Negli ultimi anni, l’Ungheria si è affermata come una delle principali destinazioni degli investimenti cinesi in Europa, un dato che sottolinea la trasformazione del Paese in un punto di riferimento strategico per la cooperazione economica tra Cina ed Europa.
Nel 2022, il 44% di tutti gli investimenti cinesi nel continente è confluito in Ungheria, secondo quanto dichiarato dal Ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto durante un incontro a Pechino con il suo omologo cinese Wang Yi.
Questo fenomeno, che si inserisce in un contesto di relazioni bilaterali sempre più strette, non è casuale. La politica economica ungherese e la visione strategica di Budapest nel consolidare i legami con la Cina rappresentano un modello di pragmatismo in Europa, particolarmente significativo in un periodo di tensioni geopolitiche globali.
La visita di Stato del presidente cinese Xi Jinping in Ungheria nel maggio 2023 ha sancito l’elevazione delle relazioni tra i due Paesi a una partnership strategica completa e «in tutte le condizioni atmosferiche». Questo accordo è il risultato di anni di cooperazione mirata, che hanno visto l’Ungheria posizionarsi come partner chiave per la Cina nell’Europa centrale.
Gli investimenti attualmente in corso da parte di aziende cinesi in Ungheria ammontano a oltre 4 trilioni di fiorini ungheresi (circa 10 miliardi di euro). Questo flusso di capitale ha contribuito a creare decine di migliaia di posti di lavoro, offrendo un contributo significativo alla crescita economica del Paese. Questa dinamica evidenzia il ruolo della politica economica ungherese, che si caratterizza per una dichiarata neutralità e per un’apertura verso investitori sia orientali che occidentali.
La natura degli investimenti cinesi in Ungheria riflette un piano strategico ben articolato. Aziende cinesi stanno investendo in settori ad alto valore aggiunto, con particolare attenzione a tecnologie avanzate e soluzioni «green».
Wasion Holdings Limited, ad esempio, ha annunciato l’istituzione di una base di ricerca e sviluppo a nord di Budapest, con un investimento di 4 miliardi di fiorini. Questo progetto mira a potenziare la produzione di dispositivi intelligenti per l’elettricità, consolidando l’Ungheria come centro tecnologico nel settore energetico.
Zhejiang Geely, uno dei principali colossi cinesi dell’automotive, avvierà la produzione di componenti avanzati per veicoli nel suo stabilimento nell’Ungheria orientale. L’investimento, pari a 40 miliardi di fiorini, evidenzia il crescente interesse per l’industria automobilistica ungherese, che si sta rapidamente trasformando in un hub per la produzione di tecnologie legate alla mobilità sostenibile.
Uno dei progetti più significativi è senza dubbio quello di Contemporary Amperex Technology Co. Limited (Catl), il più grande produttore mondiale di batterie per veicoli elettrici. L’azienda ha annunciato un investimento di 7,4 miliardi di euro per la costruzione di un impianto di produzione nell’Ungheria orientale. Questo rappresenta non solo il più grande investimento cinese «green» in Ungheria, ma anche in tutta Europa, e rafforza il ruolo del Paese come leader nel settore delle energie rinnovabili e della mobilità elettrica.
L’Ungheria è stata uno dei primi Paesi europei a firmare un memorandum d’intesa per partecipare alla Belt and Road Initiative (BRI), il grande progetto infrastrutturale e commerciale lanciato dalla Cina per connettere Asia, Europa e Africa.
Uno dei progetti chiave è la ferrovia ad alta velocità Budapest-Belgrado, che promette di migliorare i collegamenti logistici tra l’Ungheria e i Balcani, creando una porta d’accesso strategica per il commercio cinese verso l’Europa. Questa infrastruttura rappresenta un esempio tangibile di come la cooperazione bilaterale tra Cina e Ungheria stia influenzando positivamente lo sviluppo regionale.
Anche dal punto di vista finanziario, l’Ungheria ha assunto un ruolo centrale. Budapest ospita il primo centro di compensazione per il renminbi nell’Europa orientale, facilitando le transazioni in valuta cinese e rafforzando la posizione della città come hub finanziario regionale. Inoltre, la China Construction Bank e la Bank of China hanno consolidato la loro presenza con l’apertura di filiali strategiche nel Paese.
Nonostante i risultati positivi, le relazioni tra Ungheria e Cina non sono prive di sfide. La crescente dipendenza economica di Budapest dagli investimenti cinesi ha sollevato interrogativi all’interno dell’Unione Europea, soprattutto alla luce delle tensioni commerciali tra Bruxelles e Pechino.
In particolare, il Ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto ha criticato le proposte di dazi dell’UE sui veicoli elettrici cinesi, ritenendole dannose per la competitività dell’Europa e una minaccia diretta alla strategia economica ungherese. La posizione di Budapest è chiara: l’Ungheria si propone come un polo manifatturiero sia per le aziende occidentali che orientali, e qualsiasi misura protezionistica potrebbe compromettere questo delicato equilibrio.
Sul fronte turistico, l’Ungheria sta sfruttando la ripresa post-pandemica per rafforzare i legami con la Cina. Il numero di visitatori cinesi ha già superato i livelli pre-Covid, e sono in corso negoziati per aumentare i voli diretti tra Budapest e le principali città cinesi, con l’obiettivo di incentivare ulteriormente gli scambi culturali ed economici.
L’Ungheria si sta affermando come un modello di cooperazione economica pragmatica con la Cina, sfruttando la sua posizione geografica e la sua apertura agli investimenti esteri per attrarre capitali e competenze. Mentre l’Unione Europea cerca di bilanciare cooperazione e competizione con Pechino, Budapest si propone come un ponte tra Oriente e Occidente, capitalizzando su un approccio che privilegia la crescita economica e l’integrazione strategica.