Da Apple a Starbucks: la dura vita delle aziende occidentali in Cina

Federico Giuliani

22 Dicembre 2024 - 06:33

Tra rallentamento economico e crescita della concorrenza locale, le aziende occidentali in Cina stanno attraversando tempi bui.

Da Apple a Starbucks: la dura vita delle aziende occidentali in Cina

Che cosa sta succedendo all’economia della Cina? Ci sono due considerazioni divergenti da prendere in esame. Da un lato il Consiglio per la promozione del commercio internazionale del Paese sostiene che il 90% delle aziende straniere valuta la propria esperienza oltre la Muraglia in termini positivi e ritiene che i mercati locali siano attraenti, con tanto di prospettive sono rosee.

Il governo cinese, archiviata la pandemia di Covid, insiste sul fatto di essere aperto agli affari ed è convinto che le riforme abbiano reso la vita più facile per gli attori che fanno business all’ombra della Città Proibita. Sul fronte opposto, fa notare l’Economist, troviamo però i dirigenti di queste stesse aziende che lamentano crescenti difficoltà a giustificare gli investimenti in Cina e parlano di tagliare il personale.

L’esempio più recente coincide con Mary Barra, capo della General Motors, secondo cui la casa automobilistica statunitense avrebbe svalutato il valore delle sue joint venture cinesi di oltre 5 miliardi di dollari e chiuso varie fabbriche. Ebbene, se negli ultimi decenni i ceo occidentali hanno sempre guardato alla Cina non solo come a un posto dove produrre beni a basso costo, ma come a un mercato vasto e in crescita, oggi le prospettive sembrerebbero esser cambiate.

Colpa delle tensioni geopolitiche, certo, ma anche del rallentamento economico del Dragone e della rivalità rappresentata dalle aziende cinesi.

Perché le grandi aziende occidentali sono in difficoltà

Le aziende che si trovano ad affrontare vendite in calo in Cina sono molteplici. Comprendono il gigante della tecnologia Apple, il re europeo dell’automotive Volkswagen, la catena statunitense di caffè Starbucks e persino LVMH, un conglomerato francese del lusso.

Anche chi continua a crescere, come il produttore di farmaci come Eli Lilly, e il colosso Usa della vendita al dettaglio Walmart, deve fare i conti con un graduale assottigliamento dello spazio di azione a causa, almeno in parte, della stagnazione economica della Cina.

La crisi immobiliare ha fatto crollare i prezzi delle case in tutto il Paese e ha costretto i consumatori a stringere la cinghia. Nonostante le promesse del governo di stimolare i consumi, gli indicatori della domanda sono in calo. Di conseguenza, ha fatto notare Bo Zhengyuan della società di consulenza Plenum, la pressione deflazionistica sta danneggiando tutte le aziende operative nel Paese, non solo quelle straniere.

Basti pensare che, alla fine di ottobre, il 27% delle aziende industriali cinesi stava registrando perdite. Arriviamo così ai player occidentali, alle prese con i problemi economici del Dragone e con l’ascesa di agguerritissimi partner locali.

Rivalità crescente

La citata Starbucks, alle prese con una concorrenza estrema, ha ceduto quote di mercato a Luckin Coffee, una catena locale più economica che a settembre contava 21.000 negozi in tutta la Cina, ovvero circa tre di più rispetto al rivale Usa, e in aumento rispetto ai 13.000 dell’anno precedente.

In molti altri settori le aziende – in primis quelle tecnologiche - non godono più di alcun vantaggio tecnico. I produttori cinesi di robot industriali adesso riforniscono quasi la metà del mercato locale, rispetto a meno di un terzo nel 2020, mentre Apple soffre l’ascesa dei nuovi smartphone di Huawei.

Simile il discorso delle auto. I veicoli elettrici prodotti da Byd, NIO e dei modelli quelli occidentali, ma sono anche pieni di tecnologia all’avanguardia. E se Donald Trump dovesse mantenere la sua promessa di aumentare i dazi sui prodotti made in China, il presidente cinese Xi Jinping potrebbe rispondere rendendo la vita delle aziende Usa in Cina ancora più difficile.

Le aziende straniere in Cina sono intrappolate nel mezzo di una pericolosa lotta geopolitica, ha sintetizzato alla perfezione Andrew Polk di Trivium China.