Gli Emirati Arabi stanno costruendo la più grande riserva di acqua al mondo

Alessandro Nuzzo

8 Gennaio 2026 - 21:22

Il paese arabo sta stoccando enormi quantità di acqua in serbatoi sotterranei: ecco il motivo.

Gli Emirati Arabi stanno costruendo la più grande riserva di acqua al mondo

Un tempo gli Emirati Arabi Uniti stoccavano enormi quantità di petrolio nel sottosuolo; oggi stanno facendo qualcosa di molto simile con l’acqua potabile. Il Paese ha infatti iniziato a stoccare sottoterra grandi volumi di acqua desalinizzata, accumulandoli in bacini integrati con la rete di distribuzione urbana. L’acqua viene immagazzinata in modo sicuro all’interno di questi serbatoi, collegati alle falde acquifere, e quando necessario viene pompata nel sistema urbano in maniera controllata. Ma perché gli Emirati Arabi stanno accumulando così grandi quantità di acqua nel sottosuolo?

La scelta di costruire bacini idrici sotterranei è legata innanzitutto alle condizioni climatiche estreme. Le temperature superano spesso i 45 gradi e conservare acqua in superficie comporterebbe perdite significative a causa dell’evaporazione. Inoltre, le frequenti tempeste di sabbia e il rischio di contaminazione ambientale potrebbero compromettere la qualità dell’acqua. Lo stoccaggio sotterraneo consente di risolvere simultaneamente tutte queste criticità: l’acqua resta a temperatura stabile, non evapora, non è esposta alla luce solare, al calore esterno o alle intemperie ed è anche meglio protetta da sabotaggi e incidenti industriali. Con il tempo, così come il petrolio, anche l’acqua è stata considerata dagli Emirati un bene strategico da gestire come risorsa nazionale e non semplicemente come un servizio pubblico.

Il Paese non dispone di fiumi, le precipitazioni sono scarse e la crescita urbana è rapida. Per questo motivo l’acqua è diventata una vera e propria questione di sovranità nazionale. Garantire continuità di approvvigionamento significa assicurare stabilità economica, sicurezza interna e sviluppo urbano sostenibile in un contesto ambientale particolarmente ostile.

Il 90% dell’acqua potabile è ottenuta dalla desalinizzazione

Per garantire l’approvvigionamento idrico, gli Emirati devono ricorrere quasi esclusivamente alla desalinizzazione dell’acqua marina. Attualmente oltre il 90% dell’acqua potabile proviene da impianti di desalinizzazione situati lungo la costa, da dove viene poi trasportata e immagazzinata nel sottosuolo, creando riserve sufficienti a rifornire le principali città per settimane. I sistemi di stoccaggio permettono di accumulare milioni di litri di acqua pronti per essere immessi nella rete idrica urbana.

Le moderne tecnologie consentono di evitare il ristagno dell’acqua: grazie a una circolazione controllata, a monitoraggi continui, analisi periodiche e rigidi protocolli di sicurezza, la qualità rimane elevata e costante nel tempo. Naturalmente tutto questo comporta costi elevati. La desalinizzazione, il pompaggio su lunghe distanze e l’iniezione nelle falde richiedono ingenti investimenti economici, tecnologie avanzate e un notevole dispendio energetico, sostenibile però grazie alle risorse finanziarie del Paese.

Nonostante ciò, immagazzinare acqua è diventato essenziale. Progetti di stoccaggio sotterraneo di acqua potabile sono allo studio anche in altri Paesi del Medio Oriente, del Nord Africa, in Australia e in diverse regioni aride degli Stati Uniti. In tutte queste aree, caratterizzate da temperature elevate, scarsa presenza di fiumi e laghi e forte domanda idrica, l’esperienza degli Emirati Arabi Uniti potrebbe rappresentare un modello da adattare su scala diversa per prevenire future crisi idriche.

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