Dagli Emirati Arabi all’Arabia Saudita: perché i produttori di petrolio puntano sull’intelligenza artificiale

Federico Giuliani

15 Ottobre 2024 - 06:43

I Paesi produttori di petrolio del Medio Oriente hanno iniziato a dirottare i loro immensi profitti energetici in molteplici infrastrutture connesse al settore dell’IA.

Dagli Emirati Arabi all’Arabia Saudita: perché i produttori di petrolio puntano sull’intelligenza artificiale

Tutti parlano dell’intelligenza artificiale (IA) ma pochi ci stanno investendo come le monarchie del Golfo. I Paesi produttori di petrolio del Medio Oriente hanno infatti iniziato a dirottare i loro immensi, enormi, infiniti ricavi energetici in una serie di infrastrutture connesse al settore dell’IA e in altri ambiti ad alta tecnologia.

I loro obiettivi? Diversificare le entrate in ottica futura – entrate ancora troppo dipendenti dal petrolio - e, al contempo, cercare di diventare protagonisti in campo hi-tech. “Ci siamo persi la prima rivoluzione industriale, ma non ci stiamo perdendo la rivoluzione dell’intelligenza artificiale”, ha dichiarato Shihab Ahmed Al-Faheem, ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti in Giappone, durante un simposio internazionale sull’IA tenutosi a Tokyo lo scorso 18 settembre.

Nel corso di questo evento, co-ospitato dal Research Center for Advanced Science and Technology (RCAST) dell’Università di Tokyo e da un think tank con sede ad Abu Dhabi, Trends Research & Advisory, sono emersi spunti interessanti, utili a capire una tendenza che ci accompagnerà da qui ai prossimi anni: il riversamento dei petrodollari nell’IA e, più in generale, nella tecnologia.

Obiettivo intelligenza artificiale

La rivista Nikkei Asian Review ha offerto una copertura pressoché totale dell’evento giapponese. Mohammed Abdullah Al-Ali, ceo di Trends Research & Advisory, ha fatto notare che l’IA influirà in maniera rilevante su aree quali la mitigazione del cambiamento climatico, la sicurezza informatica e l’innovazione medica.

Ebbene, tra i membri dell’Opec gli Emirati Arabi Uniti sono stati i primi a provare a diversificare la propria economia dipendente dal petrolio. Nel 2017, hanno persino nominato il primo ministro al mondo per l’IA, sottolineando di voler considerare la tecnologia come loro motore di crescita principale.

A marzo, invece, Abu Dhabi, il più grande emirato degli Emirati Arabi Uniti, ha annunciato un piano di investimenti nell’intelligenza artificiale e ha fondato la società di investimenti tecnologici MGX. Qualche settimana fa, la stessa MGX ha istituito un fondo dal valore di 30 miliardi di dollari in partnership con il gestore patrimoniale statunitense BlackRock e Microsoft. Lo scopo del fondo? Investire in data center e infrastrutture correlate, il nuovo petrolio del futuro.

Le mosse dell’Arabia Saudita

E l’Arabia Saudita? Dopo essersi concentrata sul consolidamento del soft power attraverso sport e cultura, Riyad, il più grande esportatore di petrolio al mondo, sta ponendo maggiore enfasi sull’IA. Questo Paese, ha spiegato il New York Times, sta infatti collaborando con una società di venture capital statunitense per creare un fondo di investimento nel campo dell’IA. Anche le compagnie petrolifere statali saudite ed emiratine stanno utilizzando l’intelligenza artificiale per migliorare l’efficienza della loro produzione energetica.

Per i produttori di petrolio in Medio Oriente, l’IA offre un trampolino di crescita potenzialmente cruciale. Gli esperti ritengono che i player della regione, lavorando con attori internazionali dotati di tecnologia avanzata di IA, stiano cercando di saltare il percorso tradizionale verso lo sviluppo economico attraverso la produzione.

Il boom degli investimenti globali nell’AI rappresenta insomma una grande opportunità per chi esporta petrolio. Attori del genere si trovano infatti in una posizione eccellente per finanziare la costruzione di data center e infrastrutture di supporto, che richiedono investimenti sostanziali. Perché data center? Costruendo siti simili a livello locale, i petrostati sono in grado di garantire la sovranità dei dati sfruttando le loro risorse energetiche a basso costo.

Last but not least, e come anticipato, l’intelligenza artificiale potrebbe migliorare notevolmente la produzione di petrolio e gas, per esempio semplificando l’esplorazione, la perforazione e la manutenzione degli impianti, e abbassando così i costi di produzione. La Cina ha già fatto importanti passi in avanti per condividere il proprio know how in materia sia con l’Arabia Saudita che con gli Emirati Arabi. Pechino ha tutte le carte in regola per essere il catalizzatore della rivoluzione intelligente dell’Opec.