Tre anni dopo la chiusura delle ultime centrali nucleari, la Germania punta a diventare il primo Paese al mondo a costruire una centrale elettrica commerciale basata sulla fusione nucleare.
Quando si pensa ai Paesi europei associati all’abbandono dell’energia nucleare, la Germania è probabilmente l’esempio più emblematico. Le ultime tre centrali nucleari a fissione tedesche sono state chiuse il 15 aprile 2023, alla scadenza delle rispettive licenze di esercizio, mettendo fine a un percorso iniziato con la decisione politica del governo guidato da Angela Merkel dopo l’incidente di Fukushima del 2011. Fu allora che Berlino scelse di avviare la progressiva dismissione del nucleare. Oggi, però, proprio la Germania punta a diventare il primo Paese al mondo a costruire una centrale elettrica commerciale basata sulla fusione nucleare, una tecnologia radicalmente diversa dalla fissione che il governo federale ha inserito esplicitamente nel proprio accordo di coalizione come obiettivo strategico nazionale.
Cos’è la fusione e perché è diversa dalla fissione
La fusione nucleare è il processo fisico che alimenta le stelle: due nuclei di idrogeno si uniscono per formare elio, liberando enormi quantità di energia. Si tratta dell’esatto opposto della fissione, sulla quale si basano i reattori tradizionali, dove nuclei pesanti vengono invece spezzati. I combustibili necessari alla fusione sono pressoché inesauribili e, a differenza della fissione, questa tecnologia non comporta il rischio di reazioni a catena incontrollate, produce scorie radioattive molto meno pericolose e con tempi di decadimento decisamente più brevi. Il problema, finora, è che nessuno è ancora riuscito a costruire un impianto capace di produrre più energia di quella necessaria per avviarlo e mantenerlo in funzione.
Al centro del piano tedesco c’è Proxima Fusion, startup guidata dall’italiano Francesco Sciortino. A febbraio l’azienda ha firmato un protocollo d’intesa con lo Stato libero di Baviera per costruire Alpha, un reattore dimostrativo. L’obiettivo è raggiungere per la prima volta un bilancio energetico netto positivo, cioè produrre più energia di quanta ne venga consumata per generarla. Se il test avrà successo, rappresenterà il passaggio decisivo verso la costruzione di una vera centrale commerciale, che sorgerà proprio in Baviera, nello stesso sito dove è attualmente in corso lo smantellamento di un’ex centrale nucleare a fissione.
Il governo tedesco ha stanziato circa 2,4 miliardi di euro di fondi pubblici destinati ai progetti sulla fusione nucleare nei prossimi anni. Una parte significativa di queste risorse proviene dalla Baviera, che ha previsto fino a 400 milioni di euro attraverso il programma regionale High-Tech Agenda Bayern, mentre il governo federale contribuirà con ulteriori finanziamenti nell’ambito della High-Tech Agenda Deutschland.
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Accanto agli investimenti pubblici cresce anche l’interesse dei capitali privati. Proxima Fusion, la startup che guida lo sviluppo di Alpha, ha chiuso all’inizio di luglio 2026 un round di finanziamento da 411 milioni di euro, portando la propria valutazione a circa 2,4 miliardi di euro.
La Germania, tuttavia, non è l’unico Paese impegnato in questa corsa. Anche Stati Uniti e Cina stanno investendo massicciamente nello sviluppo della fusione commerciale. Per Berlino, puntare su questa tecnologia rappresenta anche un modo per riscrivere la propria storia energetica: settant’anni fa il reattore di ricerca di Garching fu il primo impianto nucleare costruito sul suolo tedesco. Oggi Monaco di Baviera punta a conquistare un nuovo primato, questa volta con una tecnologia che promette di superare i limiti e i rischi della fissione tradizionale.