Investire in modo globale, distribuendo il capitale tra diverse classi di investimento su scala mondiale, è riconosciuto come il metodo più efficace per diversificare il portafoglio e ridurre il rischio.
Questa strategia assume un’importanza particolare per gli investitori italiani, i quali spesso soffrono di un forte home bias, ovvero una predilezione per titoli nazionali.
Se per un investitore statunitense questo non rappresenta un grande problema, per un italiano, la concentrazione in BTP e azioni locali può essere un rischio significativo.
L’Italia possiede uno dei più alti livelli di debito pubblico al mondo, e la sua borsa ha un peso inferiore al 2% negli indici azionari globali. Questo significa che concentrare gli investimenti su asset italiani espone l’investitore a un rischio paese elevato. Un portafoglio globale consente di mitigare tale rischio e, al contempo, ampliare le fonti di rendimento.
Ma come costruire un portafoglio veramente globale? Le strategie sono molteplici, ma una delle più semplici ed efficaci è seguire la logica del Global Market Portfolio (GMP).
Il Global Market Portfolio è un portafoglio che replica l’intero universo investibile, ponderato sulla base della capitalizzazione di mercato di ogni asset class. Questo significa che le proporzioni di azioni, obbligazioni e asset alternativi (come immobili, oro e private equity) cambiano in base all’andamento dei mercati.
L’idea alla base del GMP risale agli studi di James Tobin (1958) e successivamente di William Sharpe (1964), ed è oggi riconosciuta come il punto di riferimento per chi desidera un portafoglio diversificato senza dover prendere decisioni attive di asset allocation.
Un’analisi aggiornata di State Street (2024) mostra l’attuale composizione del GMP:
- Azionario globale: 45% (era il 35% nel 2009)
- Obbligazionario globale: 42% (era il 52% nel 2011)
- Asset alternativi (oro, REITs, private equity, private credit): 13% (dal 6% nel 2000)
Il peso delle azioni è aumentato nel tempo, mentre le obbligazioni hanno visto una riduzione. Gli strumenti alternativi, spesso considerati accessori, hanno più che raddoppiato la loro presenza.
Uno studio del 2022 di Ronald Doeswijk e Laurens Swinkels, intitolato “The Risk and Reward of Investing”, analizza i rendimenti del GMP dal 1969 al 2022. I risultati sono interessanti:
- Excess return annuo rispetto alla liquidità: 3,6%
- Azionario globale: 5%
- Obbligazionario globale: 2,9%
- Real estate: 4%
- Commodity: 2,1%
Se confrontiamo il Sharpe Ratio, indicatore di efficienza del portafoglio, il GMP si attesta su 0,36, lo stesso valore dell’azionario globale, e superiore a quello delle commodity (0,20).
Un altro parametro fondamentale è la massima perdita storica (drawdown):
- GMP: -31%
- Azionario globale: -47%
- Commodity: -88%
Inoltre, il GMP ha subito solo un drawdown superiore al 30%, contro i 6 dell’azionario e i 7 del real estate. Questo dimostra la sua maggiore stabilità nei periodi di turbolenza.
Lo studio di Doeswijk e Swinkels fornisce anche una versione in euro del GMP. Il rendimento medio mensile composto è 0,22% per la versione in euro e 0,30% per quella in dollari. Ciò indica che l’esposizione valutaria può influenzare i rendimenti, ma la differenza non è drammatica.
Il Global Market Portfolio è una soluzione particolarmente adatta a chi vuole investire in modo globale senza dover prendere decisioni attive sulla distribuzione degli asset. Tuttavia, non è una formula magica: ogni investitore deve tenere conto dei propri obiettivi, della propensione al rischio e dell’orizzonte temporale.