Ettore Gotti Tedeschi e l’eredità di Benedetto XVI

Dimitri Stagnitto

03/03/2023

Intervenuto su Money.it, l’ex Presidente dello IOR ha tracciato un quadro dell’eredità che Benedetto XVI ha lasciato al mondo con la sua opera e le sue encicliche.

Ettore Gotti Tedeschi e l’eredità di Benedetto XVI

«Un Gigante», questo il giudizio di Ettore Gotti Tedeschi su Benedetto XVI in un’intervista a Money.it di cui riportiamo il video integrale a fine articolo.

Nella visione di Gotti Tedeschi, l’eredità lasciata da Benedetto XVI va ben oltre la visione mortificante e distorta che se ne fa sulla stampa da ben prima della sua morte, dove le polemiche sulla gestione del problema pedofilia nella Chiesa sono diventate la cifra del livello del discorso che si fa sul cattolicesimo nell’ultimo decennio. Lo stesso pontificato di Francesco, per tutta la sua durata fino ad oggi, ha sempre incentrato il discorso e fatto notizia su cose del mondo, come una qualsiasi ONG o istituzione internazionale, perdendo totalmente la dimensione del trascendente che, pure, dovrebbe essere centrale quando si parla di religione.

L’intervista a Gotti Tedeschi, in questo senso, ci riporta a discorsi e argomentazioni di altri tempi, di un livello e una profondità a cui, tristemente, non siamo più abituati.

Parlando dell’eredità di Benedetto XVI Gotti Tedeschi ha fatto riferimento, come è giusto che sia, primariamente ai documenti ufficiali, quelli prodotti per restare nella Storia, ovvero le encicliche.

Scopriamo così come, lungi dall’essere in piatto «tradizionalista», Benedetto XVI sia stato un analista lucido e acuto dell’evoluzione della crisi del mondo occidentale e cristiano, dove il lasciare spazio allo sviluppo selvaggio della tecnologia ha portato l’uomo dall’abitudine e la ricerca di una formazione sapienziale a un mero accumulo di conoscenza tecnica senza lo sviluppo di una cultura superiore che possa contenere questa conoscenza e garantire all’Uomo il controllo sui frutti pratici della stessa.

La sintesi? Il nichilismo morale su cui si ha potuto svilupparsi questa furia tecnica e tecnologica ha dato alla tecnologia una «morale implicita». Ciò che è uscito dalla porta è insomma rientrato dalla finestra, solo che se prima era frutto di studio e approfondimento e quindi, infine di conoscenza, oggi l’elemento morale è imposto all’Uomo dalle sue stesse creazioni e lo subisce passivamente e inconsapevolmente, giungendo alla fine a una nuova forma di disordine che è l’antitesi della civiltà e dei picchi che pure siamo stati capaci di raggiungere in questo mondo in tempi non ancora così lontani eppure ormai così diversi dal presente.

L’intervista ha anche toccato aspetti pratici che hanno segnato il rapporto personale tra Benedetto XVI e Gotti Tedeschi, con il suo incarico allo IOR e la missione di rendere la finanza vaticana trasparente e «compliant» rispetto alle emergenti normative internazionali antiriciclaggio.
In questo senso un passaggio che personalmente mi è parso enorme, è il collegamento tra gli eventi dell’11 settembre e l’emersione di queste nuove norme di controllo internazionale dei flussi di capitale al fine di «combattere il terrorismo».

E’ a mio giudizio evidente come il fondamento del terrorismo, prendendo per buono che fosse un fenomeno del tutto verace e spontaneo, non sia certo la disponibilità di denaro quanto dei ben più profondi presupposti di conflitto e inconciliabilità culturale, oltre che una risposta illecita ma per certi versi comprensibile a dinamiche di tipo coloniale (non solo economico e territoriale ma, appunto, anche culturale) dell’occidente verso una certa parte del mondo.

Il punto saliente che emerge, molto più evidente del controllo dei liquidi in valigia in aeroporto e la diffusione di telecamere a circuito chiuso in ogni dove, è come l’11 settembre sia stato, tra le altre cose, l’incipit della deriva della società del controllo che, supportata dallo stesso sviluppo tecnologico di cui abbiamo già discusso, ci sta portando oggi a una sorta di inferno in terra dove il dominio dei prodotti dell’Uomo sull’Uomo sta diventando totale. Non a caso nell’intervista si è menzionato anche il transumanesimo, parola strana e ancora tabù ma attuale come poche.

Di seguito l’intervista integrale: