Negli ultimi tempi il tema delle riforme previdenziali è tornato al centro del dibattito pubblico, riportando l’attenzione su una questione che, prima o poi, toccherà da vicino ciascuno di noi.
L’attuale sistema pensionistico pubblico, fortemente condizionato dai profondi mutamenti demografici (in primis l’invecchiamento della popolazione) e da una sostenibilità finanziaria sempre più fragile, rischia seriamente di non essere più in grado, da solo, di assicurare trattamenti pensionistici adeguati in futuro, sia in termini di importi che di età di accesso alla pensione, che tenderanno inevitabilmente ad allungarsi.
Per far fronte a questo scenario, una delle proposte su cui si registra un consenso crescente – anche se non unanime – è il potenziamento del cosiddetto “secondo pilastro”, ossia la previdenza complementare, con l’obiettivo di affiancare al sistema pubblico un meccanismo integrativo di tipo privato, eventualmente reso obbligatorio o fortemente incentivato. Proprio in questa cornice si inserisce l’idea recentemente lanciata dal presidente della COVIP, Mario Pepe, che ha proposto l’introduzione di un “bonus alla nascita”, una misura pensata con una doppia finalità: favorire la costruzione di una pensione integrativa e sostenere, al tempo stesso, l’investimento nell’istruzione. Vediamo meglio di cosa si tratta.
Bonus alla nascita: la proposta innovativa del presidente della COVIP
Nei mesi scorsi, il dibattito all’interno dell’esecutivo aveva portato alla luce una doppia proposta – poi passata in secondo piano – con l’obiettivo di incentivare l’adesione alla previdenza complementare:
- Per i nuovi assunti, si ipotizzava l’introduzione dell’obbligo di destinare una parte del proprio Trattamento di Fine Rapporto (circa il 25%) a un fondo pensione integrativo.
- Per i lavoratori già in servizio, si proponeva di estendere il meccanismo del silenzio-assenso, prevedendo il trasferimento automatico del TFR (maturando) alla previdenza complementare, salvo esplicita richiesta del dipendente di lasciarlo in azienda.
Intervistato di recente dal Sole 24 Ore, il neopresidente della COVIP, Mario Pepe, ha espresso alcune riserve sulle ipotesi finora avanzate per rafforzare il secondo pilastro del sistema previdenziale italiano, illustrando al contempo una propria proposta alternativa: un “bonus alla nascita”.
L’idea è quella di creare una sorta di “salvadanaio previdenziale” attivato alla nascita, nel quale possano confluire contributi versati non solo dai familiari più stretti, ma anche da parenti meno vicini, con la possibilità che tali somme siano interamente deducibili dal reddito imponibile.
Bonus alla nascita: un salvadanaio per previdenza e istruzione
Il presidente della COVIP, Mario Pepe, sottolinea con forza l’urgenza di rafforzare la previdenza complementare, evidenziando come il nostro Paese sarà profondamente trasformato nei prossimi anni, soprattutto sotto il profilo demografico. Per questo motivo, è fondamentale progettare oggi un sistema che tenga conto dell’Italia che verrà, per poter agire in modo efficace e lungimirante.
Pepe si mostra scettico riguardo alla proposta di incentivare il versamento del TFR nei fondi pensione, soprattutto per le implicazioni che questa misura avrebbe sulle aziende. Come spiega, il TFR rappresenta per le imprese una parte significativa della liquidità necessaria per il loro funzionamento quotidiano, quindi se venisse sottratto, sarebbe indispensabile compensarle in altro modo.
Il neopresidente propone un “bonus alla nascita” che potremmo definire come un vero e proprio “salvadanaio previdenziale”, sostenuto da agevolazioni fiscali, pensato per accompagnare e supportare i giovani nel loro percorso di vita. Questo fondo non servirebbe solo a costruire una base previdenziale, ma – ed è qui la novità – potrebbe essere utilizzato anche per finanziare percorsi di crescita culturale e formativa.
Secondo la proposta, il salvadanaio verrebbe alimentato da contributi fiscalmente deducibili versati da familiari, anche non stretti, con l’obiettivo di accumulare un capitale che, al compimento della maggiore età, potrà essere impiegato non solo per scopi pensionistici, ma anche per sostenere studi universitari o altre esperienze formative, magari in istituzioni di eccellenza.
Un’iniziativa del genere si inserirebbe in un quadro più vasto dedicato a sostenere la natalità e a investire concretamente nel futuro dei giovani, creando un ponte tra previdenza e crescita personale per costruire basi più solide e durature per le prossime generazioni.