Il Giappone ha un piano segreto per la Luna. Così invierà energia infinita sulla Terra

Ilena D’Errico

19 Aprile 2026 - 22:58

Il progetto del Giappone per la Luna non è più tanto segreto, ecco come vuole usarla per produrre energia elettrica infinita.

Il Giappone ha un piano segreto per la Luna. Così invierà energia infinita sulla Terra

Il Giappone sta lavorando a un progetto che sembra uscito direttamente da un film di fantascienza, capace di rivoluzionare la vita sulla Terra e rispondere al suo immenso fabbisogno. Nel piano segreto giapponese, di cui ormai si conosce grosso modo l’idea e poco altro, la protagonista è la Luna. Il satellite naturale del nostro pianeta potrebbe diventare una mastodontica centrale solare, in grado di inviare energia infinita sulla Terra senza problemi di inquinamento atmosferico.

Un sogno che gli esperti coltivano da decenni che prende ora forma in un progetto verosimile, per quanto frenato da sfide di proporzioni gigantesche. Sicuramente la centrale lunare non potrà essere costruita dall’oggi al domani, ma il sofisticato progetto per realizzarla è di per sé un capolavoro strabiliante. Senza contare che l’azienda dietro a questa proposta immagina di fissare l’avvio dei lavori tra meno di 10 anni, un obiettivo da molti giudicato fin troppo ottimistico, ma che comunque dimostra la concretezza del progetto. Non è un sogno condannato a restare sulla carta, ma un piano concreto per il futuro di cui andrà “solo” giudicata l’opportunità.

Il piano del Giappone per la Luna, energia infinita per la Terra

L’azienda privata Shimizu Corporation sta lavorando al Luna Ring, che proprio come evoca il nome sarà un’infrastruttura circolare intorno al nostro satellite naturale. Si tratta sostanzialmente di un enorme anello di pannelli solari che circonderanno completamente la Luna, così da produrre energia elettrica da inviare sulla Terra.

Non ci sono falle dal punto di vista logico, ma è evidente che la realizzazione di questo progetto è ostacolata da sfide celestiali. Gli esperti hanno già fatto i calcoli: servirebbero circa 11.000 chilometri di celle solari per accompagnare l’equatore lunare, poggiati su una fascia larga almeno 400 chilometri. L’enorme anello così ricavato sarebbe costantemente esposto alla luce solare, permettendo di accumulare energia in grandi quantità senza limitazioni temporali. Una centrale solare gargantuesca attiva 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, proprio ciò che servirebbe alla Terra per una copertura serena del proprio fabbisogno di corrente.

Questa cintura lunare verrebbe infatti collegata a stazioni di trasmissione a microonde e laser per convertire l’energia elettrica e inviarla sul nostro pianeta, che ricaverebbe energia continua, saltando a piè pari gli ostacoli terreni per la produzione solare. Niente stagioni, cieli nuvolosi, notti o filtro atmosferico, ma una centrale sempre funzionante in grado di produrre - dicono le prime stime - 13.000 terawatt ogni anno. Non servirebbe altro per la Terra, che riuscirebbe comodamente a ricevere l’energia attraverso apposite infrastrutture (sfruttando la conversione della corrente continua in microonde e viceversa), con un’estrema precisione grazie a un faro da installare sulla superficie lunare.

Gli ostacoli per il Luna Ring superano i benefici?

Anche se il progetto è tutt’altro che prossimo alla realizzazione, molti esperti lo definiscono ancora meramente concettuale, la Shimizu Corporation ha pensato quasi a tutto. Bisognerebbe avviare un cantiere quasi completamente robotico gestito dalla Terra, sfruttando per i lavori il sistema Isru (In situ resource utilization). Quest’ultimo, già testato dalla Nasa sebbene a livelli decisamente più contenuti, consiste semplicemente nell’uso dei materiali già presenti sul posto, ottimizzando i lavori.

Secondo la Shimizu Corporation, in particolare, i robot dovrebbero livellare la superficie lunare e ricavare la regolite mescolando sabbia e rocce con acqua e idrogeno importati dalla Terra. La regolite lunare diventerebbe quindi la base per il cemento, le celle solari, il vetro e le ceramiche necessari al cantiere, riducendo significativamente i lanci necessari. Così, l’azienda giapponese pensa di iniziare i lavori nel 2035 e completarli entro un massimo di 30 anni, ma ci sono ancora enormi dubbi sul punto.

I finanziamenti stessi sono al momento una grande incognita, probabilmente intorno a trilioni di yen. Bisogna inoltre considerare i rischi della trasmissione a microonde e le implicazioni geopolitiche, che insieme alle possibili perdite di trasmissione possono scoraggiare gli investimenti. Queste criticità, tuttavia, non ruotano intorno alla fattibilità del progetto, che appare assai complesso e non attuale, ma senza dubbio realizzabile in potenza con le attuali tecnologie. La stessa Nasa è da tempo al lavoro sull’energia spaziale, preoccupata principalmente per le criticità sulla durata e la manutenzione che sull’effettiva possibilità di instaurare una relazione diretta con il nostro satellite.

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