Dopo decenni di lenta ma costante rimonta, il miracolo economico della Germania Orientale rischia di interrompersi bruscamente. È l’allarme lanciato dal Wettbewerbsreport Ostdeutschland 2026, presentato nei giorni scorsi a Dresda dell’Istituto Ifo, il Leibniz-Institut für Wirtschaftsforschung an der Universität München, uno dei più importanti istituti di ricerca economica della Germania e d’Europa.
Il rapporto parla chiara: i Länder orientali potrebbero presto perdere di nuovo terreno rispetto all’Ovest più dinamico. «Il processo di recupero non è più un automatismo», ha ammonito l’autore dello studio, Joachim Ragnitz, intervistato dalla Berliner Zeitung. «Senza interventi decisi da parte di politica ed economia, il divario tornerà ad allargarsi».
Investimenti in caduta libera
Il segnale più preoccupante arriva sul fronte degli investimenti privati. Tra il 2019 e il 2023, la spesa pro capite nell’Est si è fermata a poco più del 75% del livello occidentale. Escludendo edilizia residenziale e infrastrutture pubbliche, la quota scende a circa due terzi. Le imprese orientali investono per ogni dipendente un quarto in meno rispetto alle concorrenti dell’Ovest. Questo clima di sfiducia si riflette nell’Ifo-Geschäftsklimaindex (indice mensile che misura il clima di fiducia delle imprese tedesche), sceso ad aprile a 86,2 punti, con un deterioramento diffuso soprattutto nei servizi e nelle costruzioni.
L’incubo demografico
La vera spada di Damocle, però, è demografica. Entro il 2035 la popolazione in età lavorativa nell’Est diminuirà di circa il 7%, con cali ancora più marcati in Sassonia-Anhalt e Turingia. Alla carenza strutturale si aggiunge l’emorragia di talenti: laureati e giovani qualificati continuano a migrare verso Ovest. La tensione è tale che la Camera dell’Artigianato di Dresda ha invocato «parità di condizioni» dal governo regionale.
Le nuove megafabbriche di chip – come quella di ESMC (consorzio TSMC, Bosch, Infineon, NXP) – rischiano di drenare manodopera qualificata dalle PMI locali. Se da un lato il “Silicon Saxony” vive un boom (un terzo dei semiconduttori europei viene prodotto oggi intorno a Dresda), dall’altro la disoccupazione giovanile in Sassonia è schizzata del 17,4% a febbraio, tanto che il sindacato DGB parla apertamente di «allarme rosso». Un vero e proprio paradosso.
La Sassonia emerge
Ci sono, tuttavia, anche buone notizie. La Sassonia resta un’eccezione positiva: con un tasso di esportazione del 32% supera persino la media occidentale. Ma questo successo isolato non basta a trascinare l’intero Est. Per frenare la fuga di investimenti, il governo federale ha introdotto un prezzo dell’elettricità agevolato per l’industria energivora: uno sconto di 3,75 centesimi al kWh, approvato dalla Commissione Europea ad aprile, condizionato a piani di decarbonizzazione. I primi rimborsi arriveranno nel 2027.
L’ombra dell’AfD e la paralisi politica
Mentre l’economia rallenta, il clima politico si surriscalda in vista delle elezioni regionali di settembre in Sassonia-Anhalt e Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Al Ostdeutsches Wirtschaftsforum (OWF) di Bad Saarow i leader dei partiti tradizionali hanno alzato la voce contro il rischio di una svolta a destra. «L’AfD è economicamente incompetente», ha tuonato il ministro presidente del Brandeburgo Dietmar Woidke (SPD). La sua omologa Manuela Schwesig (Meclemburgo) ha citato un rapporto della Camera di Commercio di Halle-Dessau secondo cui un governo sovranista metterebbe «a rischio il clima degli investimenti». La ministra dell’Economia della Turingia, Colette Boos-John (CDU), ha avvertito che la carenza di manodopera peggiorerebbe ulteriormente.
Eppure un sondaggio Civey per l’OWF smentisce questi allarmi dettati - evidentemente - da una propaganda di parte: il 46% dei manager dell’Est non ritiene che la «radicalizzazione politica» possa danneggiare l’attrattività del territorio. Intanto, l’AfD vola nei sondaggi (intorno al 36% in Meclemburgo e al 42% in Sassonia-Anhalt). Uno dei motivi? L’agenda politica particolarmente apprezzata dai piccoli e medi imprenditori. Come ha ammesso lo stesso Sven Schulze (CDU), ministro presidente della Sassonia-Anhalt, molti punti del programma liberista dell’AfD – stop alla CO₂ tax, taglio della burocrazia – trovano ascolto tra gli imprenditori.
Il contesto della Germania dell’Est rimane cupo e rischia una pericolosa combinazione di stagnazione e inflazione energetica, aggravata dalle tensioni in Iran.