Dal saggio al social: come Montaigne anticipa la cultura digitale

Rob Piccoli

03/07/2025

Dai suoi Essais ai blog contemporanei, il pensiero individuale si racconta pubblicamente: tra dubbi, confronto e spirito critico, il digitale può ancora nutrire l’opinione pubblica.

Dal saggio al social: come Montaigne anticipa la cultura digitale

In un’epoca in cui la connessione digitale ha ridefinito ogni aspetto della comunicazione, può valer la pena fermarsi a riflettere sul ruolo che blog e social media svolgono nella crescita culturale dell’opinione pubblica. Non si tratta, infatti, soltanto di strumenti tecnologici, ma di canali che hanno ereditato – e in parte rivoluzionato – una tradizione antica: quella del pensiero individuale che si apre al mondo. Una tradizione che, sorprendentemente, ci riporta indietro di oltre quattro secoli, al tempo di Michel de Montaigne, il filosofo francese considerato da molti un “proto-blogger” del XVI secolo.

Montaigne, nei suoi Essais, si mise a nudo di fronte al lettore, raccontando i propri pensieri, le proprie paure, le proprie idiosincrasie. Scriveva non per pontificare, ma per capire se stesso e, attraverso questa esplorazione, aiutare gli altri a interrogarsi. È lo stesso spirito che anima molti blog contemporanei: lo spazio virtuale dove chi scrive riflette pubblicamente su ciò che lo riguarda, nella speranza di generare confronto, dialogo e, in ultima analisi, cultura condivisa.

Dalla penna alla tastiera: la continuità del pensiero personale

Se Montaigne viveva nell’epoca della stampa, oggi il digitale amplifica all’infinito la portata di quella stessa esigenza di raccontarsi e riflettere. Ogni blog, in fondo, è un “saggio” moderno, scritto nella convinzione che le proprie idee possano incontrare, provocare o illuminare quelle degli altri. E, come i saggi di Montaigne, i blog possono spaziare dal personale al politico, dal filosofico al quotidiano.

I social media, d’altro canto, hanno reso ancora più immediato questo scambio. Se il blog è uno spazio più meditato, dove il discorso si struttura in forma articolata, i social vivono di rapidità, sintesi e reazione. Tuttavia, anche in questi spazi più brevi, emerge la stessa tensione verso la condivisione del pensiero, verso quella che potremmo chiamare “pubblicazione di sé”.

Eventi recenti e il ruolo culturale dei nuovi media

Prendiamo, ad esempio, le recenti elezioni europee del 2024, che hanno visto una fortissima polarizzazione e un vivace dibattito online. Blog indipendenti, account social di giornalisti, intellettuali o semplici cittadini hanno fornito chiavi di lettura diverse, spesso in contrasto con le narrazioni ufficiali dei grandi media. In alcuni casi, questi spazi hanno permesso di far emergere questioni sottovalutate o ignorate, come il tema dell’astensionismo giovanile o il ruolo dell’intelligenza artificiale nella comunicazione politica.

O ancora, pensiamo alla guerra in Ucraina, dove blog di analisti geopolitici o di reporter sul campo hanno contribuito a informare l’opinione pubblica su aspetti altrimenti trascurati. Se da un lato i social possono essere strumenti di propaganda o di disinformazione, dall’altro è innegabile il contributo culturale che offrono nel pluralizzare le fonti e stimolare il senso critico.

La sfida della qualità e del pensiero critico

Naturalmente, non tutto è oro. Il mondo digitale vive anche di superficialità, fake news e dinamiche tossiche. E qui torniamo ancora a Montaigne, che nei suoi Essais scriveva: “Io non insegno, racconto.” Una frase semplice, ma potentissima. Montaigne non si poneva come maestro assoluto, ma come uomo che, con la sua scrittura “en chair et en os” (lett.: in carne ed ossa) mette in comune i propri dubbi. È questa forse la lezione più importante anche per il mondo digitale: non sostituire la complessità con slogan, non cedere alla tentazione di avere sempre ragione, ma coltivare il dubbio e la curiosità.

I blog e i social possono essere strumenti straordinari di crescita culturale solo se vengono usati con spirito critico: se chi scrive si assume la responsabilità di informarsi, argomentare e rispettare la complessità, e se chi legge esercita il diritto – e il dovere – di verificare, confrontare, approfondire.

Una nuova sfera pubblica

In questo senso, blog e social stanno ridisegnando quella che il filosofo Jürgen Habermas chiamava la “sfera pubblica”. Non è più uno spazio unidirezionale, dove pochi parlano e molti ascoltano. È un’arena in cui chiunque può intervenire. È vero che ciò produce caos, sovrabbondanza di voci, e a volte confusione. Ma è anche vero che offre a chiunque la possibilità di contribuire alla cultura collettiva, rompendo barriere geografiche, sociali e perfino linguistiche.

Ecco perché il confronto con Montaigne non è solo un gioco intellettuale. L’uomo che quattro secoli fa scriveva per conoscersi e condividere i propri pensieri, anticipava già la dinamica fondamentale del mondo digitale: la costruzione di un’opinione pubblica attraverso la narrazione personale.

Umberto Eco, parlando dei suoi libri, disse che erano “un tessuto di testi, un libro fatto di libri.” Lo stesso vale per Montaigne, e oggi per internet. Blog e social sono infatti una conversazione infinita, fatta di rimandi, citazioni, link, commenti. Una tessitura collettiva di testi, immagini e idee, in cui ogni contenuto genera altri contenuti.

In un passaggio dei suoi Essais Montaigne spinge molto in là la riflessione sul suo approccio alla realtà, avventurandosi quasi in quella che oggi chiameremmo una “metafisica del blogging” ed offrendo all’uomo contemporaneo un’altra delle sue straordinarie lezioni:
Io non posso fissare il mio oggetto. Esso procede incerto e vacillante, per una naturale ebbrezza. Lo prendo in questo punto, com’è, nell’istante in cui m’interesso a lui. Non descrivo l’essere. Descrivo il passaggio (…). Bisogna che adatti il mio racconto al momento. Potrei cambiare fra poco, non solo di condizione, ma anche d’intenti. È una registrazione di diversi e mutevoli eventi e di idee incerte. E talvolta contrarie: sia che io stesso sia diverso, sia che colga gli oggetti secondo altri aspetti e considerazioni. Tant’è che forse mi contraddico, ma la verità, come diceva Demade, non la contraddico mai. Se la mia anima potesse stabilizzarsi, non mi saggerei, mi risolverei. Essa è sempre in tirocinio e in prova.

Allo stesso modo, potremmo concludere, la comunicazione online si muove in mille direzioni, con frammenti sparsi che si collegano e si trasformano. Eppure, in mezzo a questa apparente confusione, c’è un valore profondo: la possibilità di far emergere punti di vista inediti, esperienze personali, microstorie che arricchiscono la cultura collettiva.

In definitiva, blog e social media sono strumenti potentissimi per la crescita culturale dell’opinione pubblica, purché siano usati come luoghi di confronto autentico, non come megafoni di certezze urlate. E la lezione di Montaigne ci ricorda che il vero motore della cultura è la curiosità, il dubbio, il coraggio di esporsi senza pretendere di avere sempre ragione.

Se il XVI secolo ha visto nascere i saggi di Montaigne, il nostro tempo ha moltiplicato a dismisura quelle voci. Sta a noi, lettori e autori, fare in modo che questa incredibile ricchezza non si trasformi in puro rumore, ma resti linfa per la crescita culturale (ed esistenziale) di tutti.