È ufficiale: con la conclusione del Liberation Day - una giornata che, secondo lo stesso Donald Trump , ricorderemo per anni - prende il via una nuova era. È l’era dei dazi di Trump, inaugurata con una comunicazione dai toni trionfalistici, quasi festivi, accompagnata da un sorriso che sembrava presagire tutt’altro che tensioni. E invece quel sorriso ha fatto tremare la finanza.
I mercati, infatti, non sembrano voler accogliere con entusiasmo questa nuova fase.
Anzi, la reazione è stata decisa e, in alcuni casi, persino violenta. Piazza Affari ha mostrato il suo malcontento sin dalle prime battute, con una discesa netta che riflette in pieno la tensione globale. Non è sola: anche le altre borse europee e, soprattutto, i futures USA sull’S&P 500 sono scivolati in caduta libera subito dopo l’annuncio.
Dazi al 20%: dichiarazione di guerra commerciale?
La mossa è chiara: dazi del 20% sulle importazioni europee, una scelta che era nell’aria, preannunciata da frasi sibilline del tycoon come “l’Europa ci ha preso troppo” oppure “è patetico”. Più che misure economiche, sembrano provocazioni ben orchestrate, rivolte ai leader del Vecchio Continente, con l’intento, neanche troppo velato, di ottenere una reazione.
Una provocazione che non ha tardato a generare un effetto domino sui mercati. L’Eurostoxx 50 ha reagito con forza, aprendo sui minimi da febbraio e registrando una delle contrazioni più brusche degli ultimi mesi. Ma è il nostro listino, il FTSE MIB, a subire uno degli impatti peggiori in Europa.
In Italia è la fine del rally?
Fino a pochi giorni fa, Piazza Affari era ancora vicina ai massimi, quasi a voler ignorare i segnali di rallentamento provenienti dall’economia globale. Ora, però, il risveglio è amaro. Il FTSE MIB perde terreno bruscamente, trascinato al ribasso dai titoli bancari, in calo anche del 5%, e dai colossi del comparto petrolifero, due settori che erano stati protagonisti del rally italiano degli ultimi anni.
Miliardi di capitalizzazione bruciati in poche ore, mentre anche nel resto d’Europa si diffonde l’incertezza. Il VSTOXX, l’indice della volatilità europea, balza di quasi il 10%, segnale inequivocabile di panico latente tra gli investitori. Anche i rendimenti obbligazionari europei, italiani inclusi, segnano un’inversione, con gli yield a 10 anni in calo e i titoli di Stato in risalita, segnale che i capitali stanno cercando rifugio.
È solo l’inizio?
A questo punto, la domanda è lecita: quanto potrà ancora scendere Piazza Affari? Per alcuni analisti, si tratta solo di un fuoco di paglia, una reazione emotiva destinata a rientrare. Ma i dazi ora sono una realtà, non più solo retorica politica. E rappresentano un potenziale punto di svolta, non solo per i mercati, ma per l’economia globale.
Se gli effetti si amplieranno, le prospettive di contrazione economica si faranno sempre più concrete. Alcuni iniziano a parlare apertamente di recessione globale, uno scenario che fa tremare le borse perché, storicamente, anticipa l’arrivo di un bear market.
Un dato che fa riflettere: mentre l’S&P 500 era già in calo del 10% dai massimi, l’Italia restava impassibile, continuando a scambiare su livelli elevati. Questo potrebbe rendere lo shock ancora più forte nel breve termine, soprattutto se la crisi commerciale dovesse degenerare.
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Grafico a candele dell'indice IT40. Fonte: baha.com