Il via al consolidamento bancario europeo è suonato, con l’approccio ostile del BBVA nei confronti del rivale spagnolo Sabadell. In Italia, che un tempo avrebbe dovuto guidare questa corsa, il ritmo sembra più contenuto.
Il capo del Banco BPM, Giuseppe Castagna, ha dichiarato che le condizioni non erano giuste per un accordo con l’azienda statale Monte dei Paschi e che non lo sarebbero state prima del 2026.
Ma il consolidamento è alle porte e BPM, noto anche come Bami, ne svolgerà una parte fondamentale. Il quadro temporale di Castagna appare pessimistico. Il Paese si sta avvicinando a un momento cruciale in cui la politica e l’economia avranno ragione per concludere un accordo. I principali attori, in particolare l’amministratore delegato di UniCredit Andrea Orcel, hanno messo in gioco la loro reputazione essendo pronti a trarne vantaggio.
Tutto si riduce alla valutazione. Le banche italiane e i loro azionisti hanno guadagnato terreno, a tutti i livelli, con l’aumento dei tassi di interesse. Quando il sole tramonta su questo ciclo economico, le loro fortune divergeranno offrendo agli acquirenti le loro opportunità.
UniCredit ha rifiutato un accordo sostenuto dallo Stato con MPS nel 2021. Orcel ha abbandonato l’accordo giudicandolo di scarso valore. Ma, aiutata dai tassi più alti, MPS è ora in modalità di ripresa: ha riportato un rapporto CET1 del 18% nel primo trimestre.
MPS è un ovvio partecipante al consolidamento con il governo come venditore disponibile, che detiene poco più di un quarto delle azioni. La coalizione di governo guidata da Giorgia Meloni preferirebbe probabilmente un accordo raggiunto a livello privato piuttosto che una soluzione indotta dallo Stato.
L’eccesso della sua partecipazione, oltre alla storia movimentata di MPS, in passato ha scoraggiato investitori e acquirenti. Ma le azioni della banca sono salite alle stelle quest’anno insieme a quelle di concorrenti come Bami, UniCredit e BPER. Tuttavia, MPS è valutata 0,6 volte il valore contabile tangibile rispetto ai suoi concorrenti ora più vicini al valore contabile.
Un accordo con Bami/MPS è certamente una possibilità. Ma Bami è anche l’opzione preferita e a lungo discussa da UniCredit. Se Orcel restasse a guardare, una combinazione di Bami e MPS sarebbe maggiore in termini di quota di mercato in Italia rispetto a UniCredit, limitando le sue opzioni di crescita a livello nazionale.
Un altro candidato al consolidamento, BPER è sostanzialmente fuori mercato grazie alla partecipazione di controllo dell’assicuratore Unipol. Per UniCredit in particolare, con la sua attività assicurativa, tale sovrapposizione presenterebbe complicazioni in termini di limiti di distribuzione.
Orcel sta aspettando il suo momento. Bami è più esposta al calo dei tassi di interesse rispetto a UniCredit. Sarà la prossima mossa della BCE a determinare quando sarà il momento giusto per agire.
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