I dati al centro della cultura aziendale: come guidano le imprese nei loro modelli di business

Stefano Rizzuti

6 Dicembre 2022 - 16:13

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Intelligenza artificiale, machine learning e blockchain: queste tecnologie portano verso un nuovo mondo, con i dati al centro del metaverso. Cosa faranno le aziende?

I dati al centro della cultura aziendale: come guidano le imprese nei loro modelli di business

I dati al cuore del metaverso: un nuovo mondo, una nuova fonte di creatività e innovazione, diventata reale grazie a tecnologie come intelligenza artificiale, machine learning e blockchain. Questo interconnesso e distribuito mondo 3D si presenta come un’incredibile opportunità di business. Il metaverso permette infatti a qualsiasi utente di possedere beni digitali e di vivere negli ambienti virtuali, costruiti da strati di dati di estrema qualità e riutilizzabili.

Durante l’evento Data Arena organizzato da Denodo, alcuni dei maggiori esperti del mondo digitale si sono confrontati sui temi del momento, dalla gestione di grandi quantità di dati alla possibilità di valorizzare gli stessi, dalla privacy e data compliance alle tecnologie più adatte per sfruttare al meglio questa grande risorsa.

Essere data-driven

Diventare un’azienda data-driven è un obiettivo che sempre più imprese hanno deciso di raggiungere. Per intraprendere una trasformazione di questo tipo, il primo passo è comprendere a pieno in cosa consiste l’intero processo, fatto non soltanto di tecnologia ma anche e soprattutto di elementi organizzativi e culturali.

Il secondo passaggio da compiere è interrogarsi sulla natura dell’azienda e sulle sue reali esigenze, per calibrare di conseguenza il lavoro sulla base dei benefici che potrebbero derivare da una trasformazione data-driven. Infatti, pur trattandosi di un approccio adatto a ogni realtà aziendale, sono le realtà medio-grandi quelle maggiormente interessate dai vantaggi, in quanto la mole di dati, persone e strutture organizzative è maggiore e richiede sforzi più intensi per essere gestita.

La democrazia dei dati

I dati, caratterizzati da un’incredibile varietà, velocità di produzione e capacità di rappresentazione del mondo circostante, sono un’opportunità valida per comprendere ciò che è accaduto, ciò che accade e per prevedere ciò che presumibilmente accadrà, così che sia possibile non farsi trovare impreparati.

Tuttavia, è necessario che la gestione di un così vasto patrimonio informativo sia fatta in modo da semplificare la vita a chi i dati deve utilizzare e, al tempo stesso, garantisca il rispetto di tutto ciò che dipende dalle regole che ogni azienda si dà e da ciò che la normativa impone.

Si parla spesso di democrazia dei dati, ma non dobbiamo dimenticare che con “democrazia” non si intendono soltanto diritti e doveri, ma soprattutto la capacità di rendere facilmente esercitabili i primi, nell’agevole rispetto dei secondi. Semplicità, trasparenza e chiarezza non sono quindi più opzioni, ma elementi fondanti per raggiungere tale obiettivo, perché altrimenti un diritto non facilmente esercitabile diventa un privilegio e non è più ammissibile che si operi in un mondo in cui il data divide diventi ostacolo per alcuni, impedendo loro di portare a termine il proprio dovere.

Nonostante i dati siano davvero al centro di tutto, è necessario utilizzarli con ragionevolezza e parsimonia, poiché il valore non risiede nei dati in quanto tali ma nel modo in cui vengono interpretati e adoperati. La loro elevata disponibilità non deve tuttavia implicare che se ne debba fare un uso non razionale, non ragionato, quanto piuttosto suggerire un loro uso consapevole, perché se è vero che i dati sono una fonte rinnovabile e a basso costo, la loro gestione ha comunque un impatto ambientale da non trascurare.

La data driven transformation, dunque, deve essere un obiettivo reale, concreto e pragmatico, che si traduca in un programma solido, attuabile e sostenibile che metta la centralità del dato al primo posto nelle attività quotidiane e nelle decisioni di un’azienda, coinvolgendo anche i singoli individui, le organizzazioni e la tecnologia.

Quest’ultima, in particolare, avrà l’arduo compito di sostenere la trasformazione e di farlo senza mostrarsi, perché la tecnologia migliore è quella che non si vede e che rende semplici le cose complesse e, da questo punto di vista, potremmo dire che la tecnologia deve rappresentare ciò che nella democrazia che tutti viviamo quotidianamente rappresentano i “decreti attuativi” e cioè quell’infrastruttura che consenta di dare concretezza al concetto di democrazia dei dati, di attuarla e di renderla parte dell’operare quotidiano di ogni azienda o amministrazione.

Big data e intelligenza artificiale

C’è un motivo per cui i dati vengono spesso definiti il nuovo petrolio: sono alla base, costituendone le fondamenta, delle analisi e delle decisioni che da esse sono prese, spesso focalizzate sul dare una spinta importante all’innovazione. Sempre più spesso le organizzazioni, a prescindere dal settore in cui operano, decidono di sfruttare l’intelligenza artificiale e il machine learning negli ambiti più diversi, tra cui appunto il decision making basato sull’IA, che se da un lato porta significativa innovazione, dall’altro pone anche nuovi interrogativi e nuovi orizzonti da esplorare, a partire dall’adeguamento delle normative e delle regole, facendo sì che queste tecnologie in rapida crescita diventino una parte integrante del quotidiano, armonizzandosi anche con quegli aspetti etici e socio-culturali che rendono la nostra vita così come noi la esperiamo quotidianamente.

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