Dove vanno i soldi delle multe: non sempre dove dovrebbero

Chiara Esposito

29 Maggio 2022 - 19:11

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Falle nel sistema di rendicontazione delle multe: il Governo studia un piano per sanzionare i Comuni inadempienti.

Dove vanno i soldi delle multe: non sempre dove dovrebbero

I soldi delle multe non finiscono dove dovrebbero.

A inizio del mese di maggio un question time rivolto al Ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile Enrico Giovannini aveva evidenziato il problema del Governo nella rendicontazione comunale delle multe stradali. Numerosi enti locali infatti, travalicando le normative, avrebbero per lungo tempo disposto indebitamente dei fondi raccolti senza rendere conto allo Stato né del denaro incassato né investendo poi gli introiti ottenuti da autovelox e telecamere secondo quanto prescritto dalla legge.

Il problema si fa pressante ora che, individuata la falla nel sistema, è necessario porvi rimedio e riportare le amministrazioni «nei ranghi». Anche sanzionare però è un problema; il sistema di controllo attuale è inefficace e per intervenire va ripensata la stessa struttura di vigilanza sull’operato comunale.

Iniziamo quindi a fare il punto della situazione delle proposte dell’esecutivo ripercorrendo dal principio la vicenda e i suoi interrogativi.

Dove dovrebbero andare a finire i soldi delle multe?

Il tema è stato sollevato il 4 maggio in un’interrogazione parlamentare al Ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili. Prima di quella data, tramite dei controlli a campione, era stato verificato che l’utilizzo dei proventi fosse regolare. Ben 22 casi su 39 avevano richiesto il ricorso ad approfondimenti istruttori. Senza contare che secondo alcune dati citati dal Governo stesso il 20% degli enti comunali non aveva inviato la relazione sugli incassi dalle multe nel 2019 e ben 2.747 (più di 1 su 3) non hanno fornito la rendicontazione relativa all’anno 2020.

A due anni di distanza da questi numeri e a qualche mese dalle ultime ricerche, il ministro Giovannini ha ricordato «l’obbligo in capo agli enti locali di trasmettere, entro il 31 maggio di ogni anno, in via telematica, tramite l’apposito portale del Ministero dell’Interno». Prossimi allo scadere di quel termine, ci chiediamo quindi come debbano realmente essere impiegati quei soldi che alcuni Comuni non dichiarano neppure di riscuotere.

Ebbene, al pagamento di una multa per una violazione del Codice della Strada i soldi versati dovrebbero essere impiegati con delle finalità precise. A chiarirle è l’Articolo 208 del N.C.d.S. che parla di come la somma incassata dall’ente locale - se è il Comune e non lo Stato ad accertare la contravvenzione - debba essere destinata all’attuazione del Piano Nazionale della sicurezza stradale con le sue attività di controllo, alla manutenzione delle strade e alla loro messa in sicurezza.

A rimarcare la necessità di destinare integralmente tali fondi a questi e non ad altri interventi c’è anche l’Articolo 142 comma 12-quater del Codice della Strada sui Limiti di velocità. Nonostante l’inequivocabilità delle norme le criticità emergono sul fronte del meccanismo di controllo costituendo il fulcro dei dibattiti attualmente in corso.

Rendicontazione multe: anche i controlli sono un problema

Quando i versamenti non sono impiegati in maniera corretta dagli enti in realtà i Comuni possono subire a loro volta delle «contravvenzioni», ma questo sistema sanzionatorio dimostra di non star funzionando e, anzi, presenta, tra le altre due principali criticità:

  • i proventi contravvenzionali affluiscono direttamente alle casse degli enti locali senza la possibilità che il Ministero dell’Interno intervenga su di esse;
  • senza la preventiva emissione della relazione dei proventi incassati la sanzione risulta comunque inapplicabile.

Questo duplice ostacolo potrebbe sembrare ora insormontabile e, fino ad oggi, così è stato. Dato però il sollevamento dei malumori parlamentari le strade del dibattito si stanno aprendo muovendo i primi passi nonostante i dissapori registratisi nelle ultime settimane.

Le soluzioni del ministro non convincono tutti

Pensando a una soluzione, la proposta più papabile attualmente sul tavolo al momento è una.

Nel dettaglio, il Governo sta valutando l’ipotesi di una sanzione amministrativa pecuniaria per gli enti locali che non rispettano le regole modulata sulla base del numero degli abitanti dei Comuni facendo in modo che la stessa sanzione possa essere applicata in maniera automatica.

Nella relazione del ministro illustrata alla Camera si legge anche:

«In mancanza del versamento potrebbe essere il ministero dell’Interno a provvedere con proprio decreto al recupero delle somme dovute a valere su altri trasferimenti agli enti locali inadempienti. L’obbligo di segnalazione alla procura regionale della Corte dei conti dei Comuni inadempienti rimarrebbe, ma verrebbe posto in capo all’organo di revisione contabile degli stessi enti locali».

In risposta alla possibilità così delineata c’è la voce dell’On. Simone Baldelli, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla tutela dei consumatori nonché componente della Commissione trasporti della Camera che riassume in breve la sua forte avversione alla linea del ministro Giovannini.

Le dichiarazioni di dissenso sono le seguenti:

“Trovo strano che il MIMS non faccia controlli a campione massivi sui dati forniti. Chiediamo che il numero di verifiche si estenda e che includa automaticamente almeno tutti i capoluoghi di provincia. È anche grave che dopo anni non si sia ancora trovato un modo di applicare automaticamente le sanzioni e che il ministero pensi di poter sanzionare i Comuni inadempienti solo sulla base del numero degli abitanti, senza considerare il volume delle entrate da multe stradali all’interno dei relativi bilanci”.

Così facendo potrebbero infatti presentarsi non poche iniquità e le cattive fondamenta del sistema di monitoraggio non verrebbero davvero sanate.

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