Alert FMI sulla dinamica dei rendimenti dei Titoli di Stato di tutto il mondo e sui loro effetti sui debiti. Intanto Lagarde indica qual è la soluzione per i problemi della Francia.
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L’FMI (Fondo Monetario Internazionale) ha lanciato oggi un avvertimento sul trend rialzista dei rendimenti dei bond, invitando i governi delle economie avanzate e non solo ad agire urgentemente per rimettere in riga i loro conti pubblici.
Per la precisione, l’invito è stato a ridurre i livelli di spesa pubblica, dei deficit e del debito, in un momento in cui l’aumento dei rendimenti dei Titoli di Stato rischia di far alzare ulteriormente i costi di servizio del debito degli Stati.
L’FMI lancia alert su rischio rappresentato da aumento rendimenti Titoli di Stato
L’appello dell’FMI è contenuto nel rapporto “Rising Sovereign Yields Raise the Fiscal Stakes” firmato da Rodrigo Valdes, responsabile della divisione degli Affari fiscali dell’FMI, pubblicato oggi, mercoledì 14 ottobre 2026, mentre a Bangkok proseguono le riunioni autunnali del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale.
Valdes ha messo in guarda i governi sottolineando che l’aumento dei rendimenti si sta aggiungendo ai problemi fiscali già presenti, in un momento in cui il rapporto debito-PIL del mondo, in media, sta per salire al 100%, record dalla Seconda Guerra Mondiale, lasciando ai Paesi margini di manovra più limitati.
Il balzo dei rendimenti sta esacerbando, dunque, una situazione di per sè già molto critica. Motivo per cui l’FMI ha sottolineato che i Paesi avanzati caratterizzati da elevati livelli di debito dovranno varare
“misure concrete ancorate a piani credibili a medio termine e a ipotesi realistiche”.
Gli interventi sono essenziali per far sì che “la traiettoria dei debiti segua un percorso sostenibile, per contenere i costi di indebitamento e limitare le ricadute sul resto del mondo”.
FMI: “rendimenti bond in salita con shock petrolio. Ma centrali sono i fondamentali dei conti pubblici”
Il funzionario del Fondo ha ricordato i fattori che stanno spingendo al rialzo i rendimenti dei bond sovrani: “Diverse forze stanno spingendo al rialzo i rendimenti nei Paesi avanzati, tra cui lo shock dei prezzi del petrolio, la persistenza dell’inflazione, una domanda più forte di investimenti e le maggiori aspettative di crescita futura legate all’intelligenza artificiale (AI)”.
Detto questo, il monito non è mancato, in quanto, ha ricordato il Fondo, “i fondamentali dei conti pubblici restano un fattore centrale”. E il quadro attuale descrive perfettamente la situazione:
“Nelle principali economie avanzate, l’elevato livello del debito, le pressioni sulla spesa pubblica e la prospettiva di ingenti emissioni di obbligazioni governative negli anni a venire stanno esercitando una pressione al rialzo sui rendimenti richiesti dagli investitori per detenere titoli di Stato a più lunga scadenza”.
“La spesa per interessi sta lievitando a livello globale”
Menzionato, oltre al trend dei rendimenti anche il loro possibile effetto domino: “Rendimenti di riferimento più elevati nelle principali economie possono inoltre propagarsi oltre i confini nazionali, peggiorando la dinamica del debito in altri Paesi”, in un momento in cui “la pressione sui bilanci pubblici è già evidente”.
Le previsioni indicano infatti che “il costo medio effettivo degli interessi sul finanziamento dei governi salirà dal 2,3% del 2021 al 3,7% entro il 2031”: un aumento che, “insieme alla crescita del debito, sta facendo lievitare la spesa per interessi a livello globale”.
È dunque necessario che i governi si muovano il prima possibile per far fronte a un’emergenza già in atto:
“Negli Stati Uniti, per esempio, si prevede che la spesa per interessi salirà da circa il 2,8% del PIL registrato prima della pandemia al 5,7% nel 2031, un livello pari all’incirca alla spesa prevista per la Social Security, il principale programma federale di previdenza sociale. Nei Paesi a basso reddito, oggi i pagamenti degli interessi assorbono oltre il 15% delle entrate fiscali. Tra il 2011 e il 2019, il costo medio si attestava intorno al 9% del PIL”.
Impennata rendimenti bond sovrani. In un anno yield BTP e OAY +113 e +143 pb
Il balzo dei rendimenti dei Titoli di debito dei Paesi del G7 è sotto gli occhi di tutti, e si spiega con la massiccia ondata di vendite che si è riversata sulle obbligazioni sovrane.
In un anno, i rendimenti decennali dei Bund tedeschi scambiati sul mercato secondario sono balzati di 85 punti base, mentre i rendimenti dei Titoli di Stato UK sono saliti di 82 punti base.
Peggio hanno fatto i BTP e gli OAT, che hanno visto schizzare i rendimenti rispettivamente di 113 punti base e 143 punti base.
Nelle ultime settimane, l’ansia è montata soprattutto sui Titoli di Stato francesi OAT, che hanno pagato i timori degli investitori sulla capacità di Parigi di mettere un freno alla crescita del deficit-PIL, a fronte della grande incognita rappresentata dalle imminenti elezioni presidenziali.
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Lagarde (BCE) parla da Bangkok: la soluzione è “a casa”
Proprio dei problemi fiscali della Francia ha parlato oggi da Bangkok, in occasione delle riunioni dell’FMI, la Presidente della BCE Christine Lagarde, durante l’evento “CNN Global Perspectives”.
“Ci sono circostanze specifiche che fanno sì che alcuni Paesi siano più colpiti di altri, e la Francia ne è un esempio ”, ha detto la numero uno dell’Eurotower, aggiungendo che, “in questo caso, la soluzione principale e prioritaria deve arrivare dalla Francia stessa e riguarda le politiche di bilancio”.
Lagarde ha escluso per ora la necessità attivare lo scudo anti spread, ovvero lo strumento TPI, (Transmission Protection Instrument), che la BCE ha annunciato il 21 luglio 2022 al fine di contrastare le dinamiche disordinate presenti sui mercati obbligazionari dell’Eurozona che rischiano di compromettere la trasmissione della politica monetaria nell’area euro.
Per la Francia la soluzione, ha sottolineato Lagarde, non è esterna, ma “si trova a casa”: in poche parole, deve essere la stessa Parigi ad aiutarsi da sola, cercando di rimettere in sesto le proprie finanze pubbliche.
La Francia è alle prese con una crisi del debito pubblico in rapida escalation, che rischia di trascinare con sé l’intera Unione europea.
Nelle ultime settimane, le pressioni finanziarie si sono intensificate rapidamente, come ha dimostrato l’impennata dei rendimenti degli OAT, che sono balzati a quasi il 5%, il livello più alto da oltre vent’anni, a fronte di un rapporto debito-PIL che si sta avvinando ormai al 120%.
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