Negli ultimi giorni, il prezzo dell’oro è tornato a salire in modo deciso, proprio mentre l’S&P 500 archivia una serie di sessioni negative consecutive. Il catalizzatore? Le rinnovate preoccupazioni sul bilancio del Tesoro USA e, in particolare, il recente downgrade del debito sovrano americano da parte di Moody’s.
Un movimento inaspettato, che ha colto di sorpresa molti operatori, soprattutto perché si è verificato in un momento in cui il mercato sembrava tornato in modalità risk-on.
Solo poche sedute prima, infatti, la narrativa dominante era cambiata radicalmente. Donald Trump aveva fatto un apparente passo indietro sui dazi, annunciando un alleggerimento delle tariffe nei confronti della Cina (ridotte al 30%) e del resto del mondo (al 10%). Una mossa che aveva riportato fiducia nei mercati e spinto gli investitori a vendere asset rifugio, tra cui l’oro, a favore di azioni e strumenti più rischiosi.
Il colpo di scena: Moody’s e la reazione dell’oro
Ma poi è arrivato il fulmine a ciel sereno: Moody’s ha declassato il rating del debito statunitense. Nelle primissime sessoioni, il mercato ha reagito con apparente indifferenza. Ma a distanza di pochi giorni, l’effetto si è fatto sentire. L’S&P 500 ha iniziato a scendere con maggiore decisione, mentre l’oro ha invertito bruscamente la rotta, tornando a segnare sedute positive consecutive. Il metallo prezioso è sembrato comportarsi, ancora una volta, come un sensore anticipatore del rischio.
ETF in deflusso, ma qualcuno compra
A livello di posizionamento, la fotografia è tutt’altro che bullish. Secondo i dati più recenti, gli ETF globali sull’oro hanno registrato deflussi netti per oltre 3 miliardi di dollari (circa 30 tonnellate) solo nell’ultima settimana. Si tratta del peggior saldo settimanale dai tempi di settembre 2022. Un dato che, letto isolatamente, potrebbe far pensare a una perdita di fiducia generalizzata sul comparto.
Ma proprio qui entra in gioco un paradosso interessante: i prezzi sono saliti nonostante il massiccio disimpegno dagli ETF. Questo significa una cosa: qualcuno ha comprato. E non si tratta degli investitori retail o dei soliti fondi trend-following. È probabile che dietro questi acquisti vi siano mani forti, istituzionali che stanno approfittando dei ribassi per costruire posizioni in ottica di accumulo.
Segnali tecnici e accumulazione
Se osserviamo il grafico, emerge un elemento tecnico significativo: l’oro ha toccato e difeso la media mobile a 50 giorni, per poi rimbalzare con forza. Questo comportamento indica una domanda attiva nei pressi di quell’area, e suggerisce che ci sia un supporto strutturale importante sotto i prezzi correnti.
GOLD, 1D
Grafico a candele giornaliere del GOLD. Fonte: baha.com
Safe haven in ripresa?
Tornando al contesto macro, i rendimenti dei Treasury a lungo termine sono risaliti verso i massimi recenti, con il 20Y che si aggira intorno al 4,95%, livelli che storicamente mettono pressione sugli asset rischiosi. Questo potrebbe essere interpretato come un segnale che i mercati stanno iniziando a prezzare nuovamente rischio sistemico.
Quindi, anche se non possiamo ancora affermare con certezza che sia iniziato un nuovo bull market sull’oro, ma una cosa è chiara: il crollo è stato comprato. E chi compra nel panico, spesso sa quello che fa.