Dal 1° luglio arriva la tassa sui pacchi extra Ue. E L’Italia è la più esposta

Alberto De Pasquale

24/06/2026

L’Italia compra più di tutti dalla Cina low-cost: la nuova tassa da 3 euro rischia di cambiare tutto

Dal 1° luglio arriva la tassa sui pacchi extra Ue. E L’Italia è la più esposta

Crescono gli italiani che fanno shopping online, ma restano pochi al confronto con il resto d’Europa.

Dietro i numeri relativamente bassi si nasconde però un aspetto particolare del nostro e-commerce: facciamo acquisti sulle piattaforme extra Ue più della media. Un dettaglio non da poco, in vista della prossima stretta sugli acquisti digitali a basso costo. Dal 1° luglio scatterà infatti la tassa sui pacchi provenienti dai paesi al di fuori dei confini Ue. In ogni stato membro verrà applicato un dazio europeo forfettario di tre euro per ogni articolo acquistato di valore inferiore a 150 euro.

La novità si annunciava particolarmente decisiva in Italia, che in parallelo aveva previsto anche un proprio meccanismo di tassazione dei piccoli pacchi in arrivo dai paesi al di fuori dei confini Ue, da due euro per articolo (sempre per valori sotto i 150 euro). Con un decreto legge il Consiglio dei ministri ha però rinviato al primo ottobre 2026 l’entrata in vigore della tassa nazionale, congiurando quindi il pagamento delle due tasse sovrapposte (per un totale di 5 euro).

L’e-commerce italiano

Nonostante l’ascesa dell’e-commerce negli ultimi anni, l’Italia rimane comunque tra i paesi europei meno abituati a fare acquisti su Internet. Secondo Eurostat, soltanto il 56% degli italiani ha comprato qualcosa online nel 2025. A livello medio Ue è invece il 74% della popolazione a fare acquisti online, con punte del 95% e 94%, rispettivamente, in Irlanda e nei Paesi Bassi.

Guardando ai grandi paesi europei siamo quello che compra meno (in Francia e in Germania oltre l’80% della popolazione fa acquisti online), con un record che sarebbe assoluto se non fosse per la Bulgaria (51%). Poco cambia se si restringe il campione alla sola popolazione che accede a Internet: solo quasi il 62% degli italiani online fa acquisti, sempre agli ultimi posti in Europa.

Gli acquisti extra Ue

Anche se ha un e-commerce molto meno diffuso al confronto con altri paesi europei, complice anche una minore dimestichezza con il digitale e una minor fiducia nell’effettuare acquisti a distanza, soprattutto tra la popolazione più anziana, l’Italia risulta tra gli stati membri Ue più legati agli acquisti dai venditori extra europei, tra i quali si citano spesso Shein, Temu e AliExpress, i colossi cinesi dello shopping online a prezzi bassi.

Guardando alle provenienze dei venditori, risulta infatti che in Italia il 25% dei consumatori che fanno acquisti online compra al di fuori dei confini europei, contro una media Ue del 20%. In altri termini, un italiano su quattro che compra online lo fa da venditori non europei, per ordini che quindi ricadono nell’applicazione della nuova tassazione europea. In Germania è appena poco più di uno su dieci a farlo (12%), mentre in Spagna e Francia gli acquirenti da fuori confine sono perfino di più (29 e 31%).

Chi acquista online in Ue Chi acquista online in Ue In azzurro la quota di acquirenti online sul totale della popolazione, in rosso chi compra da piattaforme extra Ue (sul totale di chi fa acquisti online)

Come funziona la nuova tassa

La nuova misura europea di fatto applicherà un dazio doganale temporaneo di tre euro per articolo sulle spedizioni di basso valore fino a 150 euro importate da paesi extra Ue, abolendo l’esenzione dai dazi doganali, dal primo luglio 2026 al primo luglio 2028. Mira a contrastare la concorrenza sleale delle piattaforme asiatiche, spesso accusate di eludere o minimizzare gli obblighi fiscali e di qualità. Per l’Italia, che già mostra una certa dipendenza da questi venditori low-cost, le conseguenze potrebbero rivelarsi più marcate rispetto ad altri grandi paesi membri. Molti consumatori abituali di Shein, Temu o AliExpress potrebbero infatti trovarsi di fronte a un aumento secco del prezzo finale, con quel contributo fisso di tre euro che inciderebbe pesantamente su ordini dal valore medio basso, spesso compresi tra i 10 e i 40 euro.

L’esenzione dai dazi doganali, che quindi resterà in vigore in Ue ancora per pochissimi giorni (fino al 30 giugno), aveva indirettamente favorito la crescita degli acquisti al di fuori dei confini europei. Solo per il 2025 Bruxelles ha parlato di quasi 5,9 miliardi di articoli di basso valore spediti da paesi terzi ai consumatori nell’Ue, senza il pagamento di dazi doganali, di cui oltre il 90% provenienti dalla Cina. Una «concorrenza sleale», secondo la Commissione europea, «con la quale i rivenditori tradizionali non possono competere». Inoltre, più del 60% dei prodotti ispezionati lo scorso anno nei 27 paesi membri, come cosmetici, dispositivi di protezione individuale, integratori alimentari, giocattoli ed elettronica, non ha rispettato gli standard di sicurezza Ue.

La tassa ha lo scopo di coprire i costi di sdoganamento e sarà applicata su tutti i beni di valore fino a 150 euro venduti a distanza. Si applicherà per ogni singolo articolo della spedizione, sulla base della classificazione tariffaria e non della quantità: come spiegato in un esempio sui canali della Commissione Ue, per un ordine di cinque magliette (un unico articolo) la tassa sarà comunque di tre euro, mentre per un ordine di una maglia e di un orologio si pagherà due volte, quindi sei euro (dato che sono due articoli diversi). Il rinvio della tassa italiana a ottobre ha scongiurato (per ora) la somma tra il dazio specifico europeo di tre euro e il contributo nazionale, che avrebbe penalizzato il sistema logistico italiano come già successo a gennaio, quando il solo effetto annuncio della tassa italiana aveva causato la deviazione delle spedizioni verso altri paesi che non la applicavano.

Fonte

Eurostat