È la fine per il Digitale Terrestre?

Pasquale Conte

29 Aprile 2026 - 15:35

La Francia inizia a porsi domande sul futuro del Digitale Terrestre e della TV pubblica. E c’è già chi prospetta uno scenario simile anche in Italia.

È la fine per il Digitale Terrestre?

Mentre in Italia si parla da anni dello switch off allo standard DVB-T2 e di tutte le novità che il Digitale Terrestre porterà nelle case degli italiani, all’estero la fruizione di contenuti multimediali tramite i classici canali televisivi inizia ad essere messa in discussione.

Proprio nei giorni scorsi, in Francia l’Arcom ha dato il via a una consultazione pubblica riguardante i possibili scenari futuri del settore televisivo. Un’occasione utile per poter riflettere su quello che rischia di accadere al mondo dell’intrattenimento TV, in un periodo storico dove a farla da padrona sono le piattaforme di streaming e i contenuti on demand.

Cosa sta succedendo in Francia

A partire dall’11 dicembre 2027, in Francia saranno nuovamente disponibili le frequenze televisive che oggi ospitano i sei canali TV a copertura nazionale TF1 Séries Films, L’Équipte, 6Ter, RMC Story, RMC Découverte e RMC Life. Per l’occasione, l’Arcom ha dato il via a una consultazione pubblica.

Sul piatto ci sono tematiche come l’impatto che ha avuto l’on demand fino ad oggi e le modalità con cui i consumatori fruiscono dei contenuti televisivi. I numeri parlano chiaro: il Digitale Terrestre è in declino. Si dovrà dunque capire in che modo utilizzare le risorse economiche a disposizione e come gestire la copertura geografica delle varie emittenti.

Si valuterà anche una possibile evoluzione del quadro normativo attuale che vige in Francia, in merito soprattutto alla distribuzione dei servizi TV. Uno scenario in rapida evoluzione e che presto potrebbe allargarsi anche al resto dei Paesi in cui il Digitale Terrestre viene ancora considerato un’eccellenza.

Cosa può succedere in Italia

Come detto, al momento in Italia la sensazione è che il Digitale Terrestre sia un caposaldo dell’intrattenimento multimediale. E non a caso, il percorso che porterà alla conclusione dello switch off alle nuove frequenze è ancora in corso e non sembra volersi fermare.

Nuove emittenti regionali e nazionali quasi ogni giorno, proposte di visione alla massima qualità disponibile e rimozione di canali considerati ormai superflui, per un progetto che fornirà a tutti i cittadini residenti in Italia una proposta ricca come mai prima d’ora.

È chiaro però che le domande che si sta ponendo la Francia non possono non venire allargate anche al nostro contesto nazionale. Quante persone oggi usufruiscono esclusivamente delle trasmissioni in diretta dei canali televisivi? Quanti preferiscono guardare un film in prima serata su un’emittente nazionale piuttosto che su una piattaforma di streaming? E soprattutto, la crescita dell’on demand si fermerà o rischia di schiacciare il Digitale Terrestre?

Per il momento, niente è ancora messo in discussione e non ci sono state prese di posizione paragonabili a quanto sta accadendo in Francia. Nulla esclude però che in futuro anche in Italia il Digitale Terrestre possa finire sul “banco degli imputati” e subire sorti fino ad oggi inimmaginabili.

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