Dalla guerra alla crisi del cherosene: non è più una questione di prezzi, ma di aerei che potrebbero non decollare affatto. Ecco le compagnie più a rischio.
Dimentica per un attimo i grafici a barre e i tecnicismi da analisti finanziari, perché quello che emerge dall’ultimo rapporto di Scope Ratings è un messaggio che tocca da vicino chiunque stia sognando un tramonto dall’altra parte del mondo. Se proviamo a leggere tra le righe di questa «pagella» dei cieli, ovvero le compagnie aeree più a rischio di finire il cherosene e, dunque, di cancellare i voli, capiamo subito che il vecchio timore del biglietto troppo caro è stato sostituito da un’ansia molto più concreta: quella di restare seduti in sala d’attesa a guardare un tabellone che non si aggiorna.
La trappola del cherosene e il rischio del serbatoio vuoto
La verità è che l’estate 2026 si gioca su una sottile linea di cherosene. Gli esperti Michel Bove e Azza Chammem ci spiegano che le compagnie aeree italiane ed europee sono finite in una sorta di paradosso geografico. Abbiamo passato mesi a rassicurarci pensando che i vettori avessero «bloccato il prezzo» del carburante con le assicurazioni finanziarie, ma la geopolitica ha cambiato le regole del gioco. Non è più una sfida a chi ha più soldi, ma a chi riesce a far arrivare fisicamente la cisterna sotto l’ala dell’aereo.
L’Italia, insieme a Spagna e Grecia, è la più vulnerabile d’Europa. Il 43% del carburante che usiamo negli scali nazionali arriva via nave dal Golfo Persico. Se la guerra dovesse intensificarsi, gli hub del Sud Europa saranno i primi a soffrire di carenze strutturali, a differenza di quelli del Nord (Parigi o Londra) che sono collegati a pipeline terrestri e raffinerie atlantiche.
Se guardiamo alla mappa dei rischi disegnata da Scope, la situazione si fa quasi personale per il viaggiatore. Chi ha già puntato il dito su una vacanza verso l’Oriente, magari attratto dalle tariffe competitive dei giganti del Golfo come Emirates o Qatar Airways, deve sapere che si sta infilando nel cuore della tempesta logistica. Queste compagnie non sono solo vicine al conflitto, ma sono le prime a subire i rubinetti chiusi. Anche colossi come Lufthansa o Air France-KLM non sono del tutto tranquilli: per evitare i cieli della guerra, i loro piloti devono allungare le rotte di ore, bruciando scorte preziose che in questo momento nessuno può garantire siano infinite. È una coperta corta. Più chilometri fai per restare al sicuro, più carburante consumi, più ti esponi al rischio di restare a secco.
La “pagella” di Scope Ratings. Le compagnie aeree più (e meno) a rischio
L’analisi di Scope sui dati Cirium sulla distribuzione dei posti per chilometro (ASK) permette di tracciare una mappa del rischio per i viaggiatori:
FASCIA ROSSA: massimo rischio
In cima alla lista nera troviamo i giganti del deserto: Emirates, Etihad e Qatar Airways. Sono nel cuore del conflitto e, oltre al rischio missilistico, soffrono la difficoltà di approvvigionamento negli scali di origine. Vi è il rischio di cancellazioni improvvise e l’impossibilità di riprotezione su altri voli, dato che i loro hub (Dubai, Doha, Abu Dhabi) sono sotto pressione logistica.
FASCIA ARANCIONE: rischio alto
Qui troviamo Turkish Airlines e i grandi gruppi europei come Air France-KLM e Lufthansa. Hanno una forte esposizione verso l’Asia e l’Africa (35-44% della loro capacità) e, per evitare le zone di guerra, i loro aerei devono volare 2 ore in più, consumando scorte di carburante già scarse. Possono essere previsti degli scali tecnici per fare rifornimento e delle sospensioni delle rotte verso Oriente se il cherosene negli scali intermedi dovesse scarseggiare.
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FASCIA GIALLA: rischio medio
La nostra ITA Airways si piazza in una zona grigia interessante grazie a una distribuzione molto equilibrata (27% Europa, 28% USA, 25% Sud America). È meno esposta al caos del Golfo, ma è molto sensibile alla fragilità degli scali italiani. Se gli aeroporti di Roma e Milano vanno in crisi di scorte, anche ITA dovrà tagliare i voli.
FASCIA VERDE: rischio basso
Le compagnie più «sicure» per l’estate sembrano essere quelle focalizzate sull’Atlantico o sul corto raggio protetto, come IAG (British Airways, Iberia, Vueling) e, in parte, le low-cost come SAS.
Il segnale d’allarme: il caso Brindisi
Per capire che non si tratta di allarmismo teorico, basta guardare a quanto accaduto recentemente all’aeroporto del Salento di Brindisi. Proprio mentre il dibattito sulle scorte di cherosene si infiammava, lo scalo pugliese si è ritrovato a gestire una crisi di rifornimento che ha costretto diverse compagnie a dirottare i voli o a imbarcare meno passeggeri per poter decollare con meno peso (e usare quindi meno carburante).
L’episodio di Brindisi è la pistola fumante della crisi perché ci dimostra che basta un ritardo nella catena logistica navale o una pressione eccessiva sui depositi locali per mandare in tilt un intero aeroporto. Non è stata una scelta politica delle compagnie, ma un limite fisico della struttura. Se uno scalo medio-grande come quello brindisino può trovarsi in affanno per la gestione del pieno, il rischio che la scena si ripeta in estate su scala nazionale, sotto il peso del traffico turistico, è un’ipotesi che nessun viaggiatore può più permettersi di ignorare.
Con quale compagnia aerea conviene prenotare?
In questo scenario, la nostra ITA Airways si muove come un funambolo. Gli analisti notano che ha una struttura molto equilibrata, quasi prudente, equamente divisa tra Europa e Americhe. Questo la protegge dai venti di guerra del Medio Oriente, ma la lascia comunque legata a doppio filo alla fragilità degli aeroporti italiani, che sono i primi a soffrire se le petroliere smettono di arrivare.
Chi invece sembra poter dormire sonni un po’ più sereni è chi ha deciso di volare verso l’Atlantico. Le compagnie che hanno il loro «core business» tra l’Europa e le Americhe, come quelle del gruppo IAG (pensiamo a Iberia che domina le rotte verso il Sud America o British Airways forte sugli USA), si trovano in una sorta di isola felice. Attingono a mercati del carburante diversi e le loro rotte non sfiorano nemmeno per sbaglio le zone rosse del mappamondo.
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Quindi, se sei un viaggiatore che vuole solo la certezza di poggiare i piedi sulla sabbia a luglio, il consiglio che emerge da questa analisi è di guardare verso Ovest. Quest’anno il vero lusso non sarà il sedile reclinabile o il pasto gourmet a bordo, ma la scelta di un vettore che non debba fare i salti mortali logistici per riempire il serbatoio. Prima di confermare quel volo per l’Asia con due scali, chiediti se preferisci risparmiare cento euro o avere la certezza di decollare. Perché, come ricorda Scope Ratings, fare l’assicurazione sul biglietto non ha mai fatto volare nessuno se la pompa della benzina è vuota.
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