Fino a ottobre era l’ETF che nessuno voleva più. Troppo lento per un mercato drogato di intelligenza artificiale e colossi tecnologici. Nei commenti si parlava di un fondo ormai superato, destinato a restare indietro rispetto all’S&P 500.
Poi qualcosa è cambiato. In quattro mesi quell’ETF dato per morto ha messo a segno un +19%. Diecimila euro sono diventati 11.900 mentre molti continuavano a guardare altrove.
È stato un caso? Un rimbalzo tecnico? O stiamo assistendo a un cambio di fase più profondo, legato alla rotazione settoriale, al rallentamento del ciclo restrittivo sui tassi e a un mercato che sta tornando a premiare utili e dividendi?
Quando un asset ignorato per anni torna improvvisamente a sovraperformare l’S&P 500, vale la pena fermarsi un attimo per capire che cosa sta cambiando sotto la superficie.
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Negli anni in cui l’S&P 500 correva trainato da pochi colossi, lo Schwab US Dividend Equity ETF (SCHD) restava indietro per la sua identità. Poca tecnologia, più energia, industria e consumi difensivi.
A partire dalla fine del 2025 però i mercati hanno iniziato a prezzare un ciclo di tassi meno rigido rispetto alla fase più aggressiva del 2022-2024, riaprendo il tema della rotazione. Dalla crescita a ogni costo si è tornati ai flussi di cassa e all’economia reale. Anche l’intelligenza artificiale ha iniziato a generare effetti indiretti su energia e infrastrutture.
L’ETF SCHD si è trovato esattamente in quella zona che per mesi era stata considerata poco interessante. La sua esposizione ai titoli energetici, considerata un limite, si è trasformata in un vantaggio nel momento in cui il mercato ha iniziato a riscoprire gli asset reali.
C’è poi un altro fattore che ha pesato: questo ETF ribilancia il portafoglio con regolarità, alleggerendo le posizioni diventate care e aumentando il peso su società con dividendi solidi e prezzi più interessanti. Nelle fasi di rotazione chi non si adatta perde terreno. Lo SCHD, invece, ricalibra il portafoglio.
Simulazione con 10.000 euro, quanto avresti guadagnato con l’ETF SCHD rispetto all’S&P 500
I numeri raccontano più di qualsiasi commento. Tra fine ottobre 2025 e fine febbraio 2026, lo SCHD è salito da 26,48 a 31,51 dollari. Quasi il 19% in quattro mesi. Nello stesso periodo lo SPY, l’ETF che replica l’S&P 500, è passato da 680,05 a 693,15 dollari, poco meno del 2%.
Tradotto in modo semplice. Con 10.000 euro investiti sullo SCHD, ipotizzando cambio stabile, oggi avresti circa 11.900 euro. Lo stesso importo su SPY oggi varrebbe attorno a 10.190 euro. Una differenza di oltre 1.700 euro in appena quattro mesi.
È un intervallo breve e il cambio EUR/USD può incidere sul risultato finale. Ma il dato resta. In una fase in cui molti guardavano solo alla tecnologia, un ETF focalizzato su dividendi e settori più “reali” ha nettamente sovraperformato l’indice americano più seguito al mondo.
Non è una garanzia sul futuro dato che i mercati cambiano direzione più spesso di quanto si pensi. Il problema è che molti se ne accorgono solo quando la rotazione è già finita.
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