Tornano i dazi UE sul riso della Birmania dopo il colpo di Stato?

Vincenzo Caccioppoli

10 Marzo 2021 - 09:40

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Il colpo di Stato in Birmania/Myanmar dà inizio ad un confronto sulla introduzione di dazi sul riso birmano di tipo Japonica da parte dell’Unione Europea.

Tornano i dazi UE sul riso della Birmania dopo il colpo di Stato?

«Dopo il colpo di Stato in Birmania, è auspicabile che si lavori concretamente ad un ripristino dei dazi sul riso importato dal paese asiatico verso l’Europa. Questa misura può rappresentare contemporaneamente uno strumento giuridicamente lecito di sanzione verso la giunta golpista e una difesa della risicoltura italiana che, negli ultimi anni, ha subito anche troppo le massicce importazioni di riso birmano di tipo Japonica. Libertà, democrazia e un mercato regolamentato sono aspetti mai disgiunti l’uno dall’altro di una comunità internazionale a cui tutti devono rispondere e che non può tollerare soprusi, abusi e scorciatoie».

Questo è il fermo comunicato del neo sottosegretario all’agricoltura, Gianmarco Centinaio, con cui ha voluto esprimere la ferma posizione del governo in merito alla questione dei dazi sul riso birmano, che sono al vaglio della Commissione dopo il colpo di Stato da parte della giunta militare del paese.

La questione è assai controversa da anni e riguarda un mercato come quello del riso, all’interno del quale l’Italia, come maggior produttore del Continente europeo, deve fronteggiare una concorrenza “sleale” proprio da paesi come Vietnam. Birmania e Cambogia, che hanno costi di produzione più bassi, anche a causa della scarsa democrazia che in essi vige. Ora, dopo che il Consiglio Affari esteri dell’Ue ha condannato nei giorni scorsi con la massima fermezza il colpo di Stato militare perpetrato in Myanmar/Birmania, ed ha avanzato l’intenzione di prendere tutte le misure necessarie contro di esso, molti pensano che una della misure più urgenti da prendere sia proprio quella di ripristinare i dazi all’import sul riso, che colpirebbe gli interessi economici della giunta militare che ha preso il potere con un golpe.

Una delle rime ad avanzare una simile eventualità è stata la Coldiretti che in una nota del 28 febbraio scorso ha chiarito:

“Alla luce del colpo di Stato e della repressione di regime è necessario attivare al più presto la sospensione totale del regime agevolato Eba (tutto tranne le armi), concesso dall’Unione Europea. Il paese asiatico infatti continua a godere delle esenzioni tariffarie sulle produzioni di riso della varietà Japonica che sono sospese, invece, per la varietà Indica per la decisione Ue di applicare la cosiddetta clausola di salvaguardia”.

Si parla di un settore assai importante per il paese asiatico, e che incide con forza anche sulla nostra produzione. Basti pensare che, sempre secondo i dati di Coldiretti, gli arrivi in Italia di riso birmano hanno fatto registrare un balzo del 70% solo nei primi undici mesi del 2020, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

L’aumento delle importazioni dalla Birmania – denuncia Coldiretti – è destinato inevitabilmente a sostenere i golpisti in divisa al centro dell’accusa di violazione dei diritti umani ma anche di “genocidio intenzionale”.

Sull’argomento, dopo la presa di posizione della Coldiretti, è intervenuto anche l’Ente Risi che in una dura nota ha espresso l’auspicio che “le istituzioni europee passino dalle parole ai fatti prevedendo il ritiro dei benefici di cui gode il Myanmar, in qualità di Paese Meno Avanzato, che, finora, hanno consentito l’import nell’Ue di riso birmano di tipo Japonica senza il pagamento del dazio, tenendo presente che tali importazioni sono aumentate a dismisura negli ultimi due anni, passando dalle 31.500 tonnellate circa del 2018 alle 158.700 tonnellate circa del 2020”.

Tutto questo anche considerando il precedente dello scorso anno, quando la Commissione europea aveva ritirato i benefici in termini di dazi per la Cambogia proprio a causa della violazione dei diritti umani, ma aveva escluso proprio il riso, per la clausola di salvaguardia sul riso lavorato di tipo Indica. Nel caso del Myanmar, però, il riso dovrebbe essere inserito in nuove misure restrittive perché l’Ue importa quasi esclusivamente quello di tipo Japonica, che non è coperto dalla clausola di salvaguardia.

Il ripristino del dazio sul riso importato dal Myanmar è doveroso e la Commissione non deve aver paura di prendere questo provvedimento per timore di penalizzare i risicoltori birmani perché, come verificato nella stesura del dossier di richiesta di apertura dell’indagine per l’applicazione della clausola di salvaguardia nei confronti dell’import di riso lavorato di tipo Indica da Cambogia e Myanmar stesso, gli unici a beneficiare dell’aumento dei traffici verso l’Unione europea sono gli esportatori birmani” affermano dall’ente Risi.

Il Presidente Carrà ha poi dichiarato a tale proposito:

“Ho voluto esporre la questione al Ministro Di Maio per cercare di definire una urgente proposta che, insieme alle misure politiche da adottare nel contrasto degli effetti prodotti dal colpo di Stato in Myanmar, contempli anche l’adozione di misure di mercato a tutela della risicoltura italiana ed europea, a fronte dell’aumentare delle esportazioni di riso di tipo Japonica da tale paese verso l’Ue” .

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