Le chiamano città del futuro o smart cities. Alcune volte, in Cina, comprendono però più megalopoli e formano regioni enormi abitate da decine di milioni di persone. A quel punto spuntano definizioni più complesse. Come quella Xiongan New Area, Greater Bay Area o regione Pechino-Tianjin-Hebei. Andiamo con ordine per cercare di capire di che cosa stiamo parlando e che cosa ha in mente il Dragone.
La Xiongan New Area
Il primo aprile 2017, il governo cinese decide di istituire la nuova area di Xiongan nella provincia di Hebei. Qui, secondo i piani di Pechino, dovrebbe sorgere un’area che potrebbe ricalcare le orme della zona economica speciale di Shenzhen e della nuova area di Shanghai Pudong.
In uno dei tanti cantieri attivi le gru a torre si alzano e si abbassano, mentre veicoli e camion sfrecciano avanti e indietro trasportando carichi. Xiongan, del resto, incarna molti obiettivi a lungo termine per la Cina, tra cui uno sviluppo verde di alta qualità orientato all’innovazione e una modernizzazione ad ampio respiro.
Con un investimento di 20,9 miliardi di yuan (2,99 miliardi di dollari), il sito vanta un’area pianificata di 1.770 chilometri quadrati che copre diverse unità edilizie, come ferrovie, edifici per uffici e hotel. Secondo i media cinesi, alla fine del 2022 l’area aveva già registrato un afflusso di oltre 510 miliardi di yuan di investimenti destinati a 240 grandi progetti. Nel 2023 sono stati lanciati altri 270 progetti chiave, per un investimento totale di 664 miliardi di yuan. Come se non bastasse, le imprese statali hanno creato più di 140 sedi in loco mentre migliaia di aziende, la maggior parte delle quali specializzate in scienza e tecnologia, hanno completato la loro registrazione.
A meno di contrattempi, Xiongan dovrebbe entrerare a pieno regime entro il 2035. La sua funzione chiave? Far respirare Pechino, distante un centinaio di chilometri, ma anche rendere il triangolo Pechino-Tianjin-Shijiazhuang (quest’ultima città incastonata nella provincia dello Hebei) uno snodo cruciale tanto per lo sviluppo innovativo mondiale che per quello cinese.
Lo sviluppo della Greater Bay Area
Nel profondo sud della Cina prosegue l’integrazione della Greater Bay Area (GBA), progetto che intende collegare le città di Hong Kong, Macao, Guangzhou, Shenzhen, Zhuhai, Foshan, Zhongshan, Dongguan, Huizhou, Jiangmen e Zhaoqing in un unico centro economico e commerciale integrato.
Con un’area leggermente più estesa rispetto a quella occupata dai Paesi Bassi, una popolazione maggiore della Germania e un PIL equivalente alla Corea del Sud, il blocco ha un’economia più grande sia della Spagna che della Russia. Se fosse un paese, sarebbe tra le prime 10 economie del mondo. Ma a che cosa serve la GBA? Basta dare un’occhiata alla sua conformazione. Riunisce la fabbrica del mondo (Guangzhou), la Silicon Valley cinese (Shenzhen), uno dei principali centri finanziari del mondo (Hong Kong), la «Las Vegas dell’Asia» (Macao) e un entroterra di varie città industriali, tutte a breve distanza l’una dall’altra, fino a creare una megalopoli di 86 milioni di persone.
Il piano della Cina è quello di trasformare la regione in un nuovo motore di crescita e innovazione con un PIL che potrebbe raggiungere le dimensioni di quello tedesco in meno di 20 anni e definire gli standard in molti settori avanzati, come 6G, AI, FinTech, Smart Cities, robotica, biotecnologia ed ESG, tra gli altri.
Gli obiettivi delle città del futuro
La GBA, così come in parte anche la Xiongan New Area, sta cercando di raggiungere diversi obiettivi chiave contemporaneamente. Da un lato, la Cina è oggi un paese a reddito medio-alto, con una crescita economica in rallentamento e una popolazione in rapido invecchiamento (una situazione pericolosa in cui trovarsi). Nonostante i successi economici degli ultimi decenni, esiste il rischio che il sistema di Pechino possa esser travolto dalla trappola del reddito medio.
La Cina lo ha capito e sta cercando di evitare di cadere in una simile trappola rilanciando le industrie ad alto valore aggiunto e la proiezione internazionale. Ciò aiuta a spiegare la connessione con gli altri elementi chiave della sua strategia per i prossimi decenni: Made in China 2025, China Standards 2035, la Belt and Road Initiative, e il paradigma della doppia circolazione e dell’internazionalizzazione dello yuan (RMB).
Sono tutti aspetti diversi di uno sforzo globale volto a evitare la trappola del reddito medio, porre la Cina in prima linea nell’innovazione e nella tecnologia e garantirne l’autosufficienza commerciale e tecnologica. Nei prossimi anni capiremo se il Dragone è riuscito nel suo obiettivo.