Germania contraria allo stop della produzione di auto benzina e diesel dal 2035

Gaetano Cesarano

22 Giugno 2022 - 15:58

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Governo tedesco spaccato sulla proposta Ue di vietare la commercializzazione di auto con motore a combustione interna nel prossimo futuro.

Hanno fatto scalpore le dichiarazioni del Ministro delle finanze tedesco Christian Lindner - diffuse nella Giornata dell’industria svoltasi a Berlino - secondo le quali la Germania non rispetterà il pacchetto del piano comunitario Fit for 55 relativo alla stop della commercializzazione di auto con motore endotermico a partire dal 2035.

La proposta di vietare la vendita di tutte automobili ad alimentazione non elettrica, mettendo al bando anche i veicoli ibridi, è infatti molto divisiva: pur sottolineando che la Germania proseguirà il suo impegno nella transizione ecologica e nella diffusione dei veicoli elettrici, il ministro tedesco ha fatto notare che per la diffusione su scala mondiale delle nuove tecnologie occorreranno decenni, un elemento che potrebbe mettere in serio rischio la competitività tedesca nel settore automotive.

«I carburanti sintetici - ha dichiarato su Twitter - rappresentano un’opzione neutrale dal punto di vista climatico per il motore a combustione interna che continuerà a essere utilizzato ancora a lungo a livello globale. Dobbiamo preservare questa strada per i nostri posti di lavoro»: non è infatti un segreto che tra i costruttori tedeschi di automobili - primi fra tutti Porsche - la produzione di e-fuel sia già da tempo in avanzata fase di sviluppo. A dimostrazione però che il governo tedesco non ha impostato una linea comune, Steffi Lemke, Ministra dell’Ambiente, ha garantito il pieno appoggio alla misura europea.

L’iter per l’approvazione definitiva della norma è ancora lungo, molti saranno ancora i passaggi di confronto all’interno del Parlamento Europeo. Nel frattempo, anche se la decisione finale dovrebbe arrivare in autunno, la posizione tedesca sembra almeno per una volta molto vicina a quella italiana con il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, critico verso la scelta europea a suo giudizio «ideologica» e con il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, che vorrebbe spingere l’acceleratore verso una neutralità tecnologica per preservare gli investimenti sul nostro mercato.

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