La Formula 1 con le sue ultime scelte e decisioni strategiche ha fatto capire in modo ancora più evidente il suo orientamento sempre più mondiale. Inteso come l’ambizione di portare lo spettacolo della competizione sportiva e tutto il suo contorno in quanti più Paesi disseminati in ogni continente. In questo senso, ad esempio, vanno lette scelte come quella di escludere Imola dal prossimo calendario mondiale. Non si tratta di una «bocciatura» sul circuito in sé.
Semplicemente a oggi ci sono soluzioni più redditizie per tutte le parti in causa, con la prospettiva per la Formula 1 di diventare sempre più evento globale e non circoscritto soprattutto all’Europa, casa di tradizione e storia, ma spesso non in grado di assicurare lo stesso sviluppo commerciale di altre aree del mondo. Come ad esempio il sud est asiatico, da dove arriva una nuova candidatura per il futuro dell’automobilismo mondiale.
Bangkok dice sì: oltre 1 miliardo di euro per avere un Gran Premio
La Thailandia infatti ha compiuto il primo passo formale per arrivare ad ospitare un appuntamento del Mondiale di Formula nel giro di pochi anni. Per la precisione 3, almeno secondo le intenzioni governative. È arrivato infatti l’ok di Bangkok a un progetto che si pone come obiettivo quello di avere un Gran Premio in Thailandia a partire dal 2028. Investimento stanziato per arrivare all’obiettivo oltre 1 miliardo di euro. Ulteriori dettagli sono stati forniti dal ministro del Turismo thailandese nel corso di una conferenza stampa: “Le autorità stimano che l’organizzazione dell’evento costerà 41,4 miliardi di baht (poco più di un miliardo di euro per l’appunto n.d.a.). È un investimento che rientra negli sforzi del paese per promuovere il turismo, uno dei motori principali della nostra economia”. Qualche specifica in più l’ha fornita anche un portavoce del governo thailandese: la gara si svolgerebbe su un tracciato cittadino di 5,7 chilometri nella zona nord della capitale, nei pressi del celebre mercato di Chatuchak. Addirittura secondo alcune fonti, il governo avrebbe già siglato un memorandum d’intesa con la Formula 1.
Una strategia che parte da lontano
L’ipotesi Thailandia per la Formula 1 non è un’improvvisata nata in poche settimane. Nel paddock se ne parla già da diverso tempo, come confermato da alcune dichiarazioni di Albon, guarda caso originario proprio della Thailandia: “La cosa andando avanti, ovviamente nulla è ancora definitivo, ma è bello vedere l’impegno della Thailandia. Hanno un’offerta solida. Se si guarda ai progetti, si vede quanto sono seri. Sembra promettente. Ho visto un’anteprima generale di ciò che vogliono realizzare. E sì, sembra promettente, non credo di poter dire molto di più. Preferisco restare in silenzio su questo. Ancora una volta, non voglio dire troppo, ma sto seguendo cosa sta accadendo”.
Tra i fatti accaduti negli scorsi mesi anche eventi significativi come gli incontri, più di uno, tra il primo ministro Paetongtarn Shinawatra e il CEO di Formula 1 Stefano Domenicali, per discutere i dettagli dell’iniziativa. Lo stesso Domenicali si è recato a Bangkok per valutare da vicino la possibilità per la città di ospitare un appuntamento del Mondiale. L’eventuale aggiunta della Thailandia andrebbe ad arricchire ed ampliare la presenza della Formula 1 nell’area che ad oggi è coperta dal solo appuntamento di Singapore. Il motorsport però sembra gradire le proposte del Sud-Est asiatico, tanto è vero che il motomondiale ha già nel proprio calendario una tappa in Thailandia. Anche dal punto di vista della copertura mediatica lo scenario appare piuttosto definito. Il gruppo qatariota BeIN Sports detiene infatti i diritti di trasmissione della Formula 1 in dieci paesi del Sud-Est asiatico, tra cui anche la Thailandia, subentrando a Fox Sports Asia. Inoltre, la presenza di un volto come quello di Albon potrebbe fornire una spinta fondamentale all’iniziativa, avendo già per le mani il volto ideale con cui presentarsi a tutti i tifosi e appassionati della Thailandia. I primi passi formali sono stati compiuti, in attesa di capire se la Formula 1 davvero pianterà la propria bandierina a scacchi in un altro Paese lontano dall’Europa.