Ecco come fallirà il Bitcoin

Claudia Cervi

1 Novembre 2024 - 12:50

Bitcoin non fallirà a causa della regolamentazione, né per un eccesso di speculazione e nemmeno per la mancanza di valore intrinseco. Secondo gli esperti, fallirà per questo motivo.

Ecco come fallirà il Bitcoin

Bitcoin è nato per rivoluzionare il sistema finanziario tradizionale, ma resta un asset molto speculativo, con problemi di scalabilità, decentralizzazione e sicurezza. Secondo gli esperti è troppo volatile per diventare una riserva di valore come l’oro, è instabile e complicato, ma non fallirà per questi motivi.

Dalla sua comparsa nel 2009 ad oggi, Bitcoin è stato dichiarato morto centinaia di volte dai suoi detrattori, ma è sempre riuscito a risollevarsi diventando l’asset digitale più noto al mondo. L’introduzione di ETF su Bitcoin ha contribuito a far crescere la sua popolarità anche tra gli investitori istituzionali. Eppure, una caratteristica intrinseca al suo stesso protocollo potrebbe causare la sua fine.

Ecco come fallirà Bitcoin e perché.

Bitcoin non fallirà per questi motivi

1) Decentralizzazione limitata
L’idea di una valuta decentralizzata, priva di un controllo centrale, è uno dei valori fondamentali di Bitcoin e di altre criptovalute. Infatti, Bitcoin funziona grazie alla partecipazione attiva dei membri della sua rete. Oggi tuttavia, la difficoltà di mining è aumentata, facendo aumentare la potenza di calcolo della rete necessaria per la validazione dei blocchi. Questa situazione ha costretto gli operatori a unirsi in grandi “pool di mining”, che concentrano l’hash rate in poche mani. Di conseguenza, sebbene Bitcoin sia stato progettato per essere decentralizzata, la concentrazione di potere di mining potrebbe rappresentare un rischio per la sicurezza della rete e ridurre la decentralizzazione. Secondo uno studio del 2018, è improbabile che una maggioranza del 51% di miners possa manipolare il meccanismo con validazioni illegittime per ottenere guadagni minimi a fronte dell’impiego di un’enorme capacità computazionale.
Per tale ragione, la riduzione della decentralizzazione di Bitcoin non può essere la causa del suo fallimento in futuro.

Distribuzione hashrate tra mining pool Distribuzione hashrate tra mining pool Fonte Explorer.cloverpool

2) Eccesso di speculazione
Bitcoin non fallirà nemmeno per eccesso di speculazione perché sta evolvendo da asset speculativo a riserva di valore e mezzo di scambio. Inoltre nel tempo la sua offerta viene dimezzata periodicamente attraverso l’halving, un meccanismo che storicamente ha portato a un aumento del valore di Bitcoin a causa della dinamica di domanda (in aumento) e offerta (limitata): all’aumentare della liquidità, aumenta l’adozione di Bitcoin con un tasso di crescita esponenziale che fa crescere la domanda di moneta. Dall’altra parte, invece, l’offerta è limitata dal protocollo di Bitcoin, che prevede un numero massimo di token in circolazione non superiore a 21 milioni. La progressiva riduzione dell’offerta potrebbe contribuire a una maggiore stabilità del prezzo di Bitcoin, riducendo la speculazione che ha caratterizzato la sua storia.

Offerta di Bitcoin e halving Offerta di Bitcoin e halving Fonte River

3) Mancanza di valore intrinseco
I critici di Bitcoin sostengono che non abbia alcun valore intrinseco perché si tratta di un asset dematerializzato. Tuttavia il valore di Bitcoin è sostenuto dalla tecnologia blockchain, dalla sua natura decentralizzata e dalla disponibilità limitata che lo rendono affidabile e sicuro. Grazie a queste caratteristiche, Bitcoin ha acquisito nel tempo anche un valore sociale e finanziario derivante dalla sua adozione, entrando nei portafogli di investimento come asset alternativo in contesti di inflazione e come mezzo di pagamento alternativo alle valute tradizionali (con il Lightning Network e Strike).

4) Regolamentazione
Bitcoin non fallirà a causa della regolamentazione, perché nessun governo o autorità potrà esercitare il controllo e imporre divieti efficaci. Sebbene alcuni Paesi, come Cina, Qatar, Egitto, Bangladesh e Marocco, ne abbiano vietato o limitato l’uso, i miner e i nodi di Bitcoin possono continuare a operare in giurisdizioni favorevoli. Altri governi invece incentivano la diffusione di Bitcoin, con agevolazioni fiscali o tassazione favorevole, come in Svizzera e a Hong Kong. La regolamentazione introdotta negli Stati Uniti e in Europa ha invece l’obiettivo di favorire l’adozione istituzionale di Bitcoin, senza intaccarne l’indipendenza, trovando un punto di equilibrio tra il controllo delle attività illegali e la promozione dell’innovazione finanziaria.

Ecco come fallirà il Bitcoin

Pur trattandosi di una ipotesi remota, Bitcoin potrebbe fallire a causa dell’ossificazione del suo protocollo. Con il passare del tempo e con l’aumento della liquidità del mercato crypto, il protocollo di Bitcoin è diventato via via più complesso e difficilmente modificabile. Alcuni sostenitori dell’ossificazione di Bitcoin ritengono che si tratti di un processo positivo e naturale che caratterizza il passaggio da un mercato giovane e poco strutturato a un mercato più stabile e maturo. In base a questa visione, la rigidità del protocollo garantisce una maggiore stabilità a Bitcoin, nella sua funzione di moneta di scambio, permettendo agli utenti che lo possiedono di pianificare in modo più efficace il futuro. Utenti e investitori preferiscono un gioco in cui le regole non continuano a cambiare e Bitcoin ha proprietà note e prevedibili.

Per altri, invece, sarà proprio l’ossificazione a causare il fallimento di Bitcoin. Secondo i promotori di questa tesi, Bitcoin è un’innovazione ancora in evoluzione, con oscillazioni di prezzo significative e continui cambiamenti nella regolamentazione e nella tecnologia. In questo caso, l’eccessiva rigidità del protocollo rischia di diventare un ostacolo per la sua evoluzione, limitando la sua adattabilità a nuove esigenze del mercato o rendendo più difficile la risoluzione di problemi. Tra gli aspetti più critici della tecnologia blockchain c’è il “timestamp”, utilizzato nelle intestazioni dei blocchi di criptovaluta per registrare il tempo esatto in cui viene creato il blocco e determinare l’ordine cronologico dei blocchi nella blockchain.

Il timestamp fornisce una registrazione permanente e irreversibile di quando è avvenuta una transazione ed è essenziale per prevenire gli attacchi a doppia spesa e per mantenere l’integrità e la trasparenza della blockchain.

La radice del problema risiede nel modo in cui viene calcolato il timestamp. In Bitcoin, così come in molti altri sistemi informatici, il timestamp è rappresentato in tempo Unix a 32 bit, con valori da -2.147.483.648 a 2.147.483.647 secondi calcolati a partire dal 1° gennaio 1970. Quando verrà raggiunto il valore estremo di 2.147.483.647, corrispondente alle 03:14:07 UTC del 19 gennaio 2038, il conteggio andrà in overflow e il conteggio ripartirà da -2.147.483.648, corrispondente al 13 dicembre 1901, causando malfunzionamenti del sistema e comportamenti imprevedibili. Sebbene ci sia ancora tempo per poter apportare delle modifiche a questo sistema di calcolo, l’ossificazione di Bitcoin rischia di rallentare o impedire l’aggiornamento del timestamp, provocando un collasso dell’intera blockchain.

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