Il titolo Leonardo (LDO.MI) si trova in una fase di transizione delicata ma sostenuta da fondamentali estremamente solidi, proprio mentre il gruppo entra nell’era post-Cingolani con Lorenzo Mariani al timone.
Dopo il cambio di vertice ufficializzato all’assemblea del 7 maggio 2026, l’azione ha accusato una certa volatilità, oscillando tra i 50 e i 55 euro nelle ultime sedute e attestandosi recentemente intorno ai 51 euro. Il calo è legato più alla reazione emotiva degli investitori al passaggio di consegne che a un peggioramento dei numeri aziendali.
Chi ha comprato durante la presidenza Cingolani ha però incassato rendimenti straordinari: il titolo ha moltiplicato il proprio valore di oltre quattro volte dal 2022, trainato dal boom della spesa per la difesa in Europa e dal posizionamento strategico del gruppo.
Oggi l’attenzione si sposta sul futuro, e i segnali che arrivano dai conti del primo trimestre 2026 sono più che rassicuranti per chi guarda all’orizzonte di medio-lungo periodo.
Numeri da record che confermano la guidance
I risultati del Q1 2026, diffusi proprio alla vigilia dell’addio di Cingolani, hanno confermato un’accelerazione impressionante: nuovi ordini a 9 miliardi di euro (+31%), book-to-bill a 2 volte e portafoglio ordini complessivo a quota 57 miliardi, un livello record che garantisce visibilità produttiva per oltre due anni e mezzo. I ricavi sono saliti del 7% a 4,4 miliardi, mentre l’EBITA ha fatto un balzo del 33% a 281 milioni, con un miglioramento del ROS di oltre un punto percentuale.
leggi anche
Azioni Leonardo volano post utili e guidance. Tutti i numeri sul contributo della grande preda conquistata
Anche il free operating cash flow, pur negativo per motivi stagionali, ha mostrato un netto miglioramento del 29%. Questi numeri confermano pienamente la guidance per l’intero 2026 e lasciano intendere che il nuovo management avrà margini di manovra per confermarla o addirittura superarla.
Secondo il Financial Times, Roberto Cingolani ha difeso con forza la propria visione nel suo ultimo giorno: «I nostri risultati finanziari dimostrano che la visione ‘bullets and bytes’ era quella giusta. Sarei sorpreso se il nuovo management cambiasse rotta».
Il nodo del cambio di strategia: da Cingolani a Mariani
Cingolani ha lasciato un’eredità ambiziosa, fatta di alleanze internazionali, innovazione tecnologica e un piano industriale 2026-2030 che punta a ricavi a 30 miliardi e ordini a 32 miliardi entro la fine del decennio, con un forte incremento della remunerazione agli azionisti. Tuttavia, alcune scelte strategiche – come le partnership con Baykar in Turchia e Rheinmetall in Germania, o il progetto Michelangelo Dome – avevano creato frizioni con l’establishment militare italiano e con alleati internazionali.
Lorenzo Mariani, ingegnere, ex ufficiale di marina e veterano di Leonardo con esperienza alla guida di MBDA Italia, incarna un cambio di passo: maggiore enfasi sulla produzione di massa di droni, munizioni e piattaforme tradizionali, sulla collaborazione stretta con le Forze Armate italiane e sulla capacità di scalare rapidamente la produzione.
Secondo il Financial Times, Alessandro Marrone, responsabile del programma difesa all’Istituto Affari Internazionali di Roma, ha dichiarato: «Leonardo deve aumentare seriamente la produzione di droni, munizioni e piattaforme, sia terrestri che aeree. Allo stesso tempo è un asset strategico per lo Stato italiano. L’amministratore delegato deve bilanciare questa doppia natura».
Michelangelo Dome e frizioni internazionali: le criticità emerse
Il progetto dell’air defence shield “Michelangelo Dome”, presentato da Cingolani come sistema AI-powered che poteva operare accanto alle architetture esistenti, ha generato preoccupazioni a Bruxelles e soprattutto a Washington, dove è stato percepito come potenziale concorrente dei sistemi americani come il Patriot. Secondo il Financial Times, Cingolani ha difeso l’iniziativa affermando: «La risposta del mercato è stata molto buona. Credo che stessimo interpretando un bisogno. Non tutti i Paesi possono permettersi di acquistare nuove armi, quindi offrire loro uno scudo aereo utilizzabile su qualsiasi piattaforma è stata un’iniziativa ben accolta».
Queste tensioni, unite alle perplessità su partnership percepite come politicamente sensibili, hanno contribuito al cambio al vertice. Cingolani ha lasciato un messaggio netto sul tempo necessario: «Se si ottiene buoni risultati, la continuità è utile per l’azienda. Tre anni sono troppo pochi per sviluppare una strategia e sfruttarla in un settore come la difesa», secondo quanto riportato dal Financial Times.
Valutazione di mercato e target degli analisti
Gli analisti restano complessivamente molto ottimisti. Il consenso di mercato assegna al titolo un target price medio tra 69 e 71 euro, con upside potenziale del 30-38% rispetto ai livelli attuali intorno ai 51 euro e raccomandazioni prevalentemente “buy”. Le stime più ottimistiche arrivano fino a 82-83 euro. Il piano industriale prevede un incremento sostanziale del dividendo già nel 2026, con una politica di allocazione del capitale disciplinata tra crescita organica, possibili operazioni inorganiche e ritorno agli azionisti.Il contesto di fondo resta favorevole: budget militari europei in forte crescita, backlog record e posizionamento solido del gruppo su elicotteri, elettronica di difesa, missilistica e sistemi integrati.
Fin dove può crescere ancora?
Per chi valuta un investimento in Leonardo oggi, il ragionamento ruota intorno a un trade-off chiaro. Da un lato, il settore difesa rimane uno dei pochi con vento favorevole a livello macro: i budget militari europei sono destinati a salire ulteriormente, l’Italia sta accelerando sugli investimenti per allinearsi agli standard NATO. Il portafoglio ordini record e i risultati operativi del Q1 2026 offrono una protezione notevole contro eventuali rallentamenti.
Dall’altro lato, i rischi non mancano: possibili tensioni geopolitiche sulla supply chain, l’incertezza legata ai primi mesi di Mariani (anche se la sua profonda conoscenza interna dovrebbe ridurre la curva di apprendimento) e la dipendenza dal contratto con lo Stato italiano, azionista di riferimento con circa il 30%. Dopo il forte rally degli ultimi anni, il titolo ha già incorporato gran parte della crescita attesa, quindi qualsiasi delusione sull’esecuzione potrebbe generare correzioni.
Leonardo si presenta come un titolo difensivo con forte componente di crescita ciclica legata alla difesa, adatto a investitori che credono nella persistenza del riarmo europeo e nella capacità del nuovo management di trasformare il backlog in risultati concreti. Il prossimo semestre sarà cruciale per verificare se Mariani riuscirà a mantenere il momentum senza stravolgere la strategia vincente.
Chi entra ora lo fa su livelli che, pur non più “a buon mercato” come nel 2022-2023, offrono ancora un rapporto rischio-rendimento interessante per un orizzonte di 12-36 mesi, monitorando con attenzione l’evoluzione del cash flow e le prime mosse operative del nuovo CEO.