Nel corso del 2023 e del 2024, l’oro ha continuato a guadagnare terreno tra gli investitori: conflitti globali, tensioni geopolitiche e incertezze economiche stanno ridisegnando lo scenario finanziario.
Questo clima ha spesso un effetto “bene rifugio” sull’oro, il quale diventa l’approdo naturale per chi cerca un riparo in periodi di instabilità. Ma l’oro ha dimostrato una resilienza notevole anche in momenti in cui il quadro macroeconomico sembrava più stabile, suggerendo che la crescita potrebbe non essere solo una risposta temporanea a eventi straordinari, ma un riflesso di cambiamenti strutturali più profondi.
Attualmente, il metallo prezioso continua a scambiare vicino ai suoi massimi assoluti, e gli investitori si interrogano: può continuare a crescere nonostante il rally già compiuto?
Oro e macro-economica: una relazione complessa
Come mai il prezzo dell’oro continua a salire? Da mesi ormai si è instaurato un certo clima di tranquillità sui mercati, con l’S&P 500 in crescita e il mercato obbligazionario che beneficiava dei tagli dei tassi da parte della Fed, il tutto accompagnato dalla narrativa del “soft landing”.
La verità è che, dopo un periodo di attenuazione, sembrano essere tornati segnali di una possibile ripresa dell’inflazione. Questo è particolarmente evidente dall’analisi dell’andamento del mercato delle obbligazioni statunitensi, dove i titoli a lunga scadenza, come i Treasury over 20 years, stanno già scontando nel prezzo un potenziale ritorno dell’inflazione.
Questo fenomeno è legato anche all’aumento del peso del debito USA, che continua a crescere a livelli record. La conseguenza diretta è che gli Stati Uniti devono pagare interessi sempre più alti sulle proprie obbligazioni, e questo esercita una pressione sulle politiche monetarie della Federal Reserve.
Di fronte a una situazione simile, è prevedibile che la Fed possa essere costretta a intraprendere una politica di taglio dei tassi, alimentando aspettative di una nuova espansione monetaria. In un contesto elettorale, inoltre, potrebbero emergere nuovi incentivi economici, contribuendo ulteriormente a una svalutazione del dollaro.
Questo potrebbe avere una forte rilevanza sul prezzo dell’oro; se il dollaro si svaluta, l’oro diventa automaticamente un’opzione più interessante per gli investitori, poiché offre un rifugio di valore più stabile.
La sfida del dollaro e l’ascesa dei BRICS
Ma il quadro macro-economico sembra non essere l’unico punto di interesse quando si pensa all’oro e al valore del dollaro USA. Difatti, se da un lato il dollaro continua a essere un punto di riferimento nei mercati finanziari, dall’altro si nota un crescente disinteresse a livello globale per la valuta statunitense. Questa tendenza è particolarmente visibile nei paesi del blocco BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), i quali stanno adottando strategie per diversificare le riserve, puntando sull’oro come riserva di valore.
La scelta dei BRICS riflette una volontà di ridurre la dipendenza dal dollaro e dall’economia statunitense, un cambiamento che, sebbene graduale, potrebbe avere un impatto significativo nel lungo termine.
In sostanza, un minore interesse per i Treasury USA e un maggiore accumulo di oro indicano un riequilibrio globale delle riserve, suggerendo che la domanda di oro come bene rifugio potrebbe non essere solo una risposta alle turbolenze attuali, ma un cambiamento di paradigma nei portafogli di riserva internazionale.
Il Dollaro Index (DXY) e il rally dell’oro
Un evidenza confermata anche dai dati tecnici provenienti dal mercato. Il Dollaro Index (DXY) è recentemente tornato in area 104 dopo un rally che lo ha visto salire da poco sopra quota 100. Questo aumento riflette l’interesse temporaneo per il biglietto verde, trainato anche dall’aumento dei rendimenti dei Treasury USA. In linea teorica, un aumento del DXY e dei rendimenti obbligazionari dovrebbe esercitare una pressione negativa sull’oro. Tuttavia, l’oro ha continuato a mantenersi su livelli elevati, segno che, nonostante il rafforzamento temporaneo del dollaro, gli investitori globali mantengono un forte interesse per il metallo prezioso.
Come spiegare questa apparente anomalia? È possibile che i rischi legati al debito USA abbiano iniziato a pesare sulla percezione del mercato. Se una volta i Treasury USA erano considerati sicuri, oggi molti investitori sono più cauti, percependo l’aumento del debito e i costi crescenti degli interessi come un fattore di rischio per l’economia statunitense. Di conseguenza, l’oro si rivela un’alternativa più appetibile, poiché viene considerato un bene più stabile rispetto alle obbligazioni USA.
DXY, Gold, 1D
Grafico a candele del DXY e lineare del Gold. Fonte:baha.com
Cosa aspettarsi in futuro?
Guardando al futuro, ci sono diversi fattori che potrebbero sostenere ulteriormente la corsa dell’oro. Innanzitutto, i conflitti globali, le tensioni geopolitiche e il crescente rischio inflazionistico rappresentano elementi di incertezza che portano gli investitori a cercare rifugio. In secondo luogo, la svalutazione del dollaro, sia per motivi interni che per il calo della domanda esterna, potrebbe continuare a sostenere l’oro. Infine, il cambiamento di strategia dei BRICS e la minore attrazione dei Treasury USA.
Un eventuale nuovo indebolimento del valore del dollaro USA (DXY) potrebbe generare una forte ondata di ottimismo nel prezzo dell’oro, specialmente se accompagnato da un aumento dei timori legati alla stabilità economica degli Stati Uniti. Questo perché il prezzo dell’oro segue logiche di mercato più vicine al semplice meccanismo di domanda e offerta, a differenza di altri asset presenti sui mercati, più ancorati a valori fondamentali. Ne consegue che, matematicamente, un maggior interesse da parte del mercato nel detenere oro aumenti il «fair value» di questo asset.