CSRD, CSDDD e tassonomia UE: come funziona il nuovo quadro normativo sulla sostenibilità UE?

Antonello Motroni

08/03/2025

La CSRD, approvata nel 2022, non è ancora recepita ovunque: in alcuni paesi, come l’Italia, sarà applicata, mentre altrove resterà in vigore la vecchia NFDR, in attesa del pacchetto Omnibus.

CSRD, CSDDD e tassonomia UE: come funziona il nuovo quadro normativo sulla sostenibilità UE?

Come auspicato nel Rapporto Draghi e anticipato nel Competitiveness Compass dello scorso 29 gennaio, la Commissione Europea ha presentato il primo pacchetto Omnibus con le semplificazioni alle normative ambientali.

Il Commissario per i Servizi Finanziari e l’Unione del Risparmio e degli Investimenti Maria Luís Albuquerque ha chiarito che l’obiettivo di tali provvedimenti è quello di trovare il giusto compromesso tra la riduzione degli oneri amministrativi a carico delle imprese e il mantenimento degli obiettivi del Green Deal. Le misure potrebbero generare risparmi per circa 6,3 miliardi di euro all’anno.

Il pacchetto Omnibus prevede modifiche alla Corporate Sustainability Reporting Directive (Csrd), alla Corporate Sustainability Due Diligence Directive (Csddd), al Carbon Border Adjustment Mechanism (Cbam), al Regolamento InvestEU e alla Tassonomia UE delle attività economiche sostenibili dal punto di vista ambientale. Le proposte della Commissione Europea passano ora al vaglio dei colegislatori: Parlamento e Consiglio UE e, una volta approvate, dovranno nuovamente essere recepite negli ordinamenti nazionali.

La CSRD definisce i nuovi standard per la rendicontazione di sostenibilità delle imprese. Le principali modifiche apportate dal pacchetto Omnibus sono:

- riduzione dell’80% delle aziende soggette a rendicontazione e allineamento con le imprese in scopo per la CSDDD (la rendicontazione obbligatoria riguarderà solo alle imprese con più di 1.000 dipendenti e che soddisfano almeno uno dei seguenti requisiti: fatturato superiore a 50 milioni di euro o totale di bilancio superiore a 25 milioni di euro),
- rendicontazione volontaria per le imprese con meno di 1.000 dipendenti tramite standard semplificato Efrag,
- revisione degli standard di rendicontazione definiti da Efrag (Esrs),
- cancellazione degli standard di rendicontazione settoriali,
- abolizione del passaggio dalla “limited assurance” alla “reasonable assurance”.

Vengono confermate le regole sulla doppia materialità, con le aziende richieste di rendicontare sia gli impatti della sostenibilità sul proprio business, sia gli impatti dell’azienda sui fattori ambientali e sociali.

La CSDDD introduce obblighi di due diligence sui profili di sostenibilità delle attività delle imprese lungo tutta la catena del valore. Le principali modifiche apportate dal pacchetto Omnibus riguardano:

- recepimento procrastinato al 26 luglio 2027 e applicazione per le grandi imprese dal 26 luglio 2028,
- valutazioni approfondite sui partner indiretti della catena del valore soltanto in presenza di informazioni plausibili su potenziali impatti negativi,
- gli intervalli tra le due diligence periodiche passano da uno a cinque anni,
- cancellazione dell’obbligo di interrompere i rapporti con partner non conformi,
- le aziende potranno richiedere dati alle PMI solo se necessari e non disponibili altrimenti,
- responsabilità civile regolata dai singoli Stati membri,
- allineamento con la Csrd.

La Tassonomia UE introduce una serie di criteri per poter identificare una attività economica (e l’investimento in tale attività) come sostenibile dal punto di vista ambientale. Le principali modifiche alla Tassonomia UE sono:

- reporting volontario per aziende che rientreranno nell’ambito di applicazione futuro della Csrd,
- possibilità di dichiarare un allineamento parziale alla Tassonomia, per valorizzare i progressi fatti verso la sostenibilità,
- taglio del 70% dei dati richiesti nei template di rendicontazione,
- esenzione dalla valutazione dell’allineamento Tassonomico per attività non finanziariamente rilevanti (meno del 10% del fatturato o degli asset),
- revisione del Green Asset Ratio per le banche, che potranno escludere dal calcolo le imprese non soggette alla Csrd.

Come era facile prevedere le modifiche presentate dalla Commissione Europea hanno suscitato reazioni contrastanti. Se da una parte si sottolineano positivamente le semplificazioni e i minori oneri per le aziende, soprattutto quelle di piccola e media dimensione, dall’altra si evidenzia il rischio di frenata negli sforzi fatti finora sul versante della sostenibilità da parte dell’Unione Europea. Le proposte della Commissione Europea non risolvono i problemi di data quality e pongono interrogativi sulla certezza normativa, per via di cambiamenti molto vasti in un arco di tempo relativamente breve e con una consultazione limitata con gli stakeholder.

Giova ricordare che la CSRD, approvata nel 2022, non è ancora stata recepita da tutti i paesi membri e in attesa che si completi il percorso del pacchetto Omnibus si avrà una situazione per cui in taluni stati, come l’Italia, la direttiva inizierà ad applicarsi e in altri, invece, rimarrà in vigore la vecchia NFDR. Inoltre, la CSDDD è stato l’ultimo grande provvedimento approvato nella precedente legislatura europea ed è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea soltanto il 5 luglio 2024.