Francia e India rafforzano i legami militari: così Delhi cerca una terza via tra Usa e Cina

Federico Giuliani

5 Febbraio 2024 - 07:14

L’India vuole imboccare (e consolidare) al più presto una terza via geopolitica. Dall’Europa agli Usa, ecco come si muove il gigante asiatico.

Francia e India rafforzano i legami militari: così Delhi cerca una terza via tra Usa e Cina

L’India vuole imboccare (e consolidare) al più presto una terza via geopolitica. Da un lato, infatti, Nuova Delhi sta cercando di rappresentare una valida alternativa alla Cina, proponendosi come nazione capace di attrarre investimenti stranieri e al tempo stesso proporre condizioni di lavoro favorevoli per i grandi gruppi occidentali. Dall’altro lato il gigante asiatico non intende però neppure farsi schiacciare su posizioni eccessivamente filo statunitensi, in modo tale da mantenere un proprio raggio d’azione quanto più indipendente e funzionale alle proprie esigenze.

Per riuscire in una simile impresa il governo indiano si muove lungo un equilibrio sempre più complesso, risultando parte integrante dei Brics e dei Paesi in via di sviluppo – al netto delle storiche rivalità con la citata Cina – ma anche collaborando con le potenze occidentali.

L’ultima partnership dell’India ha chiamato in causa la Francia, con la quale Delhi ha stipulato accordi per coprodurre elicotteri, satelliti e altro materiale di Difesa. Gli accordi, tra l’altro, sono stati raggiunti durante la visita del presidente francese, Emmanuel Macron, a Nuova Delhi in occasione della 75esima Festa della Repubblica indiana, in calendario lo scorso 26 gennaio.

L’accordo militare tra India e Francia

Tra i principali patti di sicurezza firmati tra Narendra Modi, in procinto di ottenere il terzo mandato da premier, e Macron troviamo la produzione congiunta di elicotteri militari per supportare le missioni di combattimento e ricognizione dei rispettivi eserciti. Come se non bastasse, Airbus creerà la prima catena di assemblaggio di elicotteri del settore privato in India in collaborazione con Tata, storica società indiana con sede a Mumbai. Inoltre, il produttore francese di motori Safran si è disposto a trasferire “il 100% della tecnologia” per la costruzione di motori per aerei da combattimento nel paese dell’Asia meridionale.

L’Hindustan Times ha infine scritto che i due Paesi hanno firmato un accordo spaziale per sviluppare satelliti militari con capacità sia offensive che difensive. Durante la sua visita in India, Macron ha poi comunicato ai funzionari della Difesa indiani che il sostegno di Parigi “non avrà limiti”. Ciò significa che la Francia collaborerà con Nuova Delhi nella progettazione, nello sviluppo, nella produzione e nell’ottenimento delle certificazioni per le nuove piattaforme militari.

“L’India e la Francia hanno deciso di investire in una relazione a lungo termine con i due Paesi politicamente sulla stessa lunghezza d’onda sugli Houthi e sulla guerra di Gaza, con differenze sfumate rispetto alla guerra in Ucraina dato che la Francia fa parte dell’Ue”, si legge in una nota diffusa a margine della visita del capo dell’Eliseo.

La terza via dell’India

Neanche il tempo di archiviare la visita di Macron, terminata peraltro con un selfie scattato dal presidente francese insieme a Modi, che l’India ha subito dovuto iniziare a pensare ad un nuovo dossier. È infatti appena iniziata a Mahajan, nello Stato del Rajasthan, l’esercitazione militare India-Arabia Saudita Sada Tanseeq, alla sua prima edizione.

Alle manovre, che si concluderanno il prossimo 10 febbraio, partecipa un contingente delle forze di terra saudite di 45 persone e altrettanti sono gli indiani, militari di fanteria. Lo scopo è un addestramento in ambiente semidesertico finalizzato a operazioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite.

Sempre in questi giorni l’India sta acquistando una trentina di droni MQ-9B Predator prodotti negli Stati Uniti. A giugno, il Ministero della Difesa indiano aveva autorizzato l’approvvigionamento di 31 Uav MQ-9B da GA, tra cui 15 Sea Guardian per la Marina indiana e otto Sky Guardian ciascuno per l’esercito e l’aeronautica indiana, per un costo stimato di 3.072 milioni di dollari.

La fumata bianca viene data ad un passo e, forte dei suoi nuovi jolly, Delhi aumenterà le sue capacità di sorveglianza lungo la linea di controllo effettivo (LAC) con la Cina e nell’Oceano Indiano. Due zone caldissime, dove si insidiano alcune delle sfide geopolitiche dell’India di Modi.