Documenti bancari: perché è importante conservarli e come ottenere le copie

Vincenzo Imperatore

12 Giugno 2024 - 06:45

In un momento di profonda crisi economica, pretendere da un cliente anche 10 euro per singolo estratto conto significa adottare un comportamento estorsivo e usuraio.

Documenti bancari: perché è importante conservarli e come ottenere le copie

Contratti di apertura del conto corrente, contratti di affidamento e loro variazioni, fideiussioni e atti di pegno, estratti conto trimestrali, profilo di rischio: sono solo alcuni dei documenti che ciascun correntista dovrebbe conservare con cura.

Sulla base di una ricerca effettuata dalla mia società di consulenza, circa il 78% dei clienti di una banca non ritiene importante preservare e immagazzinare tali atti. Questo avviene spesso per negligenza (peccato veniale) o per la fiducia endemica nella banca, percepita come un ‘archivio’ personale che immagazzina i nostri atti, che possiamo poi sempre richiedere nel momento del bisogno (peccato mortale).
Ed è proprio in quel momento, quando ne abbiamo bisogno, che la banca spesso rende difficile, costosa e complessa la consegna della documentazione richiesta. La banca sa che l’analisi di quei documenti da parte di professionisti specializzati può rivelare numerosi talloni d’Achille. Quindi, mette in atto resistenze, menzogne e risposte dilatorie per scoraggiare il cliente, inducendolo a desistere.

Gli intermediari finanziari, di regola, frappongono difficoltà di varia natura al rilascio delle copie della documentazione. La più frequente delle resistenze, basata su un’interpretazione letterale della norma, riguarda il fatto che spesso le richieste avanzate dalla clientela sono generiche e non si riferiscono a una specifica operazione. Ad esempio, la richiesta di copia del contratto e della documentazione di conto riferita a un periodo specificato veniva talvolta disattesa per presunta eccessiva genericità della richiesta stessa. Della serie: ”mi servono gli estratti conto”, senza specificare il periodo (“dal…al…”).
Non mancano motivazioni paradossali e talvolta ridicole, come la frase spesso sentita che quei documenti sono conservati in un «archivio che si trova in capo al mondo e quindi difficili da reperire». Questa è una menzogna. Tutti i documenti sono reperibili in pochi minuti attraverso semplici interrogazioni al terminale oppure sono conservati nei partitari presenti nelle stesse filiali dove viene effettuata la richiesta.

Solo alcuni grandi istituti di credito hanno esternalizzato la raccolta degli atti di garanzia (originali di fideiussioni e pegni) affidandola a società straniere (situate in paesi dell’Est Europa), ma conservano sempre una copia presso le filiali. Questo, tuttavia, rappresenta un vantaggio per il cliente, di cui parleremo nelle prossime puntate della rubrica. Oggi vogliamo sottolineare che la legge (e i professionisti seri) sono dalla parte del cliente. Vediamo perché.
I clienti di una banca possono richiedere agli istituti tutte le informazioni sulla quantità, qualità, finalità e logica adottata al trattamento, in relazione ai propri dati, come previsto dagli artt. 7, 8 e 10 del D.Lgs. 196/2003. Trattandosi in particolare di dati relativi ai rapporti bancari, i diritti degli interessati sono regolati e garantiti anche dall’articolo 119, comma 4, TUB: i clienti possono ottenere a proprie spese, entro un termine congruo e comunque non oltre 90 giorni dalla richiesta, copia della documentazione relativa a una o più operazioni effettuate dalla banca.

Inoltre, il diritto di ottenere la documentazione relativa al proprio rapporto bancario si basa sul principio di buona fede. Questo principio si basa sul presupposto che entrambe le parti di un contratto devono agire onestamente e in modo corretto. È un criterio generale che guida l’interpretazione e l’esecuzione dei contratti e completa le regole negoziali (artt. 1366, 1375, 1374 c.c). La buona fede, insieme all’obbligo di solidarietà (art. 2 della Costituzione), richiede che ciascuna parte del contratto collabori per raggiungere gli obiettivi previsti dall’accordo

In un momento di profonda crisi economica, pretendere da un cliente anche 10 euro per singolo estratto conto significa adottare un comportamento estorsivo e usuraio. Pertanto, è fondamentale che i clienti siano consapevoli dei loro diritti e negozino il costo della documentazione. Se riscontrano difficoltà nel far valere i propri diritti, è consigliabile rivolgersi a professionisti del settore per ottenere l’assistenza necessaria.