L’elenco delle destinazioni «vietate» nel 2026. C’è anche un’italiana

Ilena D’Errico

3 Gennaio 2026 - 22:59

Alcune destinazioni dovrebbero sparire dalla lista di viaggio per il 2026, ecco perché.

L’elenco delle destinazioni «vietate» nel 2026. C’è anche un’italiana

L’Italia è ricca di mete turistiche apprezzate e non ha problemi di sicurezza marcati come in tanti altri Paesi. Un patrimonio variegato e invidiato, nessun autentico allarme di pericolosità e una complessiva buona reputazione a livello internazionale. Com’è possibile allora che un’autorevole guida turistica inserisca una destinazione italiana tra le mete “vietate” nel 2026? Ovviamente non è un divieto vero e proprio, ma un invito a prendersi una pausa da alcune località che non vuole essere “un appello al boicottaggio”.

A stilare la lista è Fodor’s, fondata quasi 80 anni fa, che ha pubblicato oltre 440 guide di viaggio (senza contare gli articoli sul web) e vanta più di 770 ricercatori in tutto il mondo. La sua classifica annuale delle destinazioni sconsigliate, in particolare, si propone di considerare gli impatti del turismo massificato su ambiente, comunità e patrimonio locale.

Nella “Fodor’s No List 2026” sono indicate località in cui il turismo ha superato la capacità sostenibile dell’ambiente o delle comunità, che dovrebbero momentaneamente essere accantonate in favore di luoghi più sostenibili. Ciò che viene definito “viaggiare responsabilmente”, avendo cura dei territori e della popolazione che li abita.

1) Antartide

Il primo posto tra le destinazioni sconsigliate per il 2026 va all’Antartide, un ambiente già fragile che rischia di essere compromesso ulteriormente dai visitatori. Pare infatti che il numero di turisti del continente sia in costante e pericoloso aumento. Soltanto dal 2023 al 2024 ci sono stati circa 120.000 viaggiatori, che dovrebbero raddoppiare entro il 2033.

L’Associazione Internazionale dei Tour Operator Antartici (IAATO) non ha il potere di limitare gli ingressi e i privati con mezzi sufficienti a farsi carico del viaggio sono sempre di più, pertanto è fondamentale la moderazione per non incrementare l’impronta di carbonio e salvaguardare la fauna unica (già in un contesto delicato). Di fatto, la questione ha allarmato diversi ricercatori universitari, preoccupati per i flussi turistici degli ultimi anni.

2) Isole Canarie (Spagna)

Con 7,8 milioni di turisti e oltre 27 milioni di passeggeri aeroportuali le Isole Canarie hanno davvero bisogno di una pausa dall’overtourism. I residenti stessi stanno sollevando proteste, perché il transito di viaggiatori è diventato tale che gli svantaggi superano i benefici. Il traffico è ingestibile, i costi delle case insostenibili e le risorse naturali sono sottoposte a uno stress eccessivo. L’inquinamento e l’impatto sulla disponibilità di acqua preoccupano i gruppi ambientalisti tanto quanto l’impennata dei costi della vita, imponendo una gestione più etica dei flussi turistici.

3) Glacier National Park (Montana, USA)

Il Glacier National Park è un luogo unico, un’autentica riserva Unesco per la sua fauna, messa a repentaglio dal cambiamento climatico. I ghiacciai stessi che caratterizzano il parco potrebbero scomparire nei prossimi anni e l’elevato numero di turisti non fa che aggravare la situazione ambientale, con incendi boschivi sempre più frequenti e sentieri congestionati. Contingentare gli ingressi non sembra bastare a tutelare il parco dagli effetti del turismo di massa.

4) Isola Sacra (Italia)

Ecco la destinazione italiana in elenco, posto che nell’anno passato era stato occupato da Venezia. Per il 2026 ci spostiamo sulla piccola Isola Sacra di Fiumicino, che si appresta a ospitare un porto per le navi da crociera che sarebbe un tesoro per gli affari ma anche una devastazione per l’ambiente. Il territorio sarebbe compromesso senza punto di ritorno, minacciando la vegetazione unica che lo ricopre e la fauna marina e scatenando le proteste delle associazioni (e della cittadinanza).

5) Jungfraujoch (Svizzera)

Tra le numerose località delle Alpi messe sotto pressione dal turismo c’è anche Jungfraujoch, che con più di 1 milione di visitatori l’anno è affollata al limite della sopravvivenza. Strade congestionate, sentieri logorati ed eccessiva dipendenza economica dal turismo sono alcuni dei problemi che i residenti sono costretti ad affrontare, mentre la natura che tanto attira i visitatori non viene preservata né apprezzata adeguatamente. Gli abitanti vorrebbero un approccio più calmo e rispettoso, che eviti di sovraccaricare ulteriormente la regione.

6) Città del Messico (Messico, USA)

Le pressioni urbane nella capitale messicana stanno implodendo, denunciando l’aumento dei costi abitativi e i vari disagi connessi al turismo di massa che colpisce la città. Affitti alle stelle e sempre meno case disponibili costringono i residenti a salutare i propri quartieri e persino le proprie tradizioni, sotto la spinta delle logiche commerciali che influenzano negozi e ristoranti, senza che i viaggi brevi abbiano un impatto realmente significativo per i cittadini.

7) Mombasa (Kenya)

Il Kenya ha registrato elevati picchi turistici negli ultimi anni, ma il territorio rischia di essere devastato anziché valorizzato da un flusso di viaggiatori tanto elevato. Circa il 70% dei turisti sceglie Mombasa, inquinando le bellissime spiagge e compromettendo prestigiose attività locali. Strade congestionate e una cattiva gestione dei rifiuti rischiano di aggravare alcune problematiche locali, mentre la cittadinanza si sente messa al secondo posto.

8) Montmartre (Parigi, Francia)

L’elenco si conclude con Montmartre, l’iconico quartiere parigino letteralmente soffocato dai visitatori. Strade sovraffollate al punto da rovinare l’esperienza collettiva, attività locali in via d’estinzione sotto l’avanzata dei locali turistici e prezzi alle stelle. C’è sempre meno spazio per i residenti e per ciò che in primo luogo ha dato popolarità al luogo, la cui basilica attira più turisti della Torre Eiffel.

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