendere parte alle manifestazioni c’è quindi un universo più che variegato: gruppi estremisti politici, studenti, anarchici, movimenti, disoccupati e anche tante donne. Difficile dare di conseguenza una connotazione politica alla protesta.

Cosa vogliono?

Come abbiamo visto tutto è nato dai social per protestare contro il pacchetto di misure deciso da Emmanuel Macron. “Preferisco aumentare le tasse sul carburante che quelle sul lavoro” è stata la presa di posizione del presidente.

L’obiettivo del governo francese è quello di favorire l’uso di veicoli più eco-compatibili per una visione più ecologica del futuro. “Le persone che si lamentano dell’aumento dei prezzi del carburante sono le stesse che si lamentano dell’inquinamento” ha affermato poi sempre Macron.

Secondo i gilet gialli invece queste misure colpiranno solo gli automobilisti specie quelli dei centri più piccoli e rurali, chiedendo un passo indietro da parte del governo. Uno scontro quindi che sarebbe anche in qualche modo sociale, partendo proprio dalle campagne e dai piccoli centri.

Se da un lato quindi Emmanuel Macron dice che le scelte prese sono necessari per cercare di contenere e abbassare l’inquinamento, da un lato c’è chi rimprovera al leader di En Marche! di non aver messo sul piatto anche misure alternative per chi al momento non può fare a meno dell’auto per muoversi.

Dal caro benzina però la protesta sta diventando sempre più uno scontro sociale, poveri contro ricchi, assumendo anche contorni politici con una ostilità di fondo verso l’attuale governo francese.

Visto il proseguo delle proteste, il governo Macron ha deciso per una sospensione di per tutto il 2019 degli aumenti previsti aprendo al dialogo con i manifestanti: per i gilet gialli quindi sembrerebbe essere arrivata una prima vittoria, ma questo non è servito a placare le proteste.

Gilet gialli anche in Italia

Dopo la nascita in Francia, il movimento dei gilet gialli è arrivato anche in Italia con tanto di pagina Facebook che al momento conta quasi 4.000 iscritti. Nemico numero uno è Autostrade, ma la protesta è rivolta anche alla direttiva Bolkestein.

Oggi Champs Elysee, la prossimo a Roma - si legge sulla loro pagina Facebook - Facciamo partire la protesta dei gilet gialli in Italia. Non paghiamo più le autostrade se i pedaggi non scendono di prezzo e se a gestirle rimane Autostrade spa”.

Se però Oltralpe il movimento è in aperto contrasto con il governo Macron, in Italia invece il fondatore del coordinamento Giancarlo Nardozzi si dice essere apertamente vicino alla maggioranza Lega-Movimento 5 Stelle, specie a Matteo Salvini.


Nardozzi e Salvini

Si potrebbe dire che potremmo essere di fronte a una versione 2.0 del Movimento dei Forconi, che negli anni scorsi aveva attuato blocchi in tutto il paese per poi andare scemando con il tempo.

Intervistato da TPI, Nardozzi ha però affermato che il riferimento ai gilet gialli francesi sia soltanto per “ragioni mediatiche”, visto che non sarebbe il caro carburanti a essere nel mirino ma più che altro l’Europa, la direttiva Bolkestein e Autostrade soprattutto dopo quello accaduto a Genova.

I nostri gilet gialli quindi sarebbero un movimento filo-governativo, che hanno come proprio referente il vicepremier Salvini che, in campagna elettorale, aveva promesso di cancellare le accise per la benzina, cosa che poi non è avvenuta nella stesura della legge di Bilancio.

Più che per i diritti degli automobilisti da noi il coordinamento è più vicino alle ragioni degli ambulanti: in un paese come l’Italia dove il prezzo della benzina è più alto rispetto alla Francia, come spiegato da Nardozzi il riferimento ai gilet gialli è solamente perché Oltralpe la cosa “ha funzionato davvero bene”.

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