Ecco il piano di Trump contro i narcos messicani

Roberto Vivaldelli

24/01/2025

Tra le numerose soluzioni proposte dai politici e dai consiglieri vicini a Trump, spicca l’idea di un attacco militare diretto contro i cartelli messicani.

Ecco il piano di Trump contro i narcos messicani

Il presidente Usa Donald Trump ha iniziato il suo mandato firmando una serie di ordini esecutivi volti a smantellare politiche dell’era Biden e a mantenere le sue promesse elettorali, con un focus sull’immigrazione.

Ha dichiarato un’emergenza nazionale al confine con il Messico, annunciando l’invio di truppe e la costruzione di barriere aggiuntive. Ha ripristinato la politica «Remain in Mexico», bloccando l’ingresso negli Stati Uniti di richiedenti asilo in attesa di giudizio, e ha sospeso i programmi di accoglienza per rifugiati, colpendo migliaia di afgani e migranti di Cuba, Haiti, Nicaragua e Venezuela.

Ha designato i cartelli della droga come «organizzazioni terroristiche straniere» e nella sua amministrazione c’è chi non esclude l’opzione militare per affrontarli. I cartelli, infatti, non solo riforniscono le città americane di droghe devastanti, ma traggono anche profitto dal trasporto di immigrati illegali e dall’invio di criminali violenti e trafficanti di esseri umani oltreconfine.

L’opzione militare di Trump contro i cartelli

Tra le numerose soluzioni proposte dai politici e dai consiglieri vicini a Trump, spicca l’idea di un attacco militare diretto contro i cartelli messicani. Questa proposta, avanzata da figure come Tom Homan, “zar del confine” di Trump, e Mike Waltz, consigliere per la sicurezza nazionale, prevede l’uso di forze armate statunitensi per eliminare le organizzazioni criminali. Waltz, in particolare, aveva già preparato una bozza di autorizzazione per l’uso della forza militare contro i cartelli durante il suo mandato al Congresso.

Secondo la squadra di Trump, l’impiego di squadre di operazioni speciali per attraversare il confine, neutralizzare le forze dei cartelli, distruggere le loro basi operative e catturare o eliminare i loro leader. Strutture più grandi o difficili da raggiungere potrebbero essere annientate tramite attacchi aerei o missilistici. Secondo questa proposta, la distruzione della leadership, delle risorse umane, delle catene di approvvigionamento e dei finanziamenti dovrebbe disintegrare la capacità dei cartelli di operare, liberando gli Stati Uniti dai flussi di droga e criminalità.

I rischi, come sottolinea the American Conservative, non mancano. Un’operazione militare americana sul suolo messicano, infatti, violerebbe la sovranità del Messico, scatenando inevitabilmente una crisi diplomatica. La Costituzione messicana e il sentimento nazionale si oppongono fermamente a qualsiasi intervento straniero. Senza contare che i cartelli sono profondamente radicati nel tessuto sociale ed economico messicano, con legami che si estendono dalla politica locale fino all’economia legale.

La reazione del Messico

Dopo una serie di ordini esecutivi firmati dal presidente Trump, molti dei quali diretti contro il Messico, la presidente messicana Claudia Sheinbaum ha parlato alla nazione sottolineando l’importanza di mantenere la calma e impegnandosi a difendere il Messico e i suoi cittadini. Ha espresso sostegno ai messicani negli Stati Uniti, definendoli «eroi ed eroine della nazione».

Durante una conferenza stampa, ha affrontato i cinque ordini esecutivi annunciati da Trump, dichiarando che il Messico avrebbe agito nel rispetto della sua Costituzione e delle sue leggi. Nonostante le tensioni, Sheinbaum ha lasciato intendere la sua disponibilità a collaborare, come fece il suo predecessore López Obrador, che nel 2019 accettò concessioni significative per gestire la migrazione.