Economia globale: le politiche monetarie sono ormai diventate un problema

Nate come soluzione, le politiche monetarie sono ormai diventate un problema per l’economia globale.

Economia globale: le politiche monetarie sono ormai diventate un problema

A oltre un decennio dalla crisi finanziaria, le politiche monetarie espansive continuano a monopolizzare l’economia mondiale.

Nelle ultime settimane, la diffusione del Coronavirus si è accompagnata a nuovi massimi sui listini azionari ed ad un ulteriore di shopping di titoli di debito perché gli operatori sono consapevoli che, in caso di deterioramento delle condizioni economiche, le banche centrali sono pronte ad intervenire (anzi, per quanto riguarda la Bank of China, sono già intervenute).

Nonostante i meriti delle misure di politica monetaria siano indubbi, è altrettanto vero che una crescita economica che fa sistematicamente ricorso alla leva non è sostenibile per periodi così lunghi.

Politiche monetarie sono ormai diventate un problema

Iniziate da Ben Bernanke nel 2008, le misure non convenzionali di politica monetaria non sono mai terminate e il tentativo della Federal Reserve di normalizzare il costo del denaro statunitense è stato goffamente bocciato dall’avvio della guerra commerciale.

“Misure adottate come risposta a una crisi ora non possono più essere disattivate senza provocare la prossima crisi”, ha commentato Tad Rivelle, Chief Investment Officer per il reddito fisso di TCW. “Le politiche monetarie –continua l’esperto- da diverso tempo sono diventate più un problema che una soluzione”.

“Invece che innescare un boom economico, il credito abbondante a buon mercato ha fatto gonfiare i prezzi degli asset rispetto ai fondamentali”. Ad esempio, i profitti delle società statunitensi sono rimasti più o meno fermi negli ultimi 3 anni ma, grazie al make-up rappresentato dai piani di riacquisto di azioni, gli utili per azione sono aumentati, spingendo al rialzo i prezzi delle azioni.

Politiche monetarie: 500 miliardi dalla Fed per il mercato Repo

Le conseguenze di anni e anni di politiche monetarie accomodanti sono risultate particolarmente evidenti nel caso delle recenti “frizioni” registrate sul mercato Repo statunitense. A metà settembre, il tasso Repo overnight si è spinto in quota 10% portando il tasso effettivo oltre il target superiore definito dalla Federal Reserve.

Per riportare la situazione alla normalità, la Federal Reserve ha dovuto progressivamente iniettare liquidità per quasi 500 miliardi di dollari, pari a circa metà del bilancio totale prima della crisi.

“Il mercato sta dando dei segnali che la Fed non gradisce: il mercato Repo vorrebbe scambiare a un tasso superiore rispetto a quello imposto dalla Banca Centrale. Tuttavia, se ciò avvenisse, si verificherebbe un’inversione nella parte a breve termine della curva dei rendimenti«. »Un’inversione però suona un po’ troppo come la fine di un’abbuffata di credito e l’inizio di una recessione. Di conseguenza, la risposta della Fed è impedire al mercato di inviare questo tipo di segnale”.

Presto o tardi, conclude Rivelle, “i mercati faranno il loro dovere” e gli investitori “dovranno affrontare le conseguenze dell’abbuffata di credito dell’ultimo decennio”.

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